Grand tour nello spettacolare Golfo di Napoli: da Capri alla Villa San Michele di Anacapri

Grand tour nello spettacolare Golfo di Napoli: da Capri alla Villa San Michele di Anacapri

La mappa letteraria  di Capri è  ricca di  luoghi  che  rievocano  scrittori, artisti, poeti, personaggi  anche molto   eccentrici, come il barone Fersen, scrittore follemente nevrotico e  cocainomane che si rifugiò a Capri per sfuggire ai troppo numerosi scandali che costellarono la sua breve esistenza. 

Jacques d'Adelswärd-Fersen si ritirò nell’isola dove  visse  assieme al  compagno  Nino Cesarini  fino al suicidio, con un’ overdose di cocaina si disse,  nel 1923.  Costruì Villa Lysis in stile liberty a contrasto con le sontuose rovine della vicina Villa Jovis, la principale residenza dell’imperatore Tiberio. 

Si ricorda l’approdo caprese del giornalista-scrittore Curzio Malaparte in visita all’amico Axel Munthe nel 1936 : nel ’38  cominciò a costruire  una stravagante dimora  da lui chiamata Casa come me, disegnata sulle forme di un carro armato, originale esempio del razionalismo italiano e di integrazione fra natura e architettura.

Geografie e luoghi  segreti,  simbolici, metaforici, misteriosamente legati all’immaginazione  degli artisti e degli scrittori che li hanno lungamente sognati o abitati,  personaggi che hanno fatto la storia e il mito dell’isola.

Capri era divenuta  meta di artisti in cerca di un rifugio tranquillo e dei viaggiatori del Grand Tour compiuto dai brillanti e mondani giovani-bene di tutta Europa per completare la propria formazione con la conoscenza diretta di bellezze artistiche e naturali. Si potrebbe scrivere una lunga lista di  grandi scrittori affascinati dall’isola: vi passarono  H.C. Andersen e Dumas, Nietzsche, Rilke, Conrad, Turgenev, Gorkij, Shaw, D.H.Lawrence.  

Poeti, drammaturghi, filosofi, aristocratici vogliono vivere, anche per un breve soggiorno, il sogno di Capri, molti vi si stabiliscono definitivamente contribuendo a trasformare l’isola in un centro di cultura internazionale.  In cima ad Anacapri  veglia sull’assoluta magnificenza del golfo di  Napoli la sfinge di granito  della  Villa di Axel Munthe (1857-1949)  trasportata fin lassù da misteriosi abissi, almeno da quanto il medico svedese scrisse nel suo immaginifico libro, La storia di San Michele, racconto autobiografico di immenso successo. Metà donna, metà leonessa, questa figura esotica, custode muta di antichi misteri, si erge a simbolo del potere magico che nell’isola favorisce la fusione  tra gli elementi più disparati...

Immersa nella luce accecante del Mediterraneo, Villa San Michele è la stupefacente invenzione artistica del  medico-scrittore,  innamorato  di Capri e dell’Italia,  così che   la villa e il suo giardino  rispecchiano in pieno  la visione esistenziale di un   personaggio eccentrico e  sfaccettato, amante della natura e degli animali, sui quali aveva un  forte ascendente  così come sui suoi pazienti, la maggior parte donne affette da  isteria,  ai tempi  malattia di gran  moda.  I leoni  dello zoo e le isteriche della Salpêtrière, la clinica psichiatrica parigina  dove fu allievo del celebre Charcot, erano ugualmente docili ai suoi comandi.

Siamo a fine Ottocento e il medico cosmopolita decide di ritirarsi a Capri, già folgorato dalla sua bellezza in occasione di una prima visita all’isola. Medico di talento, benedetto da un intuito fulminante, l’intraprendente, Munthe conobbe Capri quando aveva diciotto anni, già allora decise che vi avrebbe edificato la propria dimora, perché quello, lo sentiva, era il luogo dell’ anima. Da Capri,con l’asinella Rosina e una bella ragazza dagli occhi  splendenti salì  al piccolo borgo di  Anacapri:  “Arrivammo finalmente in cima ai settecentosettantasette gradini e passammo sotto una volta con i grandi cardini di ferro del suo primo ponte levatoio, sempre attaccato alla roccia…

