Riflettografia, raggi infrarossi, fluorescenza: forse di Leonardo la ‘Gioconda nuda’

La Gioconda nuda, conservata nel castello di Chantilly, a nord di Parigi, sarebbe stata realizzata nella bottega di Leonardo da Vinci e “molto probabilmente” con il coinvolgimento diretto del maestro toscano di cui quest’anno si celebrano i 500 anni dalla morte.

Una mostra prevista per il 2019 ha portato il museo Condé del castello francese a far esaminare questo disegno dal Centro di Ricerca e Restauro Musei di Francia del Louvre. L’opera è stata sottoposta a una serie di analisi: riflettografia, raggi infrarossi, luce rasente, radiografia, fluorescenza ai raggi X. E i risultati confermerebbero “la mano di Leonardo”.

La Gioconda nuda è un grande disegno a carboncino su un doppio foglio incollato di 72 per 54 cm, che rappresenta una donna a seno scoperto, dal sorriso abbozzato, nella stessa posa della ben più famosa Monna Lisa custodita nel Museo del Louvre. L’opera sarebbe servita anche per dipingere la ‘Gioconda nuda’ conservata nel Museo Ermitage di San Pietroburgo.
Scienziati e storici dell’arte la studiano da tempo, non solo stilisticamente, per cercare di capirne l’autore.

Recenti esami microscopici hanno rivelato i segni della mano di un mancino e Leonardo da Vinci (1452-1519) è uno dei più famosi mancini dell’epoca. Ma depone a favore dell’attribuzione all’artista e geniale scienziato del Rinascimento anche “la qualità del disegno, visibile ad occhio nudo, e le immagini che utilizzano la tecnica dello sfumato” amata da Leonardo. Il disegno è stato inoltre modificato durante la sua realizzazione, il che dimostrerebbe che non si tratta di una copia ma di un’opera originale o di uno studio preparatorio.

Le prime analisi con il radiocarbonio hanno accertato che il disegno sarebbe databile tra il 1485 e il 1638. Resta da capire se sia anteriore o posteriore alla Gioconda del Louvre e se sulla superficie del carboncino ci sia effettivamente la mano del maestro toscano. Nel mondo esistono circa una ventina di versioni della “Gioconda nuda” del secolo XVI, tra cui quella di Gian Giacomo Caprotti detto Salaì, allievo di Leonardo.

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