(Ph © Salutova| Dreamstime.com)

“Voglio riportare il Balletto dell’Opera di Roma al livello di quello della  Scala di Milano e forse superarlo anche”.

Volitiva e iperattiva, si era presentata così Eleonora Abbagnato appena nominata direttrice del corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma. E non sta certo mancando le promesse la bella palermitana, classe 1978, letteralmente battezzata artisticamente da un mito della coreografia mondiale Roland Petit, quando appena 11enne, se la portò via dalla sua Palermo per farla diventare una stella fulgente della danza internazionale. 

Nominata étoile dell’Opéra di Parigi nel 2013 e tornata in Italia come direttrice del Balletto dell’Opera di Roma, lo  sta  rivoltando  come un guanto portandolo a un livello mai raggiunto prima. Sposata con Federico Balzaretti, ex calciatore della  Nazionale italiana, 2 figli e un carattere di ferro che l’ha portata a scalare  tutte le vette della grande danza  interpretandone i ruoli  più famosi e impegnativi, è tornata in  patria in un momento di grande difficoltà per l’arte coreutica. All’Opera di Roma è arrivata come un fulmine elettrizzando tutto il corpo di ballo con la sua inesauribile energia e forza di volontà, decisa a portarlo a traguardi finora mai raggiunti.

Di questa formidabile ripresa è una prova la sua trionfale tournèe come ospite al Festival della Danza di Cannes diretto da Brigitte Lefevre, dove ha presentato una serata interamente dedicata  a Roland Petit,  il  genio innovativo della danza  creatore di un centinaio di balletti…

Filo rosso della serata i rapporti uomo-donna, in un coacervo di relazioni impossibili, dove amore e passione sembrano non viaggiare nella stessa direzione. Eros e Thanatos dunque dove a vincere è  sempre comunque la morte. La serata è iniziata con l’Arlesienne, (1974) vicenda drammatica ispirata al  racconto di Alphonse Daudet, qui interpretata dalla coppia Rebecca Bianchi e Alessio Rezza. Il poetico e struggente balletto ispirato al tema romantico di una passione che porta alla follia  e  alla morte, rivive, sul  fondale di un paesaggio alla Van Gogh, un campo di grano incendiato dal sole di Provenza, le ansie e i tremori della promessa sposa Vivette incapace di fermare l’amato Frédéri che si strugge invece per  la bella di Arles, nel balletto ridotta a un’ombra-ossessione. Dopo il concitato assolo finale segnato dalla follia, l’infelice giovane si lancia nel vuoto da una grande finestra inseguito dal fantasma della sua mente.

L’étoile  Rebecca Bianchi e Alessio Rezza nei loro brevi  pas de deux, esprimono  l’una il candore e la tenerezza di chi non conosce ancora la delusione d’amore, il secondo la struggente passione che lo attanaglia. Gli altri lo spingono verso Vivette in un’atmosfera  provenzale che si  tramuta  improvvisamente, con  la  rapida  discesa  di un enorme drappo nero, in una camera con una finestra (le scene sono di René Allio, i costumi di Christine Laurent).

Applausi calorosissimi per la coppia Rezza-Bianchi, ma tutto il quadro coreografico si fa apprezzare per precisione, pulizia, rigore di forme. La serata è stata impreziosita dalla presenza in scena di Eleonora Abbagnato che sul palcoscenico del Grand Auditorium, affiancata da Giacomo Castellana,  ha danzato La Rose malade, (1973) uno struggente pas de deux su musiche di  Malher  preceduto e ispirato  dai versi di William Blake  dove viene esaltato il tema del dissolvimento e pensato da Petit per la sua musa Maya Plissetsckaia.

 Sul celebre Adagietto della V Sinfonia di G. Mahler “La rose malade” è un passo a due d’amore e morte, romantico e tormentato, in cui due destini si incrociano in un’atmosfera onirica.  Dodici minuti di pura bellezza: Eleonora Abbagnato ha danzato in questo volo lirico pieno di malinconia  l’abbandono, la sensualità, l’evanescenza di una rosa morente che a poco a poco sfiorisce, abbandonandosi fra le braccia del suo partner con eleganza e fluidità sublimi. Coreografia di classicismo puro che ha trovato nell’étoile palermitana una struggente interpretazione, un’espressività personalissima nel volto e nel corpo. Altra tragica fine, altro connubio di eros-thanatos nella geniale Carmen del 1949 che ha concluso la serata.

Una straordinaria Natasha Kusch, vivacissima étoile ospite, duetta accanto a Michele Satriano (Don José),  mettendo in evidenza tutta la sensualità e l’insolenza di Carmen. La fascinosa tabaccaia   andalusa e Don José si desiderano, si respingono, si sfidano fino alla danza di morte finale, tragico epilogo di una travolgente passione. Amore, seduzione, abbandono, gelosia, tradimento, prevedibili tappe di un amore impossibile, vengono danzati affidandosi alla musica di Bizet e alla tecnica del balletto classico contemporaneo, rivisitati con un tocco di sfacciata irriverenza fra scene di teatro e sensuali guepieres.

Le coreografie di Petit smontano e rimontano infatti,  fra erotismo e ironia, la musica e il libretto della più celebre  opera di Bizet, mescolando  le carte della drammaturgia e i personaggi  con un Escamillo che  diventa una maschera ridicola. Eccellente tutto il corpo di ballo, con i solisti in ottima forma. Ha guidato la Compagnia Luigi Bonino, attore e danzatore famoso, storico assistente di Roland Petit che a lui affidò il compito di rimontare i suoi balletti. 


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