Il fascino di Palmira ricreato dalla tecnologia italiana brilla al palazzo di vetro dell’Onu

 La bellezza e il fascino dei capolavori di Palmira ricreati dalla tecnologia, per far sopravvivere la loro eredità culturale alla furia distruttiva di Daesh.

La rappresentanza italiana alle Nazioni Unite di New York ha portato al palazzo di vetro “The Spirit in the Stone – The Indelible Face of Cultural Heritage” che mette in mostra fino al primo dicembre una ricostruzione della statua delle dea preislamica Al-lat e dell’arco Trionfale. Una ricostruzione in cui luce e pietra si uniscono per ricreare l’essenza di quell’eredità che travalica l’oggetto fisico.

Nel 2015 l’arrivo a Palmira di Daesh danneggiò gravemente l’importante sito archeologico. La statua della dea che aveva vegliato per 2000 anni sulla città fu fatta a pezzi e alcune sezioni ridotte in polvere. Con la tecnologia italiana la statua è stata ricreata con un marmo molto simile all’originale, ma mantenendo le mutilazioni subite per testimoniare la brutalità della pulizia culturale. Le parti mancanti sono state però ricreate con la luce per riportare comunque la statua alla sua originale bellezza.

L’Arco, conosciuto come l’ingresso di Palmira, era alto 20 metri e rappresentava uno dei monumenti simbolo del sito. Anch’esso fu ridotto in macerie. Ora a New York rivive la sua proiezione visuale come messaggio di speranza e dimostrazione di quanto la tecnologia può fare per la tutela della storia e dell’eredità culturale. 
La mostra – realizzata in collaborazione con the Institute for Digital Archaeology – è stata inaugurata la scorsa settimana alla presenza del sottosegretario agli esteri Enzo Amendola e all’ambasciatore italiano all’Onu Sebastiano Cardi.

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