Da Corigliano Calabro a Capo Colonna: lo Jonio visto dalla Calabria tra castelli, codici miniati e santuari magnogreci

Da Corigliano Calabro a Capo Colonna: lo Jonio visto dalla Calabria tra castelli, codici miniati e santuari magnogreci

E’ intenso il colore dello Jonio, al largo, mentre è color perla vicino alla battigia di sabbia dorata. L’acqua trasparente. C’è un senso di amenità. Le architetture dei paesini lungo la costa sono modeste, non invasive. Siamo in prossimità del bivio per Corigliano Calabro. La città si scorge bene, là in alto sulla collina. Sarebbero arabe le sue origini, due decenni anteriori all’anno Mille.

Dopo la conquista normanna, ad opera di Roberto il Guiscardo, nel 1073 venne edificato il Castello e la chiesa di San Pietro. Intorno si sviluppò la città. Corigliano fu feudo dei conti di Sangineto, poi dei Sanseverino. Belle e da visitare sono la Collegiata di San Pietro, la chiesa carmelitana della SS. Annunziata, la chiesa di Sant’Antonio, la chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, che vanta un bel Crocifisso seicentesco opera di Umile Pintorno. E ancora la chiesa madre di Santa Maria Maggiore, risalente al X secolo, con preziosi arredi lignei intagliati e un dipinto seicentesco attribuito a Cesare Fracanzano. Notevoli anche le chiese di Sant’Anna e San Francesco di Paola. Superbo, spicca su tutti il Castello ducale.

Neanche 20 km e s’arriva a Rossano Calabro, magnifica cittadina che conserva, nel Museo diocesano, il Codex Purpureus, uno dei Vangeli più antichi al mondo, patrimonio dell’Unesco.
La città ha origini antichissime (XI secolo a.C.). Diventata colonia della Magna Grecia e successivamente avamposto romano, l’imperatore Adriano vi fece edificare un porto capace di ospitare fino a 300 navi.
Grande fu lo splendore economico e culturale della città sotto la dominazione bizantina, per cinque secoli fino al 1050, riuscendo a non farsi espugnare dagli invasori barbari, longobardi e saraceni. Le splendide testimonianze artistiche bizantine la fanno definire “Ravenna del Sud”.

Da vedere per fare un tuffo nella storia è il Codice Purpureo di Rossano, preziosa pergamena di color violaceo, composto da 188 fogli scritti in argento e oro, in un bellissimo carattere greco mirabilmente miniato. Risale a 14 secoli fa. L’influsso d’una delle miniature del Codice - la resurrezione di Lazzaro - sembra possa rilevarsi perfino in un affresco di Giotto, nella Cappella degli Scrovegni a Padova, e in un affresco del Beato Angelico, nel convento di San Marco a Firenze. Il Codice è davvero un’opera di straordinaria bellezza.

In alto, dietro Rossano, si notano i contrafforti della Sila, vasta catena montuosa coperta di foreste che con il Pollino e l’Aspromonte costituisce la spina dorsale appenninica della Calabria.
Da Rossano Calabro s’avanza verso Crotone. A metà strada s’incontra Cirò Marina, cittadina sorta sull’antico sito dov’era la colonia magno-greca di Krimisa. Nelle vicinanze, presso punta Alice, i resti del Tempio di Apollo Aleo. Apprezzata come città balneare, Cirò è rinomata per l’omonimo vino (bianco, rosato e rosso classico), ricavato dal vitigno Gaglioppo, e per l’agrume “clementina di Calabria”. Altri vini dell’area sono il Greco (bianco e nero) e il Savuto.

Ancora una quarantina di chilometri e siamo a Crotone, città capoluogo di provincia, 63mila abitanti. E’ l’antica Kroton, colonia della Magna Grecia, famosa per le ricchezze, per Pitagora e la Scuola dei metafisici. Il possente Castello, edificato sul promontorio dov’era l’antica acropoli, e i baluardi cinquecenteschi fatti edificare dal viceré di Napoli Pedro da Toledo a difesa delle incursioni turche, connotano l’intrico della città vecchia che affaccia sul grande porto.

Meritano una visita il Duomo, il Castello che ospita il Museo Civico, il Museo Archeologico con i reperti recuperati a Capo Colonna e nell’area dell’antica Kroton.
A Capo Colonna sono visitabili i resti del santuario di Hera Licinia – ne restano il basamento e la colonna d’un tempio dorico – mentre arredi funebri, monete, terrecotte votive ed altri reperti sono esposti nel Museo Archeologico. Rilevata sul mare, selvaggia e bellissima, la costa che da Capo Colonna va a Capo Rizzuto. Qui si incontrano scogliere scoscese, tra sprazzi di macchia mediterranea e piccole calette di sabbia dorata, e un  mare che ostenta una varietà di colori e fondali stupendi.

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