In the Anglophone world, the ceppo di Natale is called Yule Log (Photo: Alexander Raths/Dreamstime)

In the English-speaking world, it is known as Yule Log, in Italy, we know it as il ceppo di Natale.  It is so popular that it even made it into our translation of Harry Potter and it has inspired one of France’s most popular Christmas desserts. Many Italians believe that il ceppo di Natale is a British tradition, perhaps because of our national habit to attribute to others what is, in part, also ours.

 Yes, because the tradition of burning a large log in the days leading to Christmas was a very common occurrence in the Belpaese of our grandparents and great-grandparents, in times when every home was warmed during the harsh winter months by the cozy, consoling heat of fireplaces.

For some, the habit of burning a large piece of wood – big enough to last through the holiday season – comes from the ancient Celts, and there is certainly some truth in associating the ritual with the beliefs of the pagans, who thought the light and warmth it produced could chase away the dark and cold of winter. With the coming of Christianity, the log started being associated with the light of Salvation brought by Christ.

In Italy, every region had its own ceppo di Nataletraditions. According to Mitì Vigliero (www.placidasignora.com), in Milan the head of the family would hold the log in his arms like a child, place it into the fireplace then light it with a branch of blessed juniper. Then, he would pour a glass of wine, pour some onto the log and pass the glass around so that each member of the family could take a sip. Lastly, he would throw a coin in the fire, and give one to each of the people in the room. The ritual would end with the slicing of three large loaves of bread, a piece of which would be kept aside and given to whomever, during the following year, fell ill.

In Emilia-Romagna, it was usual to light the ceppo di Natale on Christmas Eve. Before leaving the house to go to midnight mass, the family would place three chairs in front of the fire, and leave food on the table for the Holy Family, who was traditionally believed to visit while everyone was at church. In some parts of the region, the log’s ashes were used to “fertilize” crops. The same was common in Marche. Indeed, the ceppo di Natale’s ashes had beneficial characteristics also in Valle d’Aosta, where they were kept in a linen sachet and used to heal skin ailments in people and animals alike. Not far from these beautiful mountains, in the seaside region of Liguria, they were, on the 6th of January, sprinkled around the house to keep problems and illnesses away.

The ceppo di Natale would start burning weeks before the 25th (Photo: Rawf88/Dreamstime)

Today, this beautiful tradition, so close to our hearts and to the mondo contadino we all come from, is no longer common. But this doesn’t mean that the ceppo di Natale has been forgotten. We call it, tronchetto di Natale or, to say it like our cousins the French, la bûche de Noël and it’s a popular dessert, especially in the francophone world, even though we Italians have a taste for it, too. It is usually served on Christmas day and, if you are a good baker, it can be a pretty impressive culinary centerpiece. It is usually made of rolled sponge cake, filled with cream and covered with chocolate buttercream or ganache. Those who are good at cake art, often go the extra mile and make it look like an actual wood log, sometimes even adding pieces of chocolate to mimic its bark. This delicious dessert is known also in England, where it is called, of course, Yule log. What’s really nice about the tronchetto di Natale is that there isn’t one single recipe: you can experiment with flavors, textures and fillings, provided you keep the shape!

Nel mondo anglosassone è conosciuto come Yule Log, in Italia come il ceppo di Natale.  È così popolare che è entrato anche nella nostra traduzione di Harry Potter e ha ispirato uno dei dolci natalizi più popolari in Francia. Molti italiani credono che il ceppo di Natale sia una tradizione britannica, forse per l’abitudine nazionale di attribuire ad altri ciò che in parte è anche nostro. Sì, perché la tradizione di bruciare un grosso ceppo di legna nei giorni che precedono il Natale era molto comune nel Belpaese dei nostri nonni e bisnonni, in tempi in cui ogni casa era riscaldata, durante i rigidi mesi invernali, dal calore accogliente e consolante dei caminetti.

Per alcuni, l’abitudine di bruciare un grande pezzo di legno – abbastanza grande da durare per tutto il periodo delle feste – deriva dagli antichi Celti, e c’è sicuramente una parte di verità nell’associare questo rituale alle credenze dei pagani, che pensavano che la luce e il calore prodotti potessero scacciare il buio e il freddo dell’inverno. Con l’avvento del Cristianesimo, il ceppo iniziò a essere associato alla luce della salvezza portata da Cristo.

In Italia, ogni regione aveva le proprie tradizioni del ceppo di Natale. Secondo Mitì Vigliero (www.placidasignora.com), a Milano il capofamiglia teneva il ceppo in braccio come un bambino, lo metteva nel camino e lo accendeva con un ramo di ginepro benedetto. Poi versava un bicchiere di vino, ne versava un po’ sul ceppo e faceva girare il bicchiere in modo che ogni membro della famiglia potesse berne un sorso. Infine, gettava una moneta nel fuoco e ne dava una a ciascuna delle persone presenti nella stanza. Il rituale si concludeva con l’affettatura di tre grandi pani, un pezzo dei quali veniva tenuto da parte e dato a chi, durante l’anno successivo, si fosse ammalato.

In Emilia-Romagna era consuetudine accendere il ceppo di Natale alla vigilia. Prima di uscire di casa per andare alla messa di mezzanotte, la famiglia metteva tre sedie davanti al fuoco e lasciava sul tavolo del cibo per la Sacra Famiglia, che per tradizione si credeva facesse visita mentre tutti erano in chiesa. In alcune zone della regione, le ceneri del ceppo venivano utilizzate per “fertilizzare” le colture. Lo stesso accadeva nelle Marche. In effetti, le ceneri del ceppo di Natale avevano caratteristiche benefiche anche in Valle d’Aosta, dove venivano conservate in un sacchetto di lino e utilizzate per curare le malattie della pelle di persone e animali. Non lontano da queste splendide montagne, nella regione balneare della Liguria, il 6 gennaio venivano cosparse intorno alla casa per tenere lontani problemi e malattie.

Oggi questa bella tradizione, così vicina al nostro cuore e al mondo contadino da cui proveniamo, non è più comune. Ma questo non significa che il ceppo di Natale sia stato dimenticato. Noi lo chiamiamo tronchetto di Natale o, per dirla come i nostri cugini francesi, bûche de Noël ed è un dolce molto amato, soprattutto nel mondo francofono, anche se anche noi italiani ne siamo ghiotti. Di solito viene servito il giorno di Natale e, se si è bravi a cucinare, può essere un centrotavola culinario di grande effetto. Di solito è composto da pan di Spagna arrotolato, farcito con crema e ricoperto di crema al cioccolato o ganache. Chi è bravo nella cake art, spesso si spinge oltre e lo fa assomigliare a un vero e proprio tronco di legno, a volte aggiungendo anche pezzi di cioccolato per imitare la corteccia. Questo delizioso dessert è conosciuto anche in Inghilterra, dove viene chiamato, ovviamente, Yule log. Il bello del tronchetto di Natale è che non esiste un’unica ricetta: si possono sperimentare sapori, consistenze e ripieni, purché si mantenga la forma!


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