The façade of Aosta's Roman theater (Photo: Irina Sen/Dreamstime)

Valle d’Aosta, the smallest region of Italy, is tucked away at the northwestern corner of Piedmont. A beautiful Alpine heart, filled to the brim with traditions, history, and natural beauty. Popular among trekkers and skiers, it is one of the regions – the others are Sardinia, Sicily, Friuli-Venezia Giulia, and Trentino Alto-Adige – to enjoy a Statuto Speciale, which entitles it to more autonomy when it comes to the management of public funds, schools, and infrastructures.

The reason for Valle d’Aosta’s special status lies in its physical conformation – its territory is 100% mountainous – and in its bilingualism: just like Trentino Alto-Adige speaks both Italian and German, Valle d’Aosta speaks both Italian and French

The roots of bilingualism in the region are old: in fact, Valle d’Aosta was the first administration to adopt French as its official language in 1536, even before France. French was the language of the élite and began rising in importance and status already in the 15th century, but it was widely spoken already in the area two centuries earlier. When, in 1561, Emanuele Filiberto di Savoia made French the official administrative language of the region, to be used in all documents instead of Latin, it was already commonly spoken. Schools in Valle d’Aosta would teach French and the language was granted official status along with Italian in the Statuto Albertino of 1848, the first constitutional document of the peninsula, promulgated by Carlo Alberto, King of the Regno di Sardegna

With the Unification in 1861, Italian became the only official language, but French kept being spoken; things were to change with Fascism, which banned French completely. In 1948, after the end of the war, the Italian Republic bestowed the Statuto Speciale to the region, with French returning to be an official language along with Italian.

Valle d’Aosta’s French connection is pretty well known, though, if only for the fact that, when you visit, you see road signs in both Italian and French. What many may not be familiar with is that this small corner of Alpine beauty is a treasure chest of ancient Roman architecture and history, its capital Aosta in particular.

Bard fortress in Valle d’Aosta. The region is known also for its imposing medieval architecture (Photo: Freesurf69/Dreamstime)

The name itself of the town, which today counts about 35,000 residents, comes from the Latin Augusta Praetoria. It was founded in 25 BC, after the Roman conquest of the region, which belonged to the Salasses, a Celtic tribe that inhabited the Dora Baltea valley and its surrounding areas. After the conquest of Gaul, the region became of strategic importance for the Romans, who wanted to facilitate communication and create new commercial routes in that direction, as well as with central Europe. Aosta, just like its larger neighbor Turin – which is about 70 miles south – developed upon a castrum, a Roman military settlement, and around two main streets, the Cardo Maximus and the Decumanus Maximus. 

Surrounded by imposing walls, access to ancient Augusta Praetoria was granted by four majestic gates, the Porta Principalis Sinistra to the north, the Porta Principalis Dextera to the South, the Porta Praetoria to the east, and the Porta Decumana to the west. To complete this defensive structure were twenty towers, built all along the walls. Within them, the town flourished and developed the way all Roman towns did: around a forum, and embellished by a theater, an amphitheater, and baths. Temples and stores were built, too, with most homes found in the southern part of town. If you were wealthy, then you’d have a villa built in its leafy, quiet outskirts. And as you would expect, just outside the Porta Praetoria, an arch dedicated to Emperor Augustus would welcome visitors.

But what can we still see, today, of Aosta’s glorious Roman past?

Quite a lot, to the point the town is known as piccola Roma delle Alpi, the Alps’ little Rome. The bridge built by the Romans on the Buthier river, which was part of the ancient Via Publica, or Strada delle Gallie to say it in Italian, is still standing today and so is the arch dedicated to Augustus, still welcoming people into town. Part of the forum is still visible today: its cryptoporticus once surrounded its whole sacred area and had the peculiarity of being hidden underground. If you take a walk along the perimeter of the city’s historic center, you can still see parts of Aosta’s majestic walls, but the most fascinating, breathtaking piece of Roman architecture you’ll find is certainly the theatre: its 22 meters high façade still stands and parts of the cavea, pit and stage are still there to be seen. Not far, there was also an amphitheater, which is today part of a convent.

The tiniest region of Italy, Valle d’Aosta has plenty of beauty and culture to offer: from the Alps to medieval castles surrounded by mountains, from its rich heritage to its delicious heart-warming food, all the way to Roman archaeology and architecture. It is a region you can visit every season, certain to find something interesting to do and beautiful to see.

La Valle d’Aosta, la più piccola regione d’Italia, è nascosta nell’angolo nord-occidentale del Piemonte. Un bellissimo scrigno alpino, ricco di tradizioni, storia e bellezze naturali. Amatissima dagli escursionisti e dagli sciatori, è una delle regioni – le altre sono la Sardegna, la Sicilia, il Friuli-Venezia Giulia e il Trentino Alto-Adige – che gode dello Statuto Speciale, che dà diritto a una maggiore autonomia nella gestione dei fondi pubblici, delle scuole e delle infrastrutture.

