Memorie partigiane e valori di pace da declinare al futuro
L’omaggio ai caduti delle guerre mondiali e ai sette partigiani morti per mano nazifascista, che una targa ricorda in Riva dei 7 Martiri
“Sette vite spezzate, simbolo di tutti coloro che combatterono per opporsi alla barbarie, perché l’Italia diventasse il Paese libero e democratico che noi oggi conosciamo”. Con queste parole l’assessore comunale all’Ambiente di Venezia, Massimiliano De Martin, ha ricordato i partigiani trucidati il 3 agosto 1944 nella feroce rappresaglia attuata dal comando tedesco dopo la morte di una sentinella in servizio sulle navi della Marina tedesca, attraccate alla Riva allora denominata dell’Impero. 
Venezia, estate 1944. Fu una brutale stagione di sangue. Oltre alla guerra in corso, l’antica Repubblica Marinara venne sfigurata da crudeli esecuzioni ai danni di civili inermi. Prima l’eccidio di Cannaregio il 25 aprile, poi quello di Ca’ Giustinian il 28 luglio. Passarono pochi giorni e la mano del boia nazifascista colpì ancora la Serenissima, occupata come tutto il resto della penisola dalle forze di Hitler e Mussolini. 
Il 3 agosto 1944 scattò una nuova operazione di morte. Adducendo alla Resistenza la recente uccisione di una sentinella (la cui vera causa fu annegamento per ubriachezza), la scure del Terzo Reich fece l’ennesimo bagno di sangue. 
Le operazioni cominciarono fin dalle prime luci dell’alba di quel lontano agosto con la perquisizione delle case situate tra il ponte della Veneta Marina, Via Garibaldi, l’allora Riva dell’Impero e oggi Riva dei 7 Martiri proprio in ricordo dell’eccidio, e calle San Domenico. 
Ben 136 persone vennero portate nella zona adiacente ponte Veneta Marina e lì messe con faccia al muro e mani in alto. A queste se ne aggiunsero altre centinaia, di cui molti erano giovanissimi. Fu così deciso di giustiziare sette prigionieri politici o renitenti alla leva, e dunque subito prelevati dalle carceri di S. Maria Maggiore e dalla sede del fascio Ca’ Littoria. 
In sette perirono legati l’un l’altro: Gino Conti (46 anni, di Cavarzere); il vercellese Aliprando Armellin residente a Mestre (23 anni); Girolamo Guasto (20 anni, di Agrigento); Bruno Degasperi (20 anni, di Trento); i fratelli Alfredo e Luciano Gelmi (di Trento, 21 e 18 anni). Insieme a loro cadde anche il comandante partigiano Alfredo Vivian, veneziano (36 anni), talmente sfiancato dalle torture da non riuscire a camminare. Prima di morire gridò: Viva l’Italia Libera! 
La popolazione fu obbligata ad assistere alla fucilazione e dovette anche ripulire il selciato dal sangue dei caduti. 
La guerra poi finì con la disfatta dei tedeschi e dei fascisti italiani, ma quel cruento episodio la città lagunare e in particolare il sestiere di Castello non l’hanno mai dimenticato. Venezia ne ha celebrato il 72° anniversario con una sentita cerimonia pubblica. 
Guidati da Gianluigi Placella e Lia Finzi della sezione Anpi “Sette Martiri” di Venezia, i partecipanti si sono mossi da viale Garibaldi rendendo omaggio lungo il cammino ai caduti della Guerra mondiale vicino alla chiesa di San Giuseppe e al celebre Monumento alla Partigiana che raffigura una donna legata e a terra. Pochi minuti dopo erano tutti là, in Riva dei 7 Martiri, sotto la lapide che ne tramanda l’imperitura memoria. 
Oggi, anche in questo tribolato terzo millennio segnato da estremismi, instabilità e il ritorno di una certa xenofobia collettiva, la memoria partigiana fa sentire la sua indomita voce. Un valore contemporaneo con cui ribadire ogni giorno che democrazia e fascismo non potranno mai coesistere. Un valore, quello della lotta partigiana, da tenersi stretto e con cui affrontare le tante sfide dell’era moderna. 
Poco distante, sull’isola della Giudecca (nell’omonima Società Remiera), è stata contemporaneamente ricordata la giovane veneziana Valeria Solesin. Martire anch’essa, falciata dalla follia estremista nel teatro Bataclan di Parigi il novembre scorso. Il 3 agosto, avrebbe dovuto festeggiare il suo 29° compleanno. Gli amici e i familiari si sono riuniti per ricordarla e giurare nel nome della (sua) Vita di cambiare il mondo insieme. Nel cuore della serata i presenti hanno preso ciascuno un palloncino giallo lanciandolo poi nel cielo infinito. 
Passato e Presente si fondono insieme nella speranza di vivere un futuro fatto di Pace, Dialogo e Libertà. A Venezia e in ogni angolo del mondo. 
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