People eating together: is conviviality one of the reasons Italians live longer? (Photo: Shutterstock)

Italians live longer, we know it: the people of the Belpaese are among the longest-living in the world, along with other Mediterraneans like the Spaniards, and the eastern masters of longevity, the Japanese.

There are some parts of the country where our elders normally live well into their 90s and, often, easily reach and surpass 100 years, Cilento and Sardinia being only two of the areas scientifically investigated in an attempt to discover the secret of their people’s health. Of course, much has been said about the role of our precious Mediterranean diet in this and, without a doubt, good nutrition makes a huge difference, as it is proven to protect from a plethora of ailments, especially while growing older.

But is it really all down to good meals, filled with vegetables, fruit, fish, and healthy cereals?

Perhaps, but if you listen to our elderly, there is more to it: a glass of wine here and there, some work in the garden — miraccomando, only eat seasonal produce! — and, crucially, keep friends and family close. We’re talking about real, meaningful connections here, not the glamorized, over-glossy ones some develop on social media: it’s all down to the heart of things, to love, companionship and support.

In these early post-pandemic times, we’re certainly appreciating the value of being with others — and not just anyone, but our loved ones — a lot more, because, to many, something as simple as having a quick coffee with mom after work has been an unrealizable dream for months. If we learned anything from the trauma of the past two years, is that prioritizing real, meaningful relationships, real friends and family should become paramount. When you think about it, it’s not that different from the way our grandparents must have felt during and after the last war: they lived through dangerous times when their life and wellbeing, as well as that of their peers, were at stake, in a way that was — let us be honest — much more dramatic and terrifying than anything we’ve ever experienced. Yet, the end result was the same, they understood what was to treasure: love, family, simple pleasures.

There is one thing we Italians do that is very typical of our culture, something that ties in well into the idea of “keeping healthy by loving and eating wholesome food” that our gracefully aging elders have taught us about: mealtime. Never mind the weather, never mind the day, Italians sit, at least for one meal a day, all together with their family, sharing their day, their frustrations, their joys and, of course, their food.

Sharing a meal means relaxing, enjoying the company of those we love and, of course, of good food! (Photo: Shutterstock)

And it works among friends, too. While I was living abroad, I used to share a house with a girl from Alto-Adige: we shared the same sense of humor and the same love for the mountains, along with a penchant for homemade grappa and german chocolate, I must admit. Her family, back in Italy, had a farm up in the Alps, where they’d make the most delicious speck, which my housemate would regularly bring back every time she visited home. And so, it would often happen that, once we were both back from work, she’d put some butter in a pan, layer it with speck slices, and crack 2 or 3 eggs each on top of it. I’d run to the bakery next door and grab the last fresh ciabatta of the day, and get home just in time to see her setting the pan on our small coffee table in the living room, glasses, and cutlery ready, a plate for the bread on the side. We’d eat that heartwarming, flavorsome meal from the pan, sitting in front of one another, talking about our day, joking about what was on TV. Believe it or not, that’s one of my fondest memories from the time we spent together, all those years ago, and it well encapsulates, I think, the importance of eating together for us Italians.

It’s not just a matter of having fun together and, certainly, it isn’t only about nourishing our bodies in company: in sharing that simple meal of eggs and ham, my friend and I shared much more. We shared the history of our families, in the products we used to make the dish; the love for our Alps, in the memories we recalled and described to one another. We shared habits and showed trust to one another by sharing, quite literally, the same plate and the same food, the way you’d do only with people you love.

When you think about it, it’s not only a matter of eating with someone but also of cooking for someone. That’s also essential for our elderly, as demonstrated by how our grandmothers would regularly cook up a storm when they had us around for dinner. Cooking is the initial moment of a sharing process that, at the table, culminates: by cooking, Italians show they care, that you’re important to them, that they are happy to have you around. Sometimes, we even cook to ask for forgiveness. Whichever way you want to put it, cooking is sharing, just like eating together is.

Is this really the secret of Italy’s longevity? I’m not a scientist of that type, I can’t know for sure. But that’s certainly what my grandparents taught me, and their generation lived a very long life indeed.

Think about that, next time someone tells you that food is only for nutrition.

Gli italiani vivono più a lungo, lo sappiamo: il popolo del Belpaese è tra i più longevi del mondo, insieme ad altri mediterranei come gli spagnoli, e ai maestri orientali della longevità, i giapponesi.

Ci sono alcune zone del Paese dove i nostri anziani vivono normalmente fino a 90 anni e, spesso, raggiungono e superano facilmente i 100 anni, il Cilento e la Sardegna sono solo due delle zone studiate a livello scientifico nel tentativo di scoprire il segreto della salute della gente del posto. Naturalmente, si è parlato molto del ruolo della nostra preziosa Dieta Mediterranea in questo senso e, senza dubbio, una buona alimentazione fa molta differenza, in quanto è dimostrato che protegge da una pletora di disturbi, soprattutto quando si invecchia.
Ma è davvero tutto merito di buoni pasti, pieni di verdure, frutta, pesce e sani cereali?

