Lo scorso 5 Marzo Chapman University ha ospitato il tanto atteso convegno “Culture and Business: An Italian Perspective”, realizzato dal dipartimento di Italiano dell’università con il supporto dell’Istituto Italiano di Cultura di L.A., la Camera di Commercio Italy-America West di L.A., L’Italo-Americano newspaper e i Patrons of Italian Culture, il tutto sotto gli auspici del Console Generale di Los Angeles Dott. Antonio Verde. La giornata si è aperta con il benvenuto del Rettore Dott. Daniele Struppa che ha accolto gli studenti e l’ampio pubblico d’interessati e addetti ai lavori, soffermandosi sullo stato attuale dell’Italia, non solo crocevia di una millenaria cultura, ma allo stesso tempo incubatore di avanguardie progressiste che l’hanno saputa comunque rendere un Paese moderno. A seguire il professor Roberto Pacchioni, coordinatore del dipartimento di Italiano, ha aperto i lavori con una serie di relatori d’eccellenza rappresentanti di modelli imprenditoriali di successo che l’Italia, anche grazie alle glorie del passato, ha saputo produrre in vari settori aziendali. A rendere unica la giornata, infatti, è stato il discorso di apertura del Dott. Florindo Blandolino, direttore dell’Italian Trade Agency di Los Angeles, e la presenza quale moderatore di Joseph Baird, membro dell’Italian Studies Council presso Chapman University.
 
Hanno quindi preso la parola alcuni esponenti di diversi settori come cinema, architettura, design e agricoltura, tra cui Timothy O’ Connel, CEO di H-FARM Venture, Jari Ognibeni, co-founder and CEO di Industrio, Ilaria Mazzoleni, titolare di IM studio Milano Los Angeles, Victor Laruccia, direttore esecutivo del San Diego Italian Film festival. A chiusura gli studenti e tutti i partecipanti sono stati coinvolti in un momento di networking con le aziende italiane presenti in California per toccare con mano come il modello del “Made in Italy” sia un format vincente e avvincente che riesce sempre, nonostante le difficoltà endemiche, a dominare il mondo dal punto di vista tecnologico e creativo.

Dott. Florindo Blandolino, direttore dell’Italian Trade Agency di Los Angeles

Dott. Pacchioni come è nata l’idea di questo evento che ha raccolto l’interesse di istituzioni italiane e giovani studenti?
L’evento è nato grazie alla collaborazione tra la comunità italiana e il dipartimento di italiano di Chapman University e rappresenta indubbiamente uno dei risultati più emozionanti del dialogo iniziato circa due anni fa quando è nato l’Italian Studies Council alla Chapman University. Il nostro obiettivo è aiutare gli studenti di italiano a costruire un ponte tra i loro interessi e obiettivi professionali con l’Italia. Allo stesso tempo abbiamo voluto bilanciare il pregiudizio comunemente condiviso che vede l’Italia come priva di potenzialità economiche, mostrando invece che molti leader del mondo del business oggi decidono di investire proprio in Italia per le sue risorse culturali, scientifiche e artistiche.
 
Come ritiene sia stato percepito e interpretato dai vari relatori il connubio cultura e business?
Questa intersezione poco esplorata in ambito accademico si è rivelata uno degli aspetti più affascinanti dell’evento. Tutte le presentazioni e gli interventi hanno fatto trasparire alcune sottigliezze riguardo al modo in cui cultura e affari si intrecciano. Ad esempio Ilaria Mazzoleni, che dirige uno splendido programma educativo in Val Taleggio, ha mostrato come il rapporto con la natura espresso da certe tradizioni e paesaggi rurali italiani sia una finestra per avvicinarsi a modi più sostenibili di concettualizzare design e architettura. Anche Victor Laruccia, che dirige l’importante festival del cinema italiano di San Diego, ha stimolato la consapevolezza degli spettatori riguardo alla nozione di qualità che molti italiani difendono con fervore quando si tratta di scelte culinarie, automobilistiche o di vestiario e che dovrebbe anche essere estesa ai film che scegliamo di consumare.

Ospiti dell’evento “An Italian Perspective”

Le aziende italiane hanno ancora un certo appeal sul giovane pubblico americano?
Sì, e specialmente quando le aziende mantengono radici propriamente italiane, per esempio quando i prodotti rivelano aspetti poco conosciuti e unici della cultura italiana che ne interpretano la ricchezza storica differenziandosi per stile di vita e modo di pensiero dal mondo americano. Le iniziative altamente radicate sul territorio eppure profondamente globali di gruppi come Industrio in Trentino e H-Farm in Veneto, entrambi rispettivamente rappresentati all’evento dai loro CEO Jari Ognibeni e Timothy O’Connell, sono esempi eclatanti di questo genere di innovazione italiana.
 
Trova che siano ancora radicati stereotipi di inefficienza legati al sistema di fare business da parte degli italiani?
Il direttore dell’Italian Trade Agency di Los Angeles, Dott. Florindo Blandolino, ha parlato nel suo discorso plenario di alcuni aspetti considerati limiti nell’economia italiana, come la forte burocrazia che può essere d’ostacolo alla crescita, ma che allo stesso tempo è anche un’incredibile palestra che prepara le compagnie italiane ad integrarsi facilmente all’interno di sistemi legali e burocratici imposti da contesti stranieri. Certamente, molti aspetti della società italiana e del modo di relazionarsi al lavoro possono, generalmente parlando, essere percepiti come “inefficienti” da un americano. Sicuramente l’italiano ha molto da imparare dall’americano riguardo aspetti quali finanziamento, organizzazione, promozione, coordinazione e relazione con il cliente. Allo stesso tempo però, a causare queste differenze è anche uno dei fattori che agevola la creatività italiana tanto apprezzata all’estero. Per esempio, la protezione di un certo diritto all’indolenza e alla mancanza di progettazione, il proverbiale ritardo, è anche ciò che permette all’italiano di vivere in una dimensione temporale differente da quella dell’americano, una dimensione che può favorire, nei migliori dei casi, la contemplazione, il flusso delle idee e l’inventiva. E il contemplare, in un paese così vario nella ricchezza di stimoli storici, culturali, artistici e ambientali come l’Italia, significa entrare in un dialogo mentale con una singolare e notevole molteplicità di voci. Questa è una delle tante sottigliezze di fondamentale importanza che l’evento ha messo in luce.

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