Quando morì, nel 1960, tutti temevano che il suo immenso patrimonio artistico e imprenditoriale si sarebbe disperso tra beghe familiari e rivendicazioni economiche. E invece no. Il marchio fondato da Salvatore Ferragamo è sopravvissuto al suo capostipite e ha attinto nuova linfa dall’energia della moglie Wanda e dai suoi sei figli. Oggi il marchio Ferragamo rappresenta uno dei più longevi del ristretto panorama delle èlite della moda, consegnando alla storia una intuizione e una tenacia fuori dal comune.
 
Nato nel 1898 a Bonito, piccolo paese situato in provincia di Avellino, Salvatore era l’undicesimo di una numerosa famiglia formata da quattordici figli. I primi anni del Novecento, per un nucleo così numeroso e residente in un angolo d’Italia lontano dalle opportunità economiche, poteva significare solo una scelta. Quella di emigrare e di lasciare spazio a chi rimaneva. 
 
Salvatore, dopo aver frequentato i primi anni delle scuole elementari, scelse di apprendere il mestiere di calzolaio, professione considerata tra le più umili nell’Italia meridionale di inizio secolo. La passione gli era nata creando alcune scarpe per le sorelle e non l’avrebbe più abbandonata. 
 
Pur osteggiato dalla famiglia, che nel mestiere non vedeva nessun futuro per il piccolo, Salvatore a soli 11 anni, abbandonò la scuola alla terza elementare, facendosi assumere come apprendista presso un calzolaio napoletano di grido, e soltanto due anni dopo diventò titolare di un piccolo negozio a Bonito, creando le sue prime scarpe da donna su misura. Intenzionato a nobilitare l’artigianato attraverso la ricerca della perfezione funzionale ed estetica, il giovanissimo Ferragamo apprese i segreti del mestiere e raggiunse i suoi fratelli negli Stati Uniti  nel 1915, quando l’Italia stava per immettersi nell’incubo della Prima Guerra Mondiale.
 
Il giovane trovò il suo primo lavoro in un calzaturificio di Boston, città nella quale l’irpino imparò a confrontarsi con la tecnologia industriale. Ferragamo intuì il grande potenziale dell’industrializzazione calzaturificia ma decise di rifiutare questo tipo di approccio con l’arte della scarpa e decise di trasferirsi sulla costa occidentale degli Stati Uniti, scegliendo la California. A Santa Barbara vivevano altri fratelli di Salvatore che però furono investiti dall’entusiasmo dell’intraprendente Salvatore e accettarono di entrare con lui nell’impresa. I fratelli Ferragamo aprirono la loro prima bottega di riparazioni raccogliendo subito grandi soddisfazioni. In una città che stava vivendo l’entusiasmo di una industria cinematografica in costante e irruenta espansione, il giovane irpino intuì le potenzialità di un nuovo segmento imprenditoriale e lasciò ai fratelli la bottega di Santa Barbara per concentrarsi sulla progettazione di calzature per il cinema.
 
Dalle sue mani iniziarono ad uscire stivali da cowboy, sandali romani ed egizi; prodotti che conquistarono gli attori anche al di là della loro funzione specifica iniziando a ordinarle per la loro vita reale. Le grandi dive dell’epoca scoprono le calzature italiane di Ferragamo e non se ne distaccano più. 
 
Alla ricerca della perfezione, Salvatore Ferragamo studiò ogni possibile dettaglio per arrivare a creare “scarpe che calzano sempre bene” e per migliorare la sua tecnica si iscrisse ai corsi di Anatomia umana dell’Università di Los Angeles, acquisendo nozioni essenziali per le sue future manifatture. Anche il corso in Ingegneria Chimica e in Matematica aiutarono l’intrapendente Ferragamo ad ampliare le proprie conoscenze nel trattamento e nella lavorazione delle pelli e di altri materiali, per poi essere messe al servizio delle proprie idee.
 
Seguendo l’onda delle migrazioni degli studios, nel 1923 Ferragamo trasferì la sua attività nell’area di Hollywood lasciando dietro di sé gli scettici fratelli e iniziando una collaborazione con i più celebri produttori dell’epoca. Il listino clienti di  Ferragamo iniziò fregiarsi dei nomi celebri della cinematografia americana: Rodolfo Valentino, Gloria Swanson, Joan Crawford diventarono i suoi ambasciatori ideali e contribuirono a trasformare il suo nome in un vero e proprio marchio di garanzia.
 
L’artigiano di Bonito operò tra l’altro la sua personale rivoluzione nel design, aprendo e scollando le calzature da donna, fino ad allora rigidamente chiuse ed allacciate al collo del piede, e creando i primi modelli di sandali. Per tale scelta, Ferragamo raccolse successi inaspettati ed eclatanti tanto da trovarsi in difficoltà nel soddisfare tutte le ordinazioni. Le scarpe Ferragamo erano robuste e comode, rispettavano straordinariamente gli equilibri anatomici del corpo, pur non essendo ortopediche, evidenziandosi invece per la loro raffinata eleganza. E’ il successo per il calzolaio partito giovanissimo dalla terra campana alla conquista degli States!
 
