Washington si lascia affascinare dal puzzle dei Giganti sardi di Mont’e Prama
Uno degli antichi Giganti di Mont’e Prama in Sardegna
“Archeologia nella regione del Mediterraneo: una sfida culturale ed economica per un futuro migliore” è il tema della conferenza affidato a Roberto Nardi e Andreina Costanzi Cobau a Washington Dc in occasione dell’apertura della mostra “Gli antichi Giganti di Mont’e Prama: dalla pietra Frammenti di una nuova immagine per la Sardegna”.
L’evento è organizzato dall’Ambasciata d’Italia e dall’Istituto Italiano di Cultura di Washington, in collaborazione con il Centro di Conservazione Archeologica – Roma, e con il patrocinio della Regione della Sardegna. 
Poco prima dell’inizio della cosiddetta “primavera araba”, il Centro di Conservazione Archeologica di Roma fu contattato dalla Getty Foundation per condurre un programma educativo sulla conservazione del mosaico dedicato ai conservatori/restauratori dal Dipartimento di Antichità di Siria, Giordania, Tunisia e Libia nel quadro di un programma più ampio denominato Mosaikon. Nonostante alcune difficoltà pratiche legate alla instabilità nella regione, il progetto è stato portato a termine nel giugno 2016 ad Efeso, in Turchia, ed ha prodotto una nuova generazione di restauratori professionisti pronti ad affrontare le drammatiche situazioni attuali, aprendo inoltre un importante canale di comunicazione con i Paesi dell’area.
La conferenza è un’occasione per inaugurare, la mostra “Gli antichi Giganti di Mont’e Prama: dalla pietra Frammenti di una nuova immagine per la Sardegna”, che sino al 18 ottobre presenterà le immagini scattate da Araldo De Luca per il Centro di Conservazione Archeologica di Roma e raffiguranti i Giganti di Mont’e Prama in Sardegna, ovvero statue gigantesche raffiguranti arcieri, pugilatori, guerrieri e modelli di nuraghe preistorici risalenti a circa tremila anni fa da una popolazione nuragica su una collinetta del Sinis di Cabras, sulla costa centro occidentale della Sardegna. 
Tali statue e sculture erano state ridotte in frantumi dai conquistatori cartaginesi e infine ritrovate per caso una quarantina di anni fa da un agricoltore che arava il suo terreno. Il Centro di Conservazione archeologica di Roma, diretto da Roberto Nardi, le ha restaurate ed il progetto di recupero è stato un successo mondiale, certificato col premio europeo per il patrimonio culturale “Europa Nostra Awards” al quale erano candidati 263 progetti di conservazione e restauro archeologico presentati da 26 nazioni diverse. 
Attualmente i 4900 frammenti risultati degli scavi di Soprintendenza e Università del 2014 e 2015, sono stati ripuliti, classificati e documentati.
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