Forse, ma se si ascoltano i nostri anziani, c’è di più: un bicchiere di vino ogni tanto, un po’ di lavoro in giardino – mi raccomando, mangiate solo prodotti di stagione! – e, cosa fondamentale, tenersi stretti gli amici e la famiglia. Qui parliamo di legami reali e significativi, non di relazioni glamour e troppo patinate che alcuni sviluppano sui social media: parliamo del cuore delle cose, dell’amore, della compagnia e dell sostegno.
In questi primi tempi post-pandemia, stiamo certamente apprezzando il valore dello stare con gli altri – e non con chiunque, ma con i nostri cari – molto di più, perché, per molti, qualcosa di semplice come prendere un caffè veloce con la mamma dopo il lavoro è stato un sogno irrealizzabile per mesi. Se abbiamo imparato qualcosa dal trauma degli ultimi due anni, è che dare la priorità alle relazioni reali e significative, ai veri amici e alla famiglia dovrebbe diventare fondamentale. Se ci pensate, non è poi così diverso da come devono essersi sentiti i nostri nonni durante e dopo l’ultima guerra: hanno vissuto tempi pericolosi in cui la loro vita e il loro benessere, così come quello dei loro coetanei, erano in gioco, in un modo che è stato – siamo onesti – molto più drammatico e terrificante di qualsiasi cosa abbiamo mai sperimentato noi. Eppure, il risultato finale era lo stesso, hanno capito di cosa fare tesoro: l’amore, la famiglia, i piaceri semplici.

C’è una cosa che noi italiani facciamo e che è molto tipica della nostra cultura, qualcosa che si lega bene all’idea di “mantenersi sani amando e mangiando cibo sano” che i nostri anziani che invecchiano con grazia ci hanno insegnato: il momento del pasto. Non importa il tempo, non importa il giorno, gli italiani si siedono, almeno per un pasto al giorno, tutti insieme con la loro famiglia, condividendo la loro giornata, le loro frustrazioni, le loro gioie e, naturalmente, il loro cibo.

E funziona anche tra amici. Quando vivevo all’estero, dividevo la casa con una ragazza dell’Alto-Adige: condividevamo lo stesso senso dell’umorismo e lo stesso amore per le montagne, oltre a una predilezione per la grappa fatta in casa e il cioccolato tedesco, lo devo ammettere. La sua famiglia, in Italia, aveva una fattoria sulle Alpi, dove facevano lo speck più delizioso, che la mia coinquilina portava regolarmente a casa ogni volta che andava a trovarla. E così, succedeva spesso che, una volta tornate entrambe dal lavoro, lei metteva del burro in padella, lo ricopriva di fette di speck e ci rompeva sopra 2 o 3 uova a testa. Correvo alla panetteria accanto e prendevo l’ultima ciabatta fresca del giorno, tornavo a casa giusto in tempo per vederla sistemare la padella sul nostro tavolino in soggiorno, con bicchieri e posate pronti, un piatto per il pane a lato.

Mangiavamo quel pasto caldo e saporito dalla padella, sedute una di fronte all’altra, parlando della nostra giornata, scherzando su cosa c’era in tv. Che ci crediate o no, questo è uno dei miei ricordi più belli del tempo che abbiamo passato insieme, tanti anni fa, e racchiude bene, credo, l’importanza del mangiare insieme per noi italiani.

Non si tratta solo di divertirsi insieme e, certamente, non si tratta solo di nutrire i nostri corpi in compagnia: nel dividerci quel semplice pasto di uova e prosciutto, io e la mia amica abbiamo condiviso molto di più. Abbiamo condiviso la storia delle nostre famiglie, nei prodotti che abbiamo usato per preparare il piatto; l’amore per le nostre Alpi, nei ricordi che abbiamo descritto l’una all’altra. Abbiamo condiviso le abitudini e mostrato fiducia reciproca condividendo, letteralmente, lo stesso piatto e lo stesso cibo, come si farebbe solo con le persone che si amano.

Se ci pensate, non si tratta solo di mangiare con qualcuno, ma anche di cucinare per qualcuno. Anche questo era essenziale per i nostri anziani, come dimostra il fatto che le nostre nonne cucinavano regolarmente quando ci avevano a cena. Cucinare è il momento iniziale di un processo di condivisione che culmina a tavola: cucinando, gli italiani dimostrano che ci tengono, che sei importante per loro, che sono felici di averti accanto. A volte si cucina anche per chiedere perdono. Comunque la si voglia mettere, cucinare è condividere, proprio come lo è mangiare insieme.

È davvero questo il segreto della longevità dell’Italia? Non sono una scienziata, non posso saperlo con certezza. Ma è certamente quello che mi hanno insegnato i miei nonni, e la loro generazione ha vissuto davvero molto a lungo.

Pensateci, la prossima volta che qualcuno vi dirà che il cibo serve solo per nutrirsi.


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