Resta il pericolo dazi ma il mercato Usa è necessario, strategico e non sostituibile per l'export italiano

L’Italia esce indenne dall’ultimo giro di valzer sui dazi: nessun nuovo prodotto Made in Italy entra nella lista rivista di quelli soggetti a nuove misure trumpiane. “Una buona notizia per tutto il settore” ha commentato Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia.

“Un mercato necessario, strategico e non sostituibile per il nostro export”. Questo un altro dei commenti che Filiera Italia ha dato parlando dello sbocco americano che oggi, pur gravato da dazi al 25% sulle principali eccellenze (come olio, salami e formaggi a pasta dura) vale comunque, stando agli ultimi dati Istat appena diffusi, 4,5 miliardi di euro e si posiziona al primo posto nei mercati extraeuropei e comunque al secondo posto in assoluto, con un tasso di crescita a due cifre, che ha visto aumentare nel 2019 le nostre esportazioni verso quel paese, del + 11,1% rispetto al 2018.
Un dato eccellente che, sempre stando ai dati Istat, rispecchia l’ottima performance dell’export di settore in generale: +8,0% dicembre 2019 sullo stesso mese del 2018, con un consuntivo sui 12 mesi a +6,6%, superando il +6,0% che era stato previsto, per un totale di 35,4 miliardi, rispetto ai 35,2 previsti.

Una crescita a passo spedito confermata anche dalle analisi sul posizionamento competitivo delle importazioni agroalimentari effettuate sui dati 2018 che vedono l’industria alimentare italiana al 4° posto come paese fornitore per gli USA dopo Canada, Messico e Francia, al 6° posto per l’agroalimentare comprendendo il settore primario. Con posizioni di spicco sul settore lattiero-caseario e sui formaggi, dove per esportazioni il nostro paese è al 1° posto in assoluto, nonostante le sofferenze per imitazioni e contraffazioni, bene anche gli spumanti dove l’Italia è al 2° posto e sta riprendendo terreno sui francesi, di tutto riguardo, infine, il comparto delle carni preparate dove siamo al 3° posto dando un importante distacco al 4° classificato, la Nuova Zelanda.
“Resta ancora molto da fare – ha aggiunto Scordamaglia – soprattutto in termini di difesa delle nostre eccellenze contro l’Italian sounding”.

Infatti, in USA il Made in Italy è apprezzato, ma i prodotti tarocchi continuano a spingere: negli Stati Uniti, infatti, sono falsi 5 prodotti alimentari con evocazione di italianità su 6 e il falso italiano vale 23 miliardi di euro, più di 4 volte l’export del belpaese. “Un plauso al governo e all’ultima missione del sottosegretario agli Esteri, Ivan Scalfarotto, durante la quale era stato chiesto il supporto del congresso Usa” ha evidenziato ancora Scordamaglia, che ha concluso spiegando che “va bene tirare un sospiro di sollievo ma resta importante continuare a sedersi ai tavoli di negoziazione bilaterale in parallelo con i negoziatori dell’Ue”

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