Scultura in piazza Unità d'Italia a Trieste (Ph Sophie07 da Pixabay)

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha scritto una lettera indirizzata alla Associazione Volontari della Libertà di Trieste, in occasione del 75° anniversario della insurrezione che il 30 aprile 1945 liberò la città di Trieste.
Mattarella ha espresso il proprio apprezzamento per l’impegno profuso dalla Associazione per ricordare “quanti persero la vita in quei tragici giorni, in nome della Libertà e per l’amore verso l’Italia e la città di Trieste”.
“Auspico – prosegue Mattarella nella lettera – che la deposizione di una corona sul “Masso della Resistenza” rafforzi, soprattutto nei giovani, la volontà di proseguire, attraverso la conoscenza della nostra storia ed il dialogo, l’obiettivo della coesione, del mutuo rispetto tra i popoli e della solidarietà.”

Il presidente della Associazione triestina, Diego Guerin, ha espresso la propria soddisfazione per le parole del Presidente Mattarella, ricordando il profondo significato rappresentato da questo anniversario della liberazione della città.
“All’alba di quel 30 aprile di settantacinque anni fa – ricorda il presidente Guerin – venne dato l’ordine di insurrezione contro l’occupazione tedesca, nel nome d’Italia, per stroncare definitivamente quel tentativo di annessione della Venezia Giulia al III Reich. Tale ordine fu dato da don Edoardo Marzari, Presidente del IV Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), al Corpo Volontari della Libertà (CVL), al comando del colonnello Antonio Fonda Savio”.

“L’insurrezione cittadina – continua Guerin – era stata preparata in quegli anni bui che vanno dal 1943 al 1945, da illuminati personaggi della nostra città ed attivata da un gruppo di undici brigate di volontari, in tutto circa 3500. Erano per la gran parte giovani e giovanissimi, che con il loro coraggio e dedizione seppero mostrare al mondo il significato del valore della libertà della propria Patria da tutte le forme, dittatoriali, di quel triste periodo. Questi giovani forse in modo inconsapevole, furono proprio loro a riscattare Trieste a quella nuova Italia che stava sorgendo sulla base di quei principi ormai lontani e quasi dimenticati, legati ai più puri valori del Risorgimento ottocentesco. Non per nulla il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, definì questi giovani patrioti come facenti parte del II Risorgimento Italiano.”

“Quasi sessanta anni dopo – prosegue Guerin- le Medaglie d’Oro che lo stesso Presidente della Repubblica concesse a don Edoardo Marzari, assieme a quella concessa ad Antonio Fonda Savio, rappresentano il più valido riconoscimento alla nostra città, per ricordare ed onorare tutti coloro che presero parte a quegli avvenimenti, ben sapendo i terribili rischi che correvano nel caso che fossero giunti in città – come di fatto avvenne – prima degli alleati occidentali, i partigiani del Maresciallo Tito”.
“È stato questo – conclude Guerin – l’esempio di quel patriottismo risorgimentale, fortemente radicato nella Città di Trieste, che offrirà le sue ultime vittime nel novembre del 1953”.


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