Il vino toscano fa breccia nei calici esteri e quello italiano batte la storica concorrenza francese. In Usa cresce il raccolto

Storicamente, uno dei punti di forza dell’agricoltura toscana, è il settore vinicolo. Dentro e fuori i confini nazionali. La Toscana, da sola, esporta vino per un valore di oltre 520 milioni di euro. La produzione di uva da vino raccolta è di circa 4.000 migliaia di quintali, da cui si ottengono 2.9 milioni di ettolitri di prodotto, pari al 6.3% del vino italiano. 

Dell’anno appena passato non può certo lamentarsi: la vendemmia italiana ha sì registrato un calo della produzione ma ha guadagnato un aumento della qualità tanto che il made in Italy ha battuto la concorrenza francese. La Spagna si è classificata quale terzo produttore mondiale: quest’anno ha ottenuto 31,5 milioni di ettolitri, nonostante un calo del 6%.
Molto buono il risultato Usa dove cresce il raccolto: 20,6 milioni di ettolitri (+7%) a differenza dell’Argentina dove cala significativamente a 11,8 milioni di ettolitri (-24%), mentre sale in Australia a 11,6 milioni di ettolitri (+4%) e in Sud Africa è pari a 10 milioni di ettolitri (+4%).
Il vino italiano però, movimenta anche l’enoturismo, fenomeno che, negli ultimi anni, ha visto moltiplicarsi arrivi e presenze. Un risultato legato al successo delle etichette. Come dire che il giro d’affari legato alla coltivazione delle vigne è molto più ampio di quello che si immagina.
  Vendemmia magra ma risultato eccellente: l’Italia supera la Francia

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Nella sola Toscana si contano 6 Docg e 36 Doc (denominazioni di origine geografica controllata), a cui presto se ne dovrebbero aggiungere altre tre: Terre di Casale, Maremma Toscana e  Morellino di Scansano. Gli Igt, cioè le indicazioni geografiche territoriali, sono a quota 6. Negli ultimi anni, a far da traino all’export sono stati proprio i vini da tavola e le Igt. Solo le denominazioni relative ai Chianti rappresentano la quota più importante del mercato: il Chianti Classico detiene il 17%.
Province leader in un settore che mostra grande vitalità, aumento delle superifici investite, degli investimenti e della riorganizzazione delle aziende e della filiera, sono Siena e Firenze, da cui sono arrivati più di 1,2 milioni di ettolitri di vino a denominazione di origine, ovvero il 40% dell’intera produzione regionale e il 70% del volume totale della produzione vinicola toscana. Ma altre province si stanno affacciando sui mercati nazionali e internazionali nonostante la flessione della domanda interna e di quella estera, soprattutto del Nord America: in salita la produzione aretina, in crescita la forte vocazione vitivinicola di Grosseto e Livorno.
“Il problema in Italia è che non riusciamo ancora a valorizzare il nostro vino. In questo i francesi sono più bravi. Con il loro marketing riescono a vendere meglio il loro nome e mantenere prezzi più alti. Certo, con la crisi essere più accessibili è un vantaggio, ma i clienti stanno cambiando e diventano più esigenti”. Vittorio Moretti, patron di Terra Moretti in Franciacorta commenta così, con una valutazione in chiaroscuro, il sorpasso che l’Italia ha appena segnato sulla storica rivale d’Oltralpe: 40,8 milioni di ettolitri per l’Italia, 40,5 milioni per la Francia.
Un risultato che ha un significato soprattutto se si considerano due dati. Il primo: questa è stata una vendemmia magra (-3%). Il secondo: nell’ultimo anno il consumo interno è sceso dell’1% e in 15 anni è calato da 55 a 43 litri pro capite. Dato in controtendenza quello relativo all’export: le esportazioni sono cresciute dell’8% per arrivare a quota 4,5 miliardi a fine anno contro i 4 miliardi circa del 2011 e i 3,7 miliardi dell’anno prima.
Sul fronte internazionale la produzione dovrebbe calare del 6% a 248,2 milioni di ettolitri, ai minimi dal 1975 con un trend di crescita solo negli Stati Uniti (20,6 milioni di ettolitri, +7%), in Australia (11,6 milioni di ettolitri, +4%) e in Sud Africa (10 milioni di ettolitri, +4%). 
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