Scrigno unico in California la Chiesa dei pescatori di San Diego: merito dell’artista veneto Tasca
L’artista veneto Tasca con il suo ritratto del banchiere italiano Amedeo P. Giannini nel 1930 (Ph www.faustotasca.com)
Il nome e il talento di un pittore di scuola veneziana, Fausto Bellino Tasca, sono indissolubilmente legati al gioiello di arte religiosa custodito nella Chiesa dei Pescatori, centro di vita spirituale, culturale e sociale della Little Italy della magnifica città di San Diego, e punto di aggregazione per i credenti italoamericani delle zone circostanti. 
Polo di attrazione anche per i turisti in cerca di tesori da scoprire e ricordare, la Our Lady of the Rosary Parish – nome ufficiale della chiesa di stile romantico-genovese situata all’angolo di State e Date, una parallela di Columbia Street – è nata meno di un secolo fa dal sogno di un salesiano di origine piemontese con oltre trent’anni di esperienza missionaria, padre Silvestro Rabagliati, poliglotta e raffinato pianista, in cooperazione con il contributo delle famiglie italiane insediate nella zona del porto (in maggioranza pescatori genovesi e portoghesi, cui più tardi si aggiunsero i siciliani). 
Assegnato nel 1921 alla comunità cattolica di San Diego, in un paio d’anni il leader religioso poté benedire l’edificio della chiesa italiana: era la vigilia del Natale 1923 e, ricordano i documenti d’epoca, “la santa messa della mezzanotte da lui offerta costituì per l’intera comunità un momento di incredibile gioia e di ringraziamento”. 
Rimaneva da rivestire l’interno della chiesa con le opportune decorazioni. Amante dell’arte e desideroso di ricreare un ambiente familiare che facesse sentire i fedeli “a casa”, il sacerdote cercò tra gli artisti di origine italiana i più adatti all’impresa. La scelta cadde sul pittore Fausto Tasca che, in una serie di straordinarie tele eseguite tra il 1920 e il 1928 dipinse gli Apostoli, gli Evangelisti, una grande Crocifissione e un enorme Giudizio Universale; e sullo scultore Carlo Romanelli, che magistralmente modellò le statue di Nostra Signora, del Sacro Cuore, diSant’Anna e di San Giuseppe. 
Con le belle vetrate a mosaico multicolore raffiguranti i Misteri del Rosario, l’insieme della Chiesa dei Pescatori costituisce uno scrigno di bellezza artistica unico lungo la costa sud-californiana. 
 merito dell’artista veneto Tasca

Particolari del Giudizio Universale di Fausto Bellino Tasca a San Diego

La chiesa fu formalmente dedicata alla Madonna del Rosario la domenica 20 dicembre 1925, alla presenza del vescovo di Los Angeles. Il giornale cattolico della diocesi scrisse tra l’altro che “il risultato del lavoro del famoso artista italiano Fausto Tasca, i cui dipinti coprono pareti e soffitti del santuario, è di grande ispirazione… un’impresa di grande merito. Le scene sono simboliche sia del nuovo che del vecchio Testamento… Non c’è interno di chiesa, almeno da questa parte del Paese, che resterà impresso nel visitatore come quello della Our Lady of the Rosary di San Diego”. 
La Crocifissione, che copre l’intera volta dell’altar maggiore, è considerata dai critici il capolavoro di Tasca, ma è forse l’originale e impressionante Giudizio Universale a rivelare il tormento e l’estasi dell’artista, la condanna e la salvezza, il dissidio e la serenità, la luce e le tenebre di un’esistenza umana difficile, condotta tra il vecchio e il nuovo mondo, in cerca di personale realizzazione e giusto riconoscimento. 
Ma chi era Fausto Bellino Tasca? Nato a San Zenone degli Ezzelini, in provincia di Treviso, il 29 giugno 1885 da una numerosa famiglia di modeste condizioni economiche, fin da bambino aveva dimostrato particolare attitudine al disegno (si nascondeva sotto il letto per dedicarvisi) e fu solo grazie alla generosità di un mecenate del luogo che poté seguire gli studi di Belle Arti a Venezia. 
Molto non si sa di lui e poco si conosce, specialmente in Italia, della sua opera egregia. Nel ponderoso volume Artists in California 1786-1940 si elencano i dipinti murali da lui realizzati per la Citizens Trust & Savings Bank di Los Angeles, per la Chiesa del Rosario di Los Angeles, per la Chiesa dei Pescatori di San Diego, per la Camera di Commercio di Long Beach. Fece parecchi ritratti di personaggi celebri. Resta famoso quello di Galilei commissionatogli dalla Galileo Lodge di Los Angeles, oggi esposto nella sala d’entrata all’Osservatorio astronomico in Griffith Park. Sicuramente lavorò su commissione di privati per eseguirne i ritratti e decorarne le lussuose magioni. 
Tasca lasciò il Veneto nel 1913, già sposato alla cantante conterranea Paolina Melchiori, di quattro anni più giovane, da cui avrà un figlio, Angelo, chiamato Tony.
Non si conoscono, anche se sono facilmente intuibili, le ragioni della decisione di emigrare. Gli sposi si stabilirono dapprima a New York, “dove il dotato artista – secondo uno stampato diffuso in occasione del cinquantesimo anniversario della Our Lady of the Rosary Church – creò molti eccezionali lavori d’arte, ivi inclusi i bei dipinti trovati nella Cappella di Madre Cabrini nella città di Orange”. 
