Bisogna lasciarsi alle spalle la Venezia più nota e navigare per un’oretta nella laguna per trovare tesori poco noti (Ph Aurimasm da Dreamstime.com)

Il blu verdastro della laguna e la barene tutt’intorno. Il verde degli orti e della vegetazione. Il cielo quasi palpabile. Scorci di un piccolo mondo così lontano e così vicino. Terra antica di pace e devozione. Qui, a poche miglia nautiche dall’arcinota piazza San Marco, c’è l’isola di San Francesco del Deserto, così chiamata in memoria del “poverello d’Assisi” che vi sbarcò 800 anni or sono alla ricerca di un loco di pace per riflettere e pregare. Un’isola i cui reperti rinvenuti agli inizi degli anni Sessanta, tramandano una presenza romana già tra il I e il IV secolo d.C.

Nella primavera del 1220, Francesco, figlio di un ricco mercante, aveva da tempo abbandonato ogni avere materiale e andava in giro a predicare la parola di Dio, in Italia e nel resto del mondo. Fu proprio di ritorno da un viaggio dall’Egitto, dove era stato ben accolto dal sultano Malek-el-Kamel, che si fermò a riposare nella Repubblica di Venezia, a quell’epoca sotto il dogado di Domenico Michiel, sostando a Torcello, sede del vescovo (presumono le cronache). In Italia molti dei seguaci di Francesco stavano prendendo direzioni differenti e per questo, prima di tornare a casa, era alla ricerca di un posto isolato e tranquillo per riflettere su come risolvere la situazione. Fu così che giunse su di una piccola isoletta, di proprietà del nobile veneziano Jacopo Michiel.

Un loco interamente immerso nella natura, e che già dal 1233 (appena 5 anni dopo la canonizzazione del frate d’Assisi), Michiel donò ai frati minori. Fu così che da Isola delle Due Vigne divenne isola di San Francesco. Il “del Deserto” fu aggiunto un paio di secoli più tardi, quando la peste fece il suo tetro sbarco anche in laguna, e fu abbandonata.
A pestilenza finita comunque, il piccolo “scoglio” lagunare di pochi ettari, tornò a essere gestito dall’Ordine dei Francescani, e così fino ai giorni nostri, a parte una breve pausa durante l’occupazione napoleonica nell’Ottocento che l’aveva trasformata in un magazzino.

Venezia è sotto gli occhi del mondo. Per molta gente andare a Venezia rappresenta il viaggio della vita. L’antica Repubblica Marinara però, viene visitata soprattutto in quelli che sono i suoi monumenti-spazi principali, trascurando le piccole realtà insulari che al contrario hanno molto da raccontare, e ancor di più da trasmettere all’anima.

Poco distante dall’isola di Sant’Erasmo, meta estiva di moltissimi veneziani per la spiaggia del Bacan, c’è San Francesco del Deserto, così chiamata in memoria del Santo di Assisi che qui, agli inizi del XIII secolo, si fermò per una sosta solitaria di intensa preghiera. Un’isola che gli stessi autoctoni conoscono poco, e non è certo raro che non abbiano mai visitato. Va anche specificato che raggiungere l’isola non è come andare al Lido o alla Giudecca. In effetti non c’è una fermata della linea di navigazione pubblica. Bisogna prima raggiungere Burano e di lì, dopo aver contattato anzitempo una specifica compagnia che si occupa del trasporto, si può raggiungere la meta in pochi minuti.

Sarebbe bello raggiungere l’isola direttamente in barca a remi vogando alla veneta su un tradizionale sandolo o un gondolino ma è più facile ripiegare sulla comodità e dopo un passaggio nel bellissimo campo Santissimi Giovanni e Paolo, in pochi minuti, sto camminando sulle Fondamenta Nove. Superato anche l’alto ponte Donà, eccomi all’imbarcadero della linea 12 pronto per partire. Tre quarti d’ora scarsi di placida navigazione e dopo le fermate di Murano Faro e Mazzorbo (altra piccola gemma insulare veneziana), smonto a Burano. Prima di riprendere il largo, ne approfitto per gustarmi il tipico bussolà. Saziata la parte carnale della mia anima, ora inizio a guardarmi intorno. Una volta sceso, una stradina di ciottoli accompagna il visitatore in un mondo religioso fatto dalla chiesa (1401), costruita sopra un precedente edificio bizantino, il convento e il monastero tutti dedicati ovviamente a San Francesco.

In quest’ultimo sono presenti due chiostri, il più recente dei quali risale al ‘400 mentre quello più antico al ‘200 e fu ricostruito nel 1800 dopo che era stato gravemente danneggiato dalle truppe napoleoniche.
Il complesso inoltre ha reso omaggio alla figura di Padre Bernardino da Portogruaro (1822-1895), qui sepolto, fondamentale per il ritorno dei Francescani dopo l’occupazione francese. Passeggio nel giardino fino a ritrovarmi in un punto panoramico. Burano è davanti a me. Ripenso a come dovesse essere la laguna al tempo del passaggio di San Francesco d’Assisi.
Chiudo gli occhi sentendo per qualche secondo un fruscio arboreo-marino dentro di me. Echi di ispirazioni lontane:
“Ci sono le distanze… C’è
la solitudine… Nuove succursali
del silenzio attendono
il nostro migliore Domani…
Non ho altoparlanti, ho solo un piccolo balcone.
Siamo tutti qui fuori.
Prendo appunti dalla Luce… ll suo cuore,
continuerà a splendere”.

Receive more stories like this in your inbox