Due apparizioni che fermarono la peste e sorse il Santuario del Monte Berico in Veneto

È il risultato dell’integrazione di due chiese: la prima quattrocentesca in stile gotico, la seconda, della seconda metà del Seicento, è una basilica in forme barocche. Nel maggio del 1904 papa Pio X l’ha elevata al rango di basilica minore. 

Il Santuario di Monte Berico sorge in vetta al colle che domina a sud-ovest la città di Vicenza. Le sue origini sono legate a due apparizioni della Beata Vergine: la prima nel 1426, la seconda l’anno successivo. Vicenza in quegli anni era stata colpita da una terribile pestilenza. La tradizione vuole che la Madonna avesse chiesto a una giovinetta che si facesse portavoce di una richiesta: la costruzione in quel luogo di una Chiesa a lei dedicata con la promessa della fine della peste. Così fu.

La gestione della prima chiesa gotica – dedicata a Sancta Maria de gratia, titolo questo che si riferiva alla peste ma che scomparve molto presto – venne affidata inizialmente ai religiosi dell’Ordine di Santa Brigida, ma molto presto, nel 1435, questi frati abbandonarono la chiesa e il monastero che furono affidati ai Servi di Maria. Verso la metà del secolo i Serviti avevano completato il convento, con l’erezione del chiostro, della foresteria, dell’infermeria e del campanile, impresa non da poco per la ristrettezza dello spazio, in quanto il terreno verso sud è scosceso sulla retrostante Valletta del Silenzio.

Intorno al 1480, su progetto di Lorenzo da Bologna, fu sostituito il vecchio coro – che intanto si era arricchito di cappelle commissionate dalle famiglie nobili della città – e, al fine di finanziare i lavori, nel 1476 il vescovo Giovanni Battista Zeno concesse una particolare indulgenza ai fedeli che avessero fatto elemosina alla chiesa; furono così costruiti la sacristia e la cappella maggiore con il coro (demolito nel 1824 per far posto al nuovo campanile), che fu arredato con stalli intarsiati e altri arredi; la volta della chiesa venne affrescata da Bartolomeo Montagna.

Andrea Palladio disegnò verso il 1562 il progetto per un moderno tempio a pianta centrale, che però venne accantonato, e così negli anni 1578-79 l’architetto operò una aggiunta classica, a pianta quadrata di 12 m per lato, al lato nord della chiesa gotica del Quattrocento.

Nel giugno del 1630 il Consiglio comunale di Vicenza proponeva una oblatione alla Vergine di Monte Berico per supplicarla “con il più vivo et riverente affetto che sia possibile che interceda alla misericordia divina che ci preservi dalli imminenti pericoli di peste e di guerra che ci sovrastano”. Incombeva infatti la guerra di Mantova e, a quel tempo, gli eserciti spesso trascinavano con sé l’epidemia. Cessata la peste, i maggiorenti del Comune in accordo con i Serviti decisero di ingrandire il tempio. Ottenuti i finanziamenti, si procedette a eliminare l’aggiunta palladiana, in favore di un edificio più ampio i cui lavori si svolsero tra il luglio 1688 e il dicembre 1703. Nel corso del secolo si susseguirono altri lavori, come la decorazione scultorea, la sistemazione degli altari e la gradinata davanti al prospetto settentrionale.

Due sono i percorsi che portano al Santuario Madonna di Monte Berico. Partendo ai piedi del colle, si può scegliere di percorrere la via dei ‘portici’, una passeggiata che lungo 700 metri di porticati interrotti da brevi ripiani a forma di piccola cappella, a simboleggiare i 15 misteri e le Ave Maria del Rosario. Il monumentale Arco delle Scalette – eretto in onore della Beata Vergine in piazzale Fraccon a Vicenza – è invece il punto di partenza della pittoresca scalinata di 192 gradini.

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