This statue of Caesar is in Rimini, not far from the River Rubicon (Copyrighted work available under Creative Commons agreement. Author: Georges Jansoone. License: CC BY-SA 4.0)

Today, we use the phrase “the die is cast” when we want to say we took a decision and we can no longer turn back. In Italian, it translates as il dado è tratto. While the expression is common in both languages, not everyone knows that, according to tradition, the first to utter these famous words was no other than Julius Caesar.  

Many of us learn in school that his exact words had been the Latin alea iacta est, but things may be a tad more complex than that. The phrase appears in Suetonius’ The Lives of the Caesars, where the historiographer wrote about Julius Caesar himself and eleven emperors from Octavian Augustus to Domitian, covering about two centuries of Roman history. If we want to be more specific, alea iacta est appears in a passage Suetonius likely based on the works of Gaius Asinius Pollio, where he described the moment when, on January 10 in 49 BC, Caesar crossed the river Rubicon (Emilia Romagna), plunging Rome into its second civil war, which saw Caesar and Pompey fight one another for four years. 

Caesar was well aware that, by crossing the river with his army, there was no way to avoid war, hence the sentence “the die is cast,” that is, “we crossed a point of no return.” 

But here comes the mystery: while Suetonius doesn’t mention in which language the sentence was uttered, which led pretty much everyone to believe it was in Latin, other sources beg to differ: Plutarch, for one, was adamant Caesar, on the Rubicon, spoke in Greek, the language of the intellectuals and the powerful back then. He wrote that the conqueror of Gaul actually said anerríphtho kýbos, an imperative we would translate as alea iacta esto in Latin and “let the die be cast” in English. Fast forward to the early Renaissance and the enlightening mind of Erasmus of Rotterdam, to find out that, very likely, it was a transcription error to modify the sentence’s entire meaning: according to the Dutch philosopher, the Latin imperative esto became est because of a copying mistake. According to some linguists, more issues arise with the translation of the Latin verb iaceo: “to cast,” which is commonly used to render Caesar’s words, isn’t really the most appropriate translation, with options such as “to launch” or “to throw” better delivering the real meaning of the Latin.

The River Rubicon (Photo: Marco Perger/Dreamstime)

However, the true dilemma surfaces with the term alea. This doesn’t directly translate to “die” (which is expressed in Latin with talus or alternatively tessera), but it does pertain to the game of dice, or more broadly, to gambling (a practice permitted in Rome during Saturnalia, between December 17th and 23rd). Caesar was fully aware he was taking a gamble when, despite the Senate’s opposition, he crossed what was to become one of the most famous rivers in history, and which served, back then, as the border between Italy and Cisalpine Gaul. He was knowingly accepting the risk. 

And so, regardless of the language it was truly uttered in and its various translating options, the sentence alea iacta est signifies that the game has been set into motion and it can’t be halted. It’s comparable to the saying “les jeux sont faits,” a popular French phrase used by dealers when the roulette ball is in motion: the bets have been placed, no alterations can be made, and it’s simply a matter of waiting to see where fortune will cause this ball to land. From this comes the sense of inevitability inherent in both the Latin expression and its equivalent in both modern Italian and English, a sense of inevitability Caesar must have been very aware of when he decided to lead his troops to Rome.

Oggi usiamo la frase “il dado è tratto” quando vogliamo dire che abbiamo preso una decisione e non possiamo più tornare indietro. In inglese si traduce come “the die is cast”. Sebbene l’espressione sia comune in entrambe le lingue, non tutti sanno che, secondo la tradizione, il primo a pronunciare queste celebri parole è stato Giulio Cesare.

Molti di noi imparano a scuola che le sue parole esatte erano in latino: alea iacta est. Ma le cose potrebbero essere un po’ più complesse. La frase compare nelle Vite dei Cesari di Svetonio, dove lo storiografo scrive dello stesso Giulio Cesare e di undici imperatori da Ottaviano Augusto a Domiziano, coprendo circa due secoli di storia romana. Volendo essere più precisi, alea iacta est compare in un passo di Svetonio probabilmente tratto dalle opere di Gaio Asinio Pollione, dove descrive il momento in cui, il 10 gennaio del 49 a.C., Cesare attraversa il fiume Rubicone (Emilia Romagna), facendo precipitare Roma nella sua seconda guerra civile, che vide Cesare e Pompeo combattersi l’un l’altro per quattro anni.

Cesare sapeva bene che, attraversando il fiume con il suo esercito, non c’era modo di evitare la guerra, da qui la frase “il dado è tratto”, cioè “abbiamo attraversato un punto di non ritorno”.

Ma qui arriva il mistero: mentre Svetonio non menziona in quale lingua sia stata pronunciata la frase, il che ha portato praticamente tutti a credere che fosse in latino, altre fonti suppongono di non essere d’accordo: Plutarco, per esempio, era irremovibile: Cesare, sul Rubicone, parlava in greco, la lingua degli intellettuali e dei potenti di allora. Ha scritto che il conquistatore della Gallia in realtà disse anerríphtho kýbos, un imperativo che tradurremmo come alea iacta esto in latino e “”let the die be cast” in inglese. Avanti veloce al primo Rinascimento e alla mente illuminante di Erasmo da Rotterdam, per scoprire che, molto probabilmente, è stato un errore di trascrizione a modificare l’intero significato della frase: secondo il filosofo olandese, l’imperativo latino esto è diventato est a causa di un errore di trascrizione. Secondo alcuni linguisti, sorgono più problemi con la traduzione del verbo latino iaceo: “gettare”, comunemente usato per rendere le parole di Cesare, che non è proprio la traduzione più appropriata, con opzioni come “lanciare” o “gettare” che meglio esprimono il vero significato del latino.

Tuttavia, il vero dilemma emerge con il termine alea. Questo non si traduce direttamente con “morire” (che si esprime in latino con talus o in alternativa tessera), ma si riferisce al gioco dei dadi, o più in generale al gioco d’azzardo (pratica consentita a Roma durante i Saturnalia, tra il 17 e 23 dicembre). Cesare era perfettamente consapevole di rischiare quando, nonostante l’opposizione del Senato, attraversò quello che sarebbe diventato uno dei fiumi più famosi della storia e che fungeva, allora, da confine tra l’Italia e la Gallia Cisalpina. Stava accettando consapevolmente il rischio.

E così, indipendentemente dalla lingua in cui è stata veramente pronunciata e dalle sue varie opzioni di traduzione, la frase alea iacta est significa che il gioco è stato messo in moto e non può essere fermato. È paragonabile al detto “les jeux sont faits”, una frase popolare francese usata dai croupier quando la pallina della roulette è in movimento: le scommesse sono state piazzate, non è possibile apportare modifiche, ed è solo questione di aspettare per vedere dove la fortuna farà atterrare la pallina. Da ciò deriva il senso di inevitabilità insito sia nell’espressione latina che nel suo equivalente, sia in italiano moderno che in inglese, un senso di inevitabilità di cui Cesare doveva essere molto consapevole quando decise di condurre le sue truppe a Roma.


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