Nel 1916 i Tasca decisero di trasferirsi in California, a Santa Barbara dove rimasero per quattro anni prima di spostare la loro residenza a Los Angeles nel 1920. Qui vissero e lavorarono fianco a fianco fino alla morte prematura di Fausto, spentosi nel 1937 a soli 52 anni di età.
Nel cimitero cattolico di Los Angeles, anni or sono, avevo individuato e fotografato la semplice tomba dei coniugi Tasca. Paolina era deceduta nel 1972, sopravvivendo al marito per ben trentacinque anni. Tempo fa, in seguito a ricerche eseguite presso la Biblioteca civica di San Zenone, ero entrata in contatto con l’unica nipote diretta del pittore, Sandra Tasca, ella stessa un’artista. Le avevo posto alcune domande. 
Che cosa sai di tua nonna, Paolina Melchiori Tasca? Hai fatto in tempo a conoscerla? 
Mia nonna è vissuta con noi per anni. Che donna straordinaria! Poteva essere scherzosa e amava ridere, ma era nello stesso tempo molto dignitosa, il portamento eretto e nobile anche da vecchia e malata.
Cantò professionalmente fino a quasi settant’anni, e in seguito come solista per diverse chiese. Ero troppo giovane allora per ricordare dove cantava, ma ricordo di averla sentita vocalizzare e fare pratica. Era una mezzo-soprano, la sua voce era stupenda, vellutata.Prendeva con serietà il suo impegno e le piaceva esibirsi. Ma desiderava anche condividere la sua conoscenza e il suo amore per la musica con quanti le erano vicini. Non rimangono incisioni conosciute della sua voce. 
Come hai fatto a scoprire il valore artistico di Fausto Tasca? Come e quando hai deciso di dedicarti a farlo conoscere e valorizzare? Mi risulta che hai approntato proprio per questo scopo il sito www.faustotasca.com 
Avevamo dipinti di mio nonno appesi alle pareti della nostra casa mentre io stavo crescendo. Era impossibile non conoscere qualcosa di lui, specialmente da quando nonna venne a vivere con noi. L’alta qualità del suo lavoro mi fu sempre ovvia, seppure fossi bambina. Ho poi studiato storia dell’arte all’università, e dunque mi è venuto facile collegare il posto di mio nonno nella storia dell’arte. 
Con la crescita di mio figlio ho cominciato a chiedermi se egli darà valore al lavoro di mio nonno come io lo sto dando. Altrimenti questo lavoro andrà perduto per sempre. 
Devo anche ammettere, e con molto dolore, che mio padre distrusse fotografie, album di schizzi e documenti del lavoro di suo padre perché non vedeva in essi alcun valore. Ciò mi ha sempre disturbata, portandomi a capire la fragilità dell’opera di un artista poco conosciuto. Far conoscere Nonno significa proteggere il suo lavoro. Per questa ragione ho iniziato a dedicare parte delle mie energie alla pubblicizzazione della sua vita e della sua opera. È un progetto a lungo termine, e spero sfocerà in un più ampio apprezzamento della sua creatività.  
Sei tu stessa un’artista: quali sono i tuoi principali interessi? E che cosa significa essere l’erede di un artista del calibro di Fausto Tasca? 
Dopo gli studi di storia dell’arte (mi sono laureata alla Queen’s University in Kingston, Canada) avrei voluto diventare architetto. Ho finito invece per studiare fotografia presso una delle migliori scuole degli Stati Uniti, l’Art Center College of Design in Pasadena, California. Ho lavorato per oltre vent’anni come professionista fotografa. Ora che ho il miglior lavoro del mondo – allevare il mio giovane figlio – ho cominciato a dipingere! Sono consapevole di aver scelto di dipingere (e di suonare il pianoforte) per l’influenza esercitata su di me dai miei nonni. Sono sempre stata fiera del lavoro di mio nonno. 
Nonostante egli fosse morto molto prima della mia nascita, lui e la sua opera sono una parte reale della mia vita. Quando dipingo lo sento vicino, e penso che anch’egli sia fiero di me. 
Sandra, sei un’americana con una frazione di sangue italiano: che cosa significa questo per te? Sei stata mai in Italia? In Veneto? A San Zenone? 
Sono veramente orgogliosa del mio heritage italiano! Ma poiché mia madre non era di origine italiana, non si parlava italiano in casa prima che mia nonna venisse a vivere con noi.
Lei mi parlava sempre in italiano quand’eravamo sole. Provava seriamente ad interessarmi al linguaggio e ai suoi grandi autori. Ricordo che una volta mi disse che non sarei mai stata realmente bene educata se non avessi appreso a parlare italiano. Ciò mi rimase sottopelle. Alla Queen’s frequentai corsi di italiano, scoprendo che, grazie a nonna, il linguaggio era già nella mia testa, e parlare italiano mi fu facile. Ovviamente, parlo con errori dal momento che non l’ho imparato da bambina, ma lo amo molto. 
Grazie a nonna, ho anche studiato per un’estate alla International University di Venezia. Quanto l’ho amata! Venezia è davvero speciale per me, in parte per la sua bellezza misteriosa e in parte perché è stata la prima città italiana da me conosciuta. E poi mio nonno e mia nonna fecero il loro viaggio di nozze a Venezia! Sì sono stata cinque volte a San Zenone, godendo molto ogni visita. 
Che cosa vorresti dire oggi a nonno Fausto? 
Dal momento che ho ereditato la sua grande passione creativa, non vorrei nient’altro che nonno mi insegnasse a dipingere. Avremmo un più profondo rapporto l’uno con l’altro. Potremmo parlare di arte e di fotografia visto che lui era anche un esperto fotografo. Sarebbe fantastico! 
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