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Il centro storico di Narni, che vanta un’affascinante città sotterranea tutta da scoprire
Oggi conosciuta come Narni, l’antico nome di questa cittadina, che sorge sulle sponde del fiume Nera (Umbria), era Narnia. Il nome non giunge nuovo grazie al ciclo di romanzi (“Le cronache di Narnia”) scritti da Clive Staples Lewis (1898 – 1963) da cui è stato tratto il film fantasy “Le cronache di Narnia – Il leone, la strega e l’armadio” (2005).
Lewis, affascinato dal suono della parola, sembra aver scelto il nome di Narnia dopo averlo letto sul suo Atlante geografico contenente una cartina dell’Italia con iscrizioni in lingua latina. Ispiratosi alla rigogliosa e verde Narni, nel romanzo l’autore descrive un mondo immaginario, creato dal leone Aslan, con fiumi, splendide valli, fitte foreste, una fitta vegetazione ed animali parlanti.
Antico insediamento osco-umbro dal nome Nequinum, Narni fu chiamata Narnia dai romani quando nel 299 a.C. fu resa colonia, baluardo strategico contro i popoli provenienti da nord. Il nome latino Narnia deriva dal vicino fiume Nar, attuale Nera. Non si sa con certezza quando Narnia cambiò il suo nome in Narni. Probabilmente il passaggio avvenne in maniera graduale a partire dal XIII secolo. 
  La chiesa sotterranea di Santa Maria della Rupe o San Michele Arcangelo 

  La chiesa sotterranea di Santa Maria della Rupe o San Michele Arcangelo 

Famosa per aver dato i natali all’imperatore romano Cocceio Nerva (nato nel 30 d.C), Narni è il luogo di nascita di Erasmo da Narni, detto il “Gattamelata” (nato nel 1370), capitano di ventura prima a servizio di Firenze, poi a servizio del Papa e della Repubblica di Venezia. 
Ricca di storia e menzionata nella letteratura inglese ed internazionale, Narni è ancora una cittadina tutta da scoprire che conserva numerose testimonianze archeologiche. Oggi la maggior attrazione per i suoi visitatori è la Narni Sotterranea, una serie di locali sotterranei scoperti nel 1979 da sei ragazzi iscritti ad un corso di speleologia. Aiutati da altri volontari, i giovani scopritori iniziarono un’opera di scavo e ripulitura dei resti murari sotterranei fino ad arrivare al 1994, quando il percorso fu aperto al pubblico. 
I primi ad essere rinvenuti furono i resti di un convento di Domenicani risalente al 1303 nel quale fu inglobata una chiesa del XII-XIII secolo. 
In questi ambienti emersero dipinti di artisti umbri del pieno medioevo raffiguranti in particolare l’incoronazione di Maria e numerosi ritratti di San Michele Arcangelo. Durante il Giubileo del 2000 fu assegnata alla piccola chiesa il nome, dettato dalla fantasia, di “Santa Maria della Rupe”. Poco tempo dopo, grazie al ritrovamento di un manoscritto del XVIII secolo, fu possibile capire che quel luogo era stato dedicato all’Arcangelo Michele. Così l’antica chiesa conserva, oggi, due nomi: Chiesa “Santa Maria della Rupe” e Chiesa “San Michele Arcangelo”.
Adiacente la chiesa si trova un ambiente in cui, in un angolo, si apre un’antica cisterna romana. Qui tramite la riproduzione di una groma, strumento utilizzato dai romani per costruire strade ed acquedotti, e la proiezione di un filmato, i visitatori possono immaginare la costruzione dell’acquedotto romano della Formina (I secolo d.C.), lungo 13 km, che portò l’acqua a Narni fino al 1925, ancora oggi visitabile in un percorso sotterraneo di 700 metri.
Attraverso una stretta porticina e un corridoio poco illuminato, si raggiunge il luogo più segreto di tutta la Narni Sotterranea: le antiche stanze dell’Inquisizione costituite da una sala illuminata con luce fioca ed arredata con una scrivania, una registro e strumenti di tortura, e una cella carceraria dove un tempo furono rinchiusi gli eretici. Sembra che i cittadini di Narni, ribellatisi ai Domenicani “inquisitori”, avessero murato tutte le sale usate dai monaci. 
La cella carceraria racchiude graffiti murari ed iscrizioni incise dai suoi prigionieri.  Tra questi si ha notizia di un certo Domenico Ciabocchi, ritenuto eretico perché bigamo, e Giuseppe Andrea Lombardini, probabilmente appartenente ad una setta massonica. 
Le notizie che si hanno dei due personaggi, vittime dei Domenicani “inquisitori” di Narni, derivano dai documenti che, in seguito all’occupazione delle truppe napoleoniche e a rocambolesche dinamiche, finirono a Parigi, nel Trinity College di Dublino e negli archivi vaticani. 
In un documento del 1976 si descrive la fuga di Domenico Ciabocchi che approfittò di una distrazione del vivandiere per sorprenderlo alle spalle con una corda, strangolarlo e fuggire. Le iscrizioni all’interno della cella carceraria sembrano, invece, essere il testamento di Giuseppe Andrea Lombardini che incise su quelle stesse pareti il suo nome.
Lombardini trascorse in prigione almeno 90 giorni a cavallo tra il 1759 e il 1760. Il prigioniero dimostrò di avere una grande fede rappresentando sulle pareti monogrammi di Cristo e di sua Madre; inoltre affidò i suoi messaggi di pace, libertà e giustizia ad un linguaggio simbolico per il quale si sospetta la sua appartenenza alla massoneria. 
Usciti dai suggestivi sotterranei, Narni offre ai suoi visitatori anche un tuffo nel passato, ai tempi del Medioevo, grazie alla Rocca Albornoz, castello medievale simbolo della perdita dell’autonomia della cittadina e dell’affermazione del potere e del dominio dello Stato Pontificio. 
Oggi allestita a Museo, la Rocca Albornoz offre quattordici sale che espongono armi, banchetti, ambienti e costumi tipicamente medievali. Fuori Narni, anche l’abbazia benedettina di San Cassiano del X secolo, oggi chiusa e non abitata da monaci, è famosa per le riprese del film “Per grazia ricevuta” di Nino Manfredi (1974).
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