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Villa Barbarigo a Valsanzibio di Galzignano Terme costruita nel ‘600
Si potrebbe definirlo l’anello dei castelli, ma è più adatta la definizione anello dei canali attorno ai colli. Buona parte del percorso si svolge lungo gli argini dei canali artificiali che attorniano l’isolato gruppo collinare e, al ritorno, lungo l’argine del fiume Bacchiglione o per piste ciclabili a ridosso dei colli. 
Stiamo parlando di proposte per bikers in Veneto per i prossimi mesi di bella stagione.
Un giro fantastico, forse il più bello nella pianura veneta centrale, che porta a scoprire scorci di campagna, oltre a bellezze storico-artistiche che nemmeno s’immaginano dal finestrino dell’auto in una strada trafficata.
 Sono state completate le piste ciclabili nell’area di Rovolon-Teolo-Montegrotto

 Sono state completate le piste ciclabili nell’area di Rovolon-Teolo-Montegrotto

Con il completamento, tanto atteso, delle piste ciclabili nell’area di Rovolon-Teolo-Montegrotto, il periplo completo (60 km) dei colli Euganei è una bella realtà.
Un lungo rosario di piste ciclabili concatenate l’una con l’altra denominato “Anello Ciclabile attorno ai colli Euganei”.
Se per le cure termali ci troviamo in bassa stagione, la zona del  Parco dei colli Euganei merita sempre una visita approfondita. 
Tra le località più interessanti spiccano Abano e Montegrotto Terme, Arquà Petrarca, che evoca ricordi letterari, le ville Barbarigo e dei Vescovi.
 Villa Vescovi a Luvigliano, frazione di Torreglia 

 Villa Vescovi a Luvigliano, frazione di Torreglia 

Si tratta di luoghi di antichissima origine: già dal I secolo d.C., come attestano ritrovamenti archeologici, sul colle Montirone esisteva un tempietto votivo dedicato al dio Apono e un laboratorio che produceva il vasellame utilizzato per l’acqua curativa e statuine votive. La frequentazione termale e votiva si protrae quasi sicuramente fino al V secolo d.C., fino cioè alle prime invasioni barbariche e al declino delle pratiche romane. Non vi sono notizie sicure, ma certamente Abano seguì le sorti della vicina Padova e di Monselice e subì devastazioni e abbandoni da parte della popolazione.
Le prime notizie certe risalgono al X secolo e testimoniano la lenta rinascita della cittadina con la costruzione di un prima chiesa dedicata a San Lorenzo, l’attuale duomo. Dell’XI secolo l’insediamento dei monaci benedettini, del capitolo di Praglia, nel colle di San Daniele.
La cittadina dà i natali all’illustre medico e filosofo Pietro d’Abano, vissuto tra il 1257 ed il 1315, condannato prima e riabilitato poi per eresia. Delle sue gesta è testimone un affresco dell’enigmatica serie nel Palazzo della Ragione di Padova. 
Nei contrasti tra signoria Carrarese, Padovana, Scaligera, Veronese, anche Abano finì sotto la furia di Cangrande della Scala nel 1314. Dal 1405 anche Abano, come tutto il territorio padovano, passa alla Repubblica di Venezia. Saranno quattrocento anni di pace nei quali la vita cittadina scorre tranquilla. 
Nel 1428 sorge il complesso monastico di Monteortone, a seguito all’apparizione della Vergine che annunciò la fine di una delle molte pestilenze.
Con la caduta di Venezia nel 1797 anche Abano e Montegrotto Terme caddero sotto il dominio francese, assoggettate allo straniero fino al 1866 anno in cui tutto il Veneto, causa il plebiscito, venne annesso al Regno d’Italia. Da allora la fama e il prestigio delle due stazioni di cura termale sono cresciute senza sosta.
Abano e Montegrotto Terme sono oggi due delle più famose e attrezzate stazioni di cura termale d’Italia. I due centri sorgono a pochi chilometri da Padova, nella pianura orientale antistante il Monte Ceva che fa parte dei Colli Euganei.
Le loro origini, benché non documentate da ritrovamenti archeologici, sono assai remote e si fanno risalire a molti secoli prima di Cristo quando la pianura era abitata dagli Euganei. All’arrivo dei Veneti, nel IX-VIII sec. a.C., quei primi abitatori furono costretti a fuggire trovando riparo nelle aspre colline prospicienti.
Nel 49 a.C., seguendo le stesse sorti della vicina Padova, i due siti ottennero la cittadinanza romana e da allora diventarono zone molto famose e frequentate proprio per la presenza delle benefiche acque termali, già allora conosciute: “Aponus”, il dio locale protettore delle acque calde, era venerato sin dai tempi degli Euganei, a partire dal X sec. a.C.
I secoli bui delle invasioni barbariche portarono ad un completo decadimento delle stazioni termali: le devastazioni e i saccheggi cominciarono a partire dal 452 con gli Unni, che costrinsero gli abitanti della zona ad abbandonare le due cittadine poi definitivamente rase al suolo all’arrivo dei Longobardi.
Bisognerà attendere addirittura la dominazione veneziana perché i centri di cura vengano riattivati. Neppure durante la signoria dei Carraresi, tra il 1318 e il 1405, si riuscirono a ripristinare le terme. Le ingenti opere di bonifica avviate dalla Serenissima iniziarono a metà del Cinquecento con la costruzione di strade e canali e con la deviazione di fiumi. Fu previsto anche il restauro e il ripristino delle stazioni termali e i nobili padovani e veneziani ne approfittarono per costruire le loro lussuose ville nei dintorni, riportando nuovamente in voga la moda dei bagni termali.
A partire dal 1760 sono iniziati gli scavi archeologici nella cittadina di Montegrotto. In quell’anno è stata scoperta una statua in marmo raffigurante l’imperatore Adriano nelle vesti della divinità. Il reperto si trova oggi al Museo Archeologico di Venezia insieme a numerosi altri oggetti quali anfore, vasi fittili, anelli e statuine. Da allora e per tutto l’800 si sono susseguiti numerosi ritrovamenti, fino al 1931 quando sono apparsi quattro preziosi pavimenti lavorati a mosaico appartenenti ad una grande abitazione romana.
Non può mancare una sosta a Villa dei Vescovi, a Luvigliano, frazione di Torreglia, considerata il primo trapianto del gusto per la classicità romana nell’entroterra della Serenissima. Essa custodisce il più straordinario esempio di decorazione ad affresco nel Veneto precedente alla rivoluzione imposta da Paolo Veronese. È stata dichiarata monumento nazionale ed è di proprietà del Fondo Ambiente Italiano dal 2005.
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