Tutto il Golfo di Napoli era ai nostri piedi, circondato da Ischia, Procida, Posillipo guarnito di pini, la scintillante, bianca linea di Napoli, il Vesuvio con la sua rosea nuvola di fumo, la pianura di Sorrento protetta da Monte Sant’Angelo e più lontano gli Appennini coperti di neve. Subito, sopra le nostre teste, addossate come nidi d’aquila alla roccia scoscesa, c’erano le rovine di una piccola cappella. Il suo soffitto a volta era sfondato, ma le sue mura crollanti sorreggevano ancora enormi blocchi di muratura, che formavano uno strano e traforato disegno simmetrico”.

Camminando nella campagna si imbatte  in quella prima visita all’isola, in un vecchio  intento a scavare   solchi per  piantare  nuove viti . Era il falegname mastro Vincenzo che con le sue mani aveva costruito una casetta di sassi e mattonelle recuperate. Ovunque spuntavano dalla terra capitelli, pezzi di colonne, marmi. “Tutta roba di Timberio”, dicevano i locali, pensando all’imperatore Tiberio che a Capri aveva vissuto gli ultimi anni della sua vita e vi aveva edificato,  così scrive  Tacito,  dodici dimore. La casetta bianca di mastro Vincenzo si insediò da quel giorno nei pensieri del giovane Axel. Nell’estate del 1884 scoppiò un’epidemia di colera e i primi morti furono a Napoli. Munthe lesse la notizia su un giornale svedese e vi si precipitò. “Devo la poca felicità di cui godo all’Italia- scriverà- ci sono andato per ringraziarla”.

”La casa era piccola e presentava poche stanze, ma vi si trovavano numerose logge, pergole e terrazze da dove era possibile vedere il sole, il mare e le nuvole; lo spirito ha bisogno di più spazio del corpo”- così nel  romanzo  La Storia di San Michele Axel Munthe descrive la sua Villa ad Anacapri, in origine il rudere di una  cappella medioevale intitolata al santo omonimo. La costruzione stessa di San Michele ha del favoloso: Munthe avrebbe realizzato tutto da solo, con l’aiuto dei popolani, la benevolenza di Sant’Antonio e il placet del genio del luogo.  La vigna fu trasformata nel giardino che ammiriamo ancora oggi : viti, glicine, rose e altre piante,  fiori  meravigliosi di ogni tipo  e  colore.

A dare un carattere  unico all’edenico giardino sono le statue e  i frammenti di sculture inseriti nei muri,  prima fra tutte l’inquietante  sfinge  di  granito che  dalla balaustra della  Cappella dedicata a San Michele si affaccia sul Mediterraneo, il mare dei miti e degli eroi. Munthe raccontò di averla vista prima in sogno tra le rovine di una villa dell’epoca  di Nerone che riuscì poi  a rintracciare  sulla costa calabra... Sotto il pergolato sono  esposti frammenti di  un sarcofago del III secolo d.C., un’Artemide dagli sfolgoranti occhi d’argento, il busto in marmo dell’imperatore Tiberio;  nello studio,  sulla parete,  la maschera di Medusa che avrebbe lui stesso recuperato dal mare alla profondità di 30 metri.

La Cappella, adibita a biblioteca e sala della musica, sorge sulle rovine di una costruzione  del 970. Nel tratto finale del pergolato furono aggiunte  le targhe commemorative dei suoi amati  cani,  Tom e Fellow,  i favoriti della regina Vittoria di Svezia spesso  ospite della Villa. Munthe  lasciò  Villa San Michele in eredità allo Stato svedese, tra il 1919 e il 1920  venne  affittata alla turbolenta marchesa Luisa Casati Stampa e ad   Eleonora Duse, la grande tragica,  musa e amante di Gabriele D’annunzio.

Oggi Villa San Michele ospita ogni anno, da giugno a settembre, la rassegna  I Concerti al Tramonto, una delle  iniziative promosse dalla Fondazione svedese proprietaria della villa  la cui attuale sovrintendente è Kristina Kappelin.

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