La ragione dello status speciale della Valle d’Aosta risiede nella sua conformazione fisica – il suo territorio è al 100% montuoso – e nel suo bilinguismo: così come il Trentino Alto-Adige parla sia italiano che tedesco, la Valle d’Aosta parla sia italiano che francese.

Le radici del bilinguismo nella regione sono antiche: la Valle d’Aosta è stata infatti la prima amministrazione ad adottare il francese come lingua ufficiale nel 1536, prima ancora della Francia. Il francese era la lingua dell’élite e cominciò a crescere in importanza e status già nel XV secolo, ma era ampiamente parlato nella zona già due secoli prima. Quando, nel 1561, Emanuele Filiberto di Savoia fece del francese la lingua amministrativa ufficiale della regione, da usare in tutti i documenti al posto del latino, era già comunemente parlato. Nelle scuole valdostane si insegnava il francese e la lingua ottenne lo status di lingua ufficiale insieme all’italiano nello Statuto Albertino del 1848, il primo documento costituzionale della penisola, promulgato da Carlo Alberto, re del Regno di Sardegna.

Con l’Unità del 1861, l’italiano divenne l’unica lingua ufficiale, ma si continuò a parlare il francese; le cose cambieranno con il fascismo, che bandì completamente il francese. Nel 1948, dopo la fine della guerra, la Repubblica Italiana conferì alla regione lo Statuto Speciale, con il ritorno del francese come lingua ufficiale insieme all’italiano.

Il legame della Valle d’Aosta con il francese è comunque abbastanza noto, se non altro per il fatto che, quando la si visita, si vedono cartelli stradali sia in italiano che in francese. Quello che forse molti non sanno è che questo piccolo angolo di bellezza alpina è uno scrigno di architettura e storia romana antica, in particolare il suo capoluogo Aosta.

Il nome stesso della città, che oggi conta circa 35.000 abitanti, deriva dal latino Augusta Praetoria. Fu fondata nel 25 a.C., dopo la conquista romana della regione, che apparteneva ai Salassi, una tribù celtica che abitava la valle della Dora Baltea e le zone circostanti. Dopo la conquista della Gallia, la regione divenne di importanza strategica per i Romani, che volevano facilitare le comunicazioni e creare nuove vie commerciali in quella direzione, oltre che con l’Europa centrale. Aosta, proprio come la sua vicina Torino – che si trova a circa 70 miglia a sud – si è sviluppata su un castrum, un insediamento militare romano, e intorno a due strade principali, il Cardo Maximus e il Decumanus Maximus.

Circondata da imponenti mura, l’accesso all’antica Augusta Praetoria era garantito da quattro maestose porte, la Porta Principalis Sinistra a nord, la Porta Principalis Dextera a sud, la Porta Praetoria a est e la Porta Decumana a ovest. A completare questa struttura difensiva c’erano venti torri, costruite lungo le mura. Al loro interno, la città fiorì e si sviluppò come tutte le città romane: attorno a un foro, abbellito da un teatro, un anfiteatro e delle terme. Furono costruiti anche templi e negozi, e la maggior parte delle case si trovava nella parte meridionale della città. Se si era ricchi, si costruiva una villa nella periferia verdeggiante e tranquilla. E come ci si aspetterebbe, appena fuori dalla Porta Praetoria, un arco dedicato all’imperatore Augusto accoglieva i visitatori.

Ma cosa possiamo vedere ancora oggi del glorioso passato romano di Aosta?

Molto, al punto che la città è conosciuta come la piccola Roma delle Alpi. Il ponte costruito dai Romani sul fiume Buthier, che faceva parte dell’antica Via Publica, o Strada delle Gallie per dirla all’italiana, è ancora in piedi, così come l’arco dedicato ad Augusto, che ancora oggi dà il benvenuto in città. Una parte del foro è ancora visibile: il suo criptoportico circondava un tempo tutta l’area sacra e aveva la particolarità di essere nascosto sottoterra. Passeggiando lungo il perimetro del centro storico della città, si possono ancora vedere parti delle maestose mura di Aosta, ma l’opera più affascinante e mozzafiato dell’architettura romana è sicuramente il teatro: la sua facciata alta 22 metri è ancora in piedi e sono ancora visibili parti della cavea, della fossa e del palcoscenico. Poco distante si trovava anche un anfiteatro, oggi parte di un convento.

La più piccola regione d’Italia, la Valle d’Aosta, ha tantissime bellezze e culture da offrire: dalle Alpi ai castelli medievali circondati dalle montagne, dal ricco patrimonio alla sua deliziosa cucina, fino all’archeologia e all’architettura romana. È una regione che si può visitare in ogni stagione, certi di trovare qualcosa di interessante da fare e di bello da vedere.


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