Un giorno della Memoria diverso quello che si è svolto a Venezia. Quest’anno è coinciso con il 500° anniversario del ghetto ebraico, il primo della Storia, creato dalla Serenissima nel sestiere di Cannaregio, incastonato tra l’omonimo Rio e la Fondamenta della Misericordia. 
 
Mentre la città è sempre più invasa dai turisti desiderosi di vivere la spensieratezza goliardica del Carnevale, istituzioni e cittadini hanno volto lo sguardo indietro, verso una delle pagine più atroci della Storia dell’umanità. Una pagina che non ha risparmiato nemmeno Venezia. 
Una giornata per combattere l’oblio (e l’odio). Una giornata per capire l’importanza della vita e soprattutto della pace. Una giornata per decidere seriamente di mettere ulteriore forza e impegno in quel grande mosaico di pace che le generazioni future si spera possano vivere e condividere. 
Sebbene durante le commemorazioni legate alla Shoah si parli soprattutto del genocidio ebraico, va ricordato che non furono i soli a subire l’ondata di morte hitleriana. Per la “razza padrona” nemmeno gli “zingari” avevano diritto di esistere e fu così che anche per loro si spalancò l’orrore dei forni crematori. Tutti, senza distinzioni: uomini, donne, anziani e bambini. 
 
“Il 27 gennaio di 71 anni fa si aprivano i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz e il mondo intero scopriva l’orrore dell’Olocausto” ha commentato la presidente del Consiglio comunale, Ermelinda Damiano alla presenza del presidente e vicepresidente dell’Associazione Rom Kalderash, Loris Levak e Carmelo Coco, e la direttrice del Consiglio d’Europa, Luisella Pavan-Woolfe. “Tra le milioni di persone uccise dalla lucida follia nazista, 500mila furono le vittime del Porrajmos, il “grande divoramento” cui furono condannati Rom e Sinti. Anche a loro oggi va il nostro pensiero, perché al ricordo di un drammatico passato si unisca l’impegno di tutti a tutelare la dignità di ogni uomo, fondamento irrinunciabile del vivere civile”.
 
Uno dei momenti più toccanti di questa Giornata della Memoria è stata la posa di 15 nuove Pietre d’Inciampo, realizzate dall’artista tedesco Gunter Deming. Sopra ciascuna di esse vi è una piccola targa in ottone, per far fermare a riflettere chi vi passa vicino (o vi si imbatte casualmente) sugli orrori vissuti dagli ebrei veneziani, che furono deportati nei campi di sterminio nazisti. “Tante storie individuali a cui la città vuole restituire umanità” ha dichiarato il sindaco della città lagunare Luigi Brugnaro, in visita poi al ghetto ebraico con indosso la kippah. 
 
Le nuove 15 pietre d’inciampo sono state dedicate alle memoria di Rita Calimani, Wally Nacamulli, Girolamo e Nedda Segre’, Alba e Anna Vivante, Ida e Costante Vivante, Elsa e Raffaella Romanelli, Ada Elena Mariani, Enrico e Francesco Isacco Mariani, Giorgio Ottolenghi e Salomone Aboaf. Le pietre sono state deposte in sei diversi punti della città. Su ciascuna di esse è inciso nome e cognome di donne e uomini veneziani, con data di nascita e il triste destino che li ha accompagnati: l’arresto, la deportazione nei campi di concentramento e l’uccisione. 
 
“Io credo che oggi possiamo salvaguardare il tenore della nostra vita democratica solo ricordando quello che è stato ieri” ha proseguito il primo cittadino di Venezia. “Solo se affrontiamo i problemi che affliggono la società di oggi possiamo fare in modo che quanto è accaduto non abbia occasione di ripetersi”.
Per chi non ha vissuto tutto questo o magari non ha più un nonno a cui chiedere qualche ricordo, non restano che i libri di Storia ed eventi simili per riflettere, per porsi tante domande, non trovare tante risposte, e per ricominciare nonostante tutto quello che è stato. Qualche lacrima non smetterà di cadere ma per quante sono state versate, non potranno mai essere abbastanza né potranno fare la differenza. Oggi, a Venezia come in ogni angolo del mondo, si deve fare di più per non lasciare il mondo esposto a nuovi e possibili nuovi Giorni della Memoria.  

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