Dal Dopoguerra a oggi nel racconto intrecciato di tre generazioni di donne napoletane

 
NAPOLI – Tre donne, Tanina, Lucia e Ines. Nonna, figlia e nipote. Tre generazioni diverse. A unirle la follia forse, forse l’amore, forse entrambi. Ognuna conduce la sua vita, in un percorso in cui gli anni s’intrecciano in una continua fluttuazione tra passato e presente, memoria, ricordi, futuro. Dal dopoguerra a oggi, in un viaggio a senso inverso da Lucia a Ines, ognuna, da protagonista, descrive gli episodi che segnano la storia di una vita. 
 
Tra memoria del passato e difficoltà del presente, tra amori sbagliati e sogni impossibili, si snoda il racconto della vita di tre donne legate da una sorte comune, tre donne cui la libera scelta sembra essere negata da un destino inspiegabile, condizionato in ogni passo dalla malattia. Un’unica vita, alla ricerca di una ragione. Se c’è. E sullo sfondo l’Italia, dalle macerie della guerra ai tempi nostri, passando per la legge Basaglia vista come momento storico. Con il tema scomodo della follia, spesso nascosto e temuto, l’autrice ritorna alle atmosfere intimistiche a lei care inserite in un’ampia dimensione storica e sociale, offrendo uno spaccato e uno sguardo sull’Italia.
 
Una piacevole serata quella della presentazione del nuovo romanzo di Vincenza Alfano presso la libreria delle donne Evaluna a Napoli. Insieme all’autrice hanno raccontato la forza narrativa del romanzo la docente e scrittrice Santa Mileto e il giornalista Rai Guido Pocobelli Ragosta.
Quest’ultimo ha commentato pagine per nulla scontate, che vanno al di là della competenza letteraria che la Alfano dimostra nei suoi testi dove sperimenta sempre nuovi stili di scrittura.
 
Il moderatore ha fatto un excursus sui romanzi della scrittrice, individuando il filo comune nella capacità della scrittrice di porsi come attenta esaminatrice dell’animo umano con uno sguardo di assoluta indulgenza. Tutti i personaggi maschili e femminili sono sempre raccontati con infinita dolcezza. L’Alfano ha risposto ad alcune domande del giornalista tra cui questa: quanto bisogna vivere per scrivere?
“Per scrivere – ha detto – è necessario vivere mol-to e fino in fondo ma che la letteratura abbia il potere di moltiplicare la possibilità di attraversare e percepire sulla propria pelle esperienze esistenziali molto diverse è evidente. In questo gioco d’immedesimazione è coinvolto lo scrittore e il lettore per cui vale la pena sempre di leggere e leggere molto senza pregiudizi”.
 
La scrittrice ha aggiunto che il personaggio deve essere lasciato libero di crescere, lo scrittore lo immagina, gli dà un volto e un’anima, ma deve imparare ad ascoltarlo se vuole garantirgli coerenza e credibilità. Non bisogna forzare le sue scelte a vincoli legati all’intreccio.
 
La docente e scrittrice Santa Mileto ha sottolineato che il romanzo attraversa 30 anni di storia italiana dal dopoguerra fino ai giorni nostri (dal 1960 al 1990), puntualizzando gli anni Settanta in cui la legge Basaglia si afferma come momento fondamentale per la difesa dei diritti civili nel nostro Paese.
 
Ha poi raccontato delle atmosfere del romanzo che più l’hanno colpita, come la descrizione di alcuni luoghi. La cucina, ad esempio, dove le tre donne si riuniscono per recuperare i propri ricordi mentre si svolge, come un rito, la preparazione dei pasti secondo la più classica tradizione napoletana.
Le letture di alcuni brani tratti dal suo romanzo sono state affidate alla scrittrice Mariarosaria Riccio. Gli ospiti sono stati allietati dagli stacchetti musicali del maestro Antonio Grande che ha eseguito musiche per chitarra di Villa Lobos, Tarrega e Dyens.
 

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