Metastasio, the most famous librettist of the baroque era. Copyrighted word available under Creative Commons agreement. Author:Attributed to Martin van Meytens - Christie's, LotFinder: entry 1792539. Public Domain.

If you are a musician or an opera fanatic, you are bound to know some Italian, as our beautiful language is regarded as the  language of music across the world.

You only need to pick up any score to understand it: piano, pianissimo and forte, allegro, andante and maestoso are only some of the indications every musician and singer follows every day, while practicing and performing. Then, of course, there is opera, whose libretti, the “lyrics” of the musical score itself, have always been very much an all-Italian affair: from Mozart to Handel, they all relied on Italian when it came to their operas, even if Mozart did often opt for his own language, German, as well. Notable exception to the trend was Wagner, for whom the use of his own native idiom was a signifier of national pride and patriotism.

But why did Italian become the language of music?

We need to take a step back in time to understand, more precisely to  the glorious time of baroque, between the 17th and the 18th century. These were decades when Italian music dominated the scene thanks to figures such as Corelli, Scarlatti and  Vivaldi: their talent made them an example to composers across Europe. Their scores, including indications for tempo and performance, became standard because Italians, back then, were that  influential: Italian music was widely famous and performers became accustomed to the terminology used on scores relatively quickly. Soon enough,   composers from every corner of the old continent would use Italian  to provide essential performing indications to musicians.

But there is more, and it has a name:  opera. To understand how melodrama became the driving force behind the success of Italian in the world of music, we must take a journey all the way back to 1598,  when Italian composer Jacopo Peri and librettist Ottaviano Rinuccini’s first work, Daphne, was represented. Shortly after, in   1600, their second effort, Euridyce, graced the stage of Palazzo Pitti, in Florence. It was the first time that the worlds of music and theatre came together this closely, the first time that poetry and melody merged so seamlessly. However, it would take another handful of years for the new trend to truly go viral, as we’d say today. In 1609, Claudio Monteverdi fathered the first truly successful opera, L’Orfeo,  based on the popular classical legend of Orpheus and Eurydice. While the idea of recitar cantando (or playing a character while singing) has medieval origins, Monteverdi’s work was the first to bring to stage a dramatic piece where actors were, in fact, singing.

Claudio Monteverdi in a painting (c.ca 1630) by Bernardo Strozzi. Copyrighted work available under Creative Commons agreement. Author:Bernardo Strozzi – 1. Tiroler Landesmuseum 2. The New York Times, 6 May 2017. Public Domain.

It was the beginning of a tradition that was to keep Italy at the forefront of the world’s musical panorama for three centuries.

Opera became popular in Europe and, soon, non-Italian composers began playing around with the new genre. However,  it was always Italian librettists to provide words: they became, in fact, so essential that many of them worked internationally, moving to other countries.  In the baroque years of opera, the most famous of them all was Pietro Mestastasio, who spent most of his life in Vienna and also collaborated with Mozart for La Clemenza di Tito.

But not all countries accepted Italian supremacy in opera easily, as it happened with our first cousin and neighbor France, where a bona fide linguistic diatribe to understand which language — French or Italian — was better for music lasted for several decades.

Nevertheless, Italian was to become the language of opera. and still is, really, if you think that knowing Italian is, more often than not, a must in the educational curriculum of operatic singers.

Among the most common  Italian words in music we find piano,  cello (short of violoncello) and viola among instruments, but also all voices, soprano, baritono  (baritone), contralto, tenore  (tenor) and other, more technical terms, such as aria, recitativo or libretto, along with the already mentioned adagio, allegro, moderato, forte, pianissimo, andante  and vivace.

Se sei un musicista o un fanatico dell’opera, è inevitabile che tu conosca un po’ di italiano, poiché la nostra bella lingua è considerata la lingua della musica in tutto il mondo.

