La società sotto la scorza della commedia: Paola Cortellesi e il cinema comico

La società sotto la scorza della commedia: Paola Cortellesi e il cinema comico

Paola Cortellesi nel Teatro Petruzzelli di Bari (Ph. Bif&st 2019)

Paola Cortellesi è stata protagonista della prima, affollatissima Masterclass del 10° Bif&st al Teatro Petruzzelli durante la quale ha raccontato la genesi di “Come un gatto in tangenziale”, proiettato prima dell’incontro, ma anche del suo ultimo film “Ma che ci dice il cervello” e di come è arrivata a diventare una delle attrici più amate e di maggior successo del recente cinema italiano tanto da ricevere, a Bari, il Federico Fellini Platinum Award. 

“Il film è nato da una esperienza personale che ha visto me e mio marito, il regista Riccardo Milani alle prese, alcuni anni fa, con una storia tra la seconda figlia del suo primo matrimonio e un ragazzo del quartiere Bastogi, un quartiere di Roma molto duro con un’alta presenza di criminalità. Con Riccardo eravamo inizialmente un po’ preoccupati poi abbiamo capito che stavamo discriminando luoghi e persone. Anche i genitori del ragazzo erano diffidenti, poi ci siamo conosciuti ed è andata molto bene. Da questo pensiero è nata l’idea del film. In quanto al mio personaggio l’ho scritto sulla base di persone vere, è la somma di tante donne che ho conosciuto, anche le mamme delle mie compagne di quando vivevo in periferia. Quello utilizzato nel film è un linguaggio che conosco, non ho avuto alcuna difficoltà a replicarlo.”

A Bastogi, Paola Cortellesi ha stretto anche un rapporto con le due sorelle Alessandra e Valentina, le ‘borseggiatrici’ del film che pochi mesi fa sono state nuovamente arrestate per furto aggravato. “Inizialmente i loro personaggi non erano nemmeno nel copione, le abbiamo conosciute a Bastogi durante i provini che abbiamo fatto con vari abitanti del quartiere e ci hanno colpito al punto da farci modificare la sceneggiatura. Ora io sono un po’ arrabbiata con loro, mi avevano promesso che non avrebbero fatto più quello che facevano e spero che ci riescano prima o poi”.

Sono temi importanti, quelli trattati in “Come un gatto in tangenziale” come pure quelli di “Ma che ci dice il cervello” che, sotto la scorza della commedia, tratta della crescente aggressività presente nella società di oggi e della delegittimazione delle competenze.

“Siamo nel solco della commedia all’italiana” ha osservato l’attrice. “A me piace il cinema comico e ho fatto anche diversi film comici ma la commedia offre la possibilità di affrontare anche aspetti tragici, le miserie, l’ignoranza, di parlare del reale ma con ironia. La commedia sociale ti lascia ironizzare sulle cose, il che non significa essere superficiali. Parlare di cose brutte con ironia è difficile, quando ci riusciamo è importante perché il pubblico ride, si diverte ma ha anche spunti per dialogare. È bello fare un cinema popolare e nello stesso tempo utilizzarlo come un cavallo di Troia per veicolare certi contenuti. Certo, poi c’è Checco Zalone che è bravissimo, invece, a unire cinema comico e commedia, a fare ridere di pancia e nello stesso tempo fare un’analisi sociale, che lo spettatore può ritrovare se va in profondità. Lui sì che accontenta tutti.”

Sulla scelta di intraprendere la carriera di attrice: “Sono sempre stata una persona molto curiosa cui piace fare cose molto diverse. Da giovanissima, avevo la possibilità di diventare una cantante ma avrei dovuto scegliere un solo genere mentre fare l’attrice consente di fare tutto, di vivere tante vite. In quanto al cinema, all’inizio della mia carriera facevo molta televisione e mi dicevano che per il cinema ero troppo televisiva. Poi ho fatto tanto teatro e mi dicevano che ero troppo teatrale per il cinema. Quando ho cominciato a fare cinema ho pensato quindi non tanto di giocare sulla fisicità ma sul registro, quello dell’umorismo, che storicamente è sempre stato prerogativa degli attori uomini, Monica Vitti è stata una felice eccezione”.

“Oggi ho la possibilità di essere una protagonista: sono grata ai produttori per questo ma devo dire che il varco me lo sono aperta da sola, con la mia ‘tigna’ e il mio team con cui lavoro alle sceneggiature. Spero che in futuro le donne non debbano essere ostinate come lo sono stata io per raggiungere questo obiettivo”.

 

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