L’immensa mole degli ordini non potevano tuttavia essere esaudite dalla sua azienda in tempi rapidi, soprattutto in un mondo come quello cinematografico che reclamava quantitativi sempre più alti di scarpe Ferragamo. L’italiano cercò calzolai capaci in tutta America ma non trovò artigiani all’altezza delle sue richieste: dovendo scegliere tra industrializzazione e ridimensionamento della propria produzione artigianale, Ferragamo scese la terza opzione, quella del ritorno in Italia. 
 
Soltanto dopo vari mesi di tentativi infruttuosi (nel Sud, nel Nord e in altre regioni del Centro), il calzolaio trovò a Firenze gli artigiani adatti alla propria produzione e nella città di Dante Alighieri avviò, in via Mannelli, la sua prima bottega con sessanta operai. 
 
L’ormai scaltro imprenditore italo-americano adottò una vera e propria catena di montaggio umana, non volendo in alcun modo piegarsi alla legge dell’industrializzazione, e nel giro di pochi mesi ritornò sulle sponde americane con la sua prima campionatura. Ma nel 1933 l’azienda Ferragamo si trovò improvvisamente le porte sbarrate dell’esportazione negli Usa e con l’incapacità gestionale da parte del proprio amministratore delegato. Ferragamo fu costretto a dichiarare fallimento ma non si perse d’animo. L’irpino ripartì dal mercato italiano e acquisì una nuova clientela che nel 1936 lo riportò agli apici degli affari. Saranno pieni di successo ma dal sapore effimero, in uno scenario mondiale segnato dalla tragedia della Seconda Guerra Mondiale. 
 
Durante tale periodo sopravvisse dando fondo a tutta la sua inventiva. E’ di quegli anni una delle sue creazioni più popolari, le famose zeppe di sughero, scarpe solide e leggere, brevettate nel 1936 e subito copiate da tutti gli stilisti. 
 
Acquistato con grandi sacrifici Palazzo Spini Feroni a Firenze, Ferragamo vi creò la sede della sua azienda ma il suo nome ormai viaggiava in tutto il mondo. Nel 1940, in piena guerra, riuscì trovò anche il tempo di sposarsi con Wanda Miletti, figlia del medico condotto di Bonito.
 
Terminata la guerra, il marchio Ferragamo spiccò il suo ultimo balzo verso il mito. 
Riconquistò alla grande Hollywood con una infinita serie di prodotti eleganti e frivoli, bizzarri ed esclusivi. Il desiderio di vita, di stravaganza, di allegria, dopo tanta distruzione e morte portarono Salvatore a creare scarpe con i tacchi a spillo altissimi rinforzati in metallo e un sandalo invisibile con la tomaia in filo di nylon, creazioni memorabili che gli valsero l’Oscar della Moda, il “Neiman Marcus Award”, assegnato nel 1947 per la prima volta ad un calzolaio. La sua clientela vantava ormai nomi altisonanti.

Ferragamo con i suoi operai. Creatività e artigianalità gli valsero l’Oscar della Moda, il Neiman Marcus Award, nel 1947: prima volta a un calzolaio

Personaggi come Greta Garbo, Anna Magnani, i Duchi di Windsor, Audrey Hepburn arrivavano a Firenze, consegnando la forma del loro piede e commissionando le loro scarpe. Ferragamo decise di avviare una prima meccanizzazione della sua produzione, tenendo però sempre sotto strettissimo controllo la produzione e lasciando alla mano umana tutta la parte della rifinitura. Un messaggio chiaro al mondo dell’industria, un messaggio raccolto con coraggio e determinazione dalla moglie e dalla prima figlia Fiamma, che subentrarono al grande artigiano dopo la sua morte, avvenuta nel 1960. 
 
Dopo la morte, Fiamma,  mantenne la capacità di dare al marchio quella continuità storica essenziale per proiettarlo al di là del suo capostipite, arrivando anche lei a conquistare nel 1967 il Neiman Marcus Fashion Award, a riconoscimento delle grandissime doti stilistiche. Un riconoscimento che negli Usa  gli fu attribuito con il Saks Fifth Avenue Award nel 1969, il titolo di Designer dell’anno nel 1988 e il Fashion Footwear Association of New York Medal of Honor nel 1993.
 
Oggi Ferragamo è un’azienda leader del settore presente su tutti i mercati del mondo, con una gamma di prodotti che vanno dalle calzature ai profumi, agli occhiali, che non ha più i tempi di produzione con cui lavorava Salvatore ma che, puntando sempre sulla qualità, soddisferebbe ancora il piccolo artigiano di Bonito, conquistatore del sogno americano.

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