Basta prendere in mano un qualsiasi spartito per capirlo: piano, pianissimo e forte, allegro, andante e maestoso sono solo alcune delle indicazioni che ogni musicista e cantante segue ogni giorno, mentre si esercita o interpreta. Poi, naturalmente, c’è l’opera, i cui libretti, i “testi” della partitura musicale, sono sempre stati un affare tutto italiano: da Mozart a Handel, tutti si sono affidati all’italiano per le proprie opere, anche se Mozart ha spesso optato anche per la sua lingua, il tedesco. Notevole eccezione alla tendenza fu Wagner, per il quale l’uso del proprio idioma nativo era un significante di orgoglio nazionale e patriottismo.

Ma perché l’italiano è diventato la lingua della musica?

Dobbiamo fare un passo indietro nel tempo per capirlo, tornando più precisamente all’epoca gloriosa del barocco, tra il XVII e il XVIII secolo. Erano decenni in cui la musica italiana dominava la scena grazie a figure come Corelli, Scarlatti e Vivaldi: il loro talento li rese un esempio per i compositori di tutta Europa. Le loro partiture, comprese le indicazioni di tempo e di esecuzione, divennero standard perché gli italiani, allora, erano molto influenti: la musica italiana era molto famosa e gli interpreti si abituarono alla terminologia usata sugli spartiti in tempi relativamente brevi. Ben presto i compositori di ogni angolo del vecchio continente usarono l’italiano per fornire ai musicisti indicazioni esecutive essenziali.

Ma c’è di più, e ha un nome: opera. Per capire come il melodramma sia diventato il motore del successo dell’italiano nel mondo della musica, dobbiamo fare un viaggio indietro fino al 1598, quando il compositore italiano Jacopo Peri e il librettista Ottaviano Rinuccini rappresentarono la loro prima opera: Dafne. Poco dopo, nel 1600, la loro seconda fatica, Euridice, omaggiò il palco di Palazzo Pitti, a Firenze. Era la prima volta che i mondi della musica e del teatro si univano così strettamente, la prima volta che poesia e melodia si fondevano così perfettamente. Tuttavia, ci sarebbe voluta un’altra manciata di anni perché la nuova tendenza diventasse veramente virale, come diremmo oggi. Nel 1609, Claudio Monteverdi creò la prima opera di vero successo, L’Orfeo, basata sulla popolare leggenda classica di Orfeo ed Euridice. Mentre l’idea di recitar cantando (o interpretare un personaggio mentre si canta) ha origini medievali, l’opera di Monteverdi fu la prima a portare in scena un pezzo drammatico in cui gli attori, di fatto, cantavano.

Fu l’inizio di una tradizione che avrebbe portato (e tenuto) l’Italia all’avanguardia del panorama musicale mondiale per tre secoli.

L’opera divenne popolare in Europa e, presto, compositori non italiani iniziarono a usare il nuovo genere. Tuttavia, furono sempre i librettisti italiani a fornire le parole: divennero, infatti, così essenziali che molti di loro lavorarono a livello internazionale, trasferendosi in altri Paesi. Negli anni barocchi dell’opera, il più famoso di tutti fu Pietro Mestastasio, che trascorse gran parte della sua vita a Vienna e collaborò anche con Mozart per La Clemenza di Tito.

Ma non tutti i Paesi accettarono facilmente la supremazia italiana nell’opera, come accadde con la nostra prima cugina e vicina Francia, dove durò diversi decenni una vera e propria diatriba linguistica per capire quale lingua – francese o italiana – fosse migliore per la musica.

Ciononostante, l’italiano diventò la lingua dell’opera e lo è ancora, in realtà, se si pensa che conoscere l’italiano è, il più delle volte, un must nel curriculum formativo dei cantanti lirici.

Tra le parole italiane più comuni in musica troviamo pianoforte, violoncello (da cui cello) e viola tra gli strumenti, ma anche tutte le voci, soprano, baritono, contralto, tenore, e altri termini più tecnici, come aria, recitativo o libretto, insieme ai già citati adagio, allegro, moderato, forte, pianissimo, andante e vivace.

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