Per scoprire il successo commerciale portentoso del Canei, nel 1987 invitarono l’ultimo rampollo della casa Bosca nel loro ranch di Modesto in California.
 
Essere superati nella strategia di vendita da una piccola azienda che a Londra aveva solo tre impiegati, a fronte dei 40 collocati dalla loro azienda, non era precisamente nel Dna dei fratelli Gallo, che nell’assolata California avevano trovato la loro personale idea di successo. Ma anche quell’incontro si trasformò in un altro tassello del loro percorso imprenditoriale costellato di vittorie e nato tanti anni prima sulle ceneri di una tragedia familiare.
 
4600 dipendenti dislocati in 90 Paesi, un fatturato di 1,3 miliardi di dollari, ricavi pari a 44 milioni di dollari: nelle aride cifre è scritto l’ottimo cammino fatto dalla E & J Gallo, cifre che vengono consegnate ai prosecutori di questa avventura che affonda le sue radici nella grande emigrazione italiana in America. 
 
Ernest Gallo è morto all’età di 97 anni, ma ha vissuto tutta l’epopea italiana alla ricerca di un posto al sole.
Considerato il “re italiano del vino californiano”, Ernest Gallo era nato nelle colline della Sierra Nevada il 18 marzo del 1909, primogenito di tre figli. I genitori, Giuseppe e Assunta, erano arrivati nell’assolata California direttamente dal Piemonte e dalla loro terra natale portarono la passione per la vinicoltura, trasformandola in un lavoro dignitoso. Sin da piccolo Ernest iniziò a lavorare nel modesto vigneto di proprietà, imparando presto i rudimenti della produzione e del marketing. 
  Julio Gallo

  Julio Gallo

 
Il New Deal rooseveltiano si abbatté però con effetti tragici sui sogni della famiglia Gallo. Rovinato economicamente dalle leggi proibizioniste antialcol, papà Giuseppe nel 1933 decise di chiudere per sempre la propria vita, uccidendo anche la moglie Assunta. Affranti per l’accaduto e con il fratello tredicenne a proprio carico, Ernest e Julio decisero di rimboccarsi le maniche e diedero vita, nella Joaquin Valley alla “Ernest and Julio Gallo Winery”, attraversando uniti i primi difficilissimi anni. Incapaci di ottenere prestiti bancari, i fratelli Gallo affittarono un magazzino e chiesero l’aiuto dei viticoltori della zona, quasi sempre italiani. 
 
Acquistati con fidejussioni i macchinari per lo schiacciamento e la fermentazione dell’uva, si tuffarono con incoscienza nell’avventura che venne sintetizzata in un motto aziendale: “Sincerità con il vino”. 
 
I due fratelli fin dall’inizio scelsero di occuparsi ognuno del proprio settore vocativo. Ernest si rivelò un asso nel marketing mentre Julio mostrò una grande predisposizione per la produzione. Il primo prodotto messo in commercio fu un vino dalle qualità organolettiche medio-basse, ma dal costo decisamente popolare. E questa politica si rivelò giusta per attirare una clientela statunitense fermamente legata al consumo di birra e whisky. 
 
Divenuti produttori di un’etichetta facilmente commerciabile, i fratelli Gallo decisero di fare il secondo passo del loro progetto: imbottigliare vini Cabernet e Chardonnay ottenuti da uve pregiate.
 
Gli anni 50 sarebbero trascorsi nelle ricerche enologiche e nei vigneti sperimentali, fino ad arrivare a risultati confortanti. I primi riconoscimenti arrivarono dalle competizioni vinicole internazionali, proiettando il nome dei Gallo anche sul difficile e raffinato mercato europeo. 
 
L’azienda scalò tutte le classifiche e il successo divenne davvero mondiale. La scommessa fatta più di settanta anni fa (sviluppare l’industria del vino in California e diventare leader globale in qualità, innovazione e soddisfazione del cliente) venne vinta a tutti i livelli.
 
Strada facendo la E& J Gallo è diventata un’etichetta conosciuta anche dai consumatori italiani, che possono acquistare il vino californiano nei grandi supermercati della Penisola. Secondo le stime più recenti, l’azienda produce 80 milioni di cassette di vino all’anno, 2,6 milioni di bottiglie al giorno. 
 
Coccolati dalla politica (i fratelli hanno sostenuto le campagne di Leon Panetta, del senatore Alan Cranston, e del governatore californiano Pete Wilson), Ernest e Julio trovarono anche nella vita sentimentale i loro personali successi. Ernest si sposò con Amelia Franzia, che morì nel 1993, dandogli i figli Joseph e David (quest’ultimo deceduto nel ‘97). Julio invece sposò Aileen che visse fino al 1999.
 
Nel 1993 la premiata ditta perse proprio la tenacia di Julio, scomparso in un incidente stradale. Per due fratelli che si spronavano continuamente tra chi vendeva e chi produceva più dell’avversario, la perdita di una pedina importante fu compensata dalla straordinaria energia che il superstite Ernest mise nel lavoro.
 
Aiutato dal figlio Joseph, che ora eredita tutta l’amministrazione dell’azienda, e dall’amore di cinque nipoti e tre pronipoti, Ernest superò anche il durissimo colpo della morte della moglie Amelia con la quale aveva diviso 62 anni della sua vita. L’ormai anziano italo-americano ha trascorso gli ultimi 14 anni a migliorare costantemente la sua creatura che annualmente rinasceva attraverso i tralci d’uva.
 
“Sono orgoglioso della nostra tradizione, dei miei ricordi e dei nostri vini”. Disse in una delle ultime interviste, racchiudendovi tutta una vita spesa nel trasformare un prodotto della terra in una bevanda dalle mille sfumature di sapore e colore.

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