Un’autostrada per il paradiso? In direttissima per il cielo? 
Highway to Heaven è denominata la Number 5 Road di Richmond, una cittadina del Canada occidentale che sorge a metà strada tra il confine con gli Stati Uniti e la città di Vancouver.
 
Sede tra l’altro dell’aeroporto internazionale e dell’antico villaggio di Steveston, con i suoi circa duecentomila abitanti, Richmond fa parte dell’area metropolitana della Greater Vancouver, costituita a sua volta da ben ventidue municipalità: in totale due milioni e mezzo di residenti, cresciuti dalle poche migliaia di un secolo e mezzo fa. 
 
Richmond è al quarto posto per numero di abitanti, dopo Vancouver (circa 600 mila), preceduta da Surrey (470 mila) e Burnaby (230 mila). Ma ciò che la rende particolare, e in parte spiega la presenza dell’autostrada per il cielo, è la composizione etnica della sua popolazione, per il 60% immigrata da paesi asiatici. 
 
Metà dei cittadini di Richmond si identifica come cino-canadese: siano essi discendenti dei pionieri arrivati oltre un secolo fa, che quanti lasciarono, nei primi anni Novanta, Hong Kong, Taiwan, e la Cina continentale. Numerosi sono anche gli indo-canadesi, così come i filippino-canadesi.
 
È rilevante sapere che risale al 1800 la prima immigrazione giapponese, la cui antica storia è rintracciabile a Steveston, dove quella comunità fu devastata dopo l’attacco a Pearl Harbor del 1941, quando molti discendenti dei pionieri furono espropriati e trasferiti nei campi di internamento di British Columbia ed Alberta. 
 
Richmond, vasta isola sulla foce del fiume Fraser, da cui è abbracciata prima dell’incontro con le acque del Pacifico, è sede dei due più importanti templi buddisti nordamericani: l’International Buddhist Temple e il Ling Yen Mountain Temple. 
 
Quest’ultimo, costruito qualche anno fa lungo la numero 5, la Highway to Heaven, conta 10 mila aderenti della Greater Vancouver ed è abitato da una dozzina di monaci buddisti. Accanto, confinanti l’uno con l’altro, ci sono templi regionali, chiese cristiane, moschee e varie scuole associate. Una decina di istituzioni che parlano di reciproca cooperazione, di colloquio e tolleranza. Anche questo è un volto del multiculturalismo canadese. E, perchè no, di una forma di ideale ecumenismo.
 
A Richmond, tra la quarantina di chiese di varie denominazioni, ci sono sette chiese cattoliche, aperte anch’esse a quanti stanno camminando su questa terra avendo di mira l’infinità del cielo. 
Gli italiani? non è rilevante la loro presenza qui, anche se di recente nel modernissimo Aberdeen Centre di questa cittadina ha trovato ospitalità la bella manifestazione Ciao Italia, esposizione di costume, arte, design, turismo e moda. 
 
Fra tradizione e modernità, Italia e Cina si sono trovate ancora una volta a braccetto in terra canadese. Anche senza Marco Polo.

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