Tra Novecento e Metafisica, la prima grande mostra monografica su Ram
Cenerentola, 1931-38

La Galleria Frascione Arte di Firenze fino al 7 dicembre 2019 ospita “Ram Tra Novecento e Metafisica. La natura ricreata”, la prima grande mostra monografica organizzata in questa città dedicata ad uno tra gli artisti fiorentini più importanti della prima metà del Novecento: Ruggero Alfredo Michahelles (Firenze, 1898-1976), in arte Ram.

Curata da Susanna Ragionieri, la mostra è stata possibile grazie alla consulenza e alla preziosa collaborazione del curatore dell’Archivio Thayaht & Ram di Firenze, Riccardo Michahelles, un evento unico per poter ammirare una ricca selezione di opere dell’artista, provenienti per l’occasione da prestigiose collezioni private.

Nelle sale della galleria di via Maggio sono esposte infatti 34 opere di Ram, fratello del celebre Thayaht, tra cui sculture, disegni, collage e dipinti che spaziano dai primi anni Venti fino alla seconda metà degli anni Sessanta. Alcune di esse esposte per la prima volta.

Poliedrica figura di artista attivo come pittore, scultore, illustratore, graphic designer e incisore, con interessi nel mondo della scenografia teatrale, della moda, dell’architettura, Ram rappresenta appieno il prototipo di intellettuale cosmopolita, “a cui l’arte – come scrisse Raffaello Franchi già nel 1926 – riesce positiva e precisa, pur cambiando ispirazione e forma». Nella tensione astraente, sintetica e consapevolmente decorativa delle sue opere come nell’adozione dei differenti linguaggi, sempre finalizzati alla ricerca di una bellezza capace di farsi interprete del proprio tempo, è da riconoscersi una voce fra le più significative e profonde di quello spirito di modernità che caratterizza e attraversa tutta la prima parte del XX secolo, definendone la complessa e talvolta controversa atmosfera.

La mostra illustra il percorso compiuto dall’artista fiorentino dagli anni Venti agli anni Sessanta del Novecento. Del primo decennio sono quindi visibili le influenze iniziali dello stilismo di Dominique Ingres compenetrate dai riflessi «tra fiammingo e caravaggesco” delle opere italiane studiate nei musei.

Del decennio successivo invece emerge con forza la sua personale esperienza neo-metafisica, in cui entrano in gioco tangenze con gli «Italiens de Paris» attivi nella capitale francese: Alberto Magnelli, Mario Tozzi, Renato Paresce e soprattutto Giorgio de Chirico. Il tema della natura ricreata attraverso l’indagine di una bellezza pura e trascendente, resta alla base di una serie di ritratti che giungono a toccare gli anni Quaranta e si va rafforzando anche nel decennio successivo. Rappresentativi della produzione del pieno dopoguerra, è il ciclo degli acrobati e dei saltimbanchi che vanno a dialogare con le lontane radici del Picasso blu e rosa. Nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta, RAM si orienta verso il mondo astraente delle forme, dei nudi frammento e dell’illuminazione in un puro e libero gioco di ritmi, colore e luce compiuto sull’orlo dell’assoluto.

La mostra è inserita nel calendario degli eventi della Florence Art Week che si terrà in occasione della 31° Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze e resterà aperta al pubblico fino al 7 dicembre 2019.

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