Senza Rossetto, film ricerca sull'immaginario femminile alla vigilia del voto del '46

Senza Rossetto, film ricerca sull'immaginario femminile alla vigilia del voto del '46

Al via il tour di Senza Rossetto, il film di Silvana Profeta, con il montaggio di Milena Fiore, che indaga attraverso video-testimonianze, girati, materiali di repertorio resi disponibili dall’Aamod e dall’archivio Luce Cinecittà, la costruzione dell’immaginario femminile intorno agli anni che precedono il 2 giugno del 1946, data che vede le donne italiane acquisire per la prima volta il diritto al voto e diventare soggetto politico attivo nella costruzione dell’identità nazionale.

E' un progetto che raccoglie storie di donne, le une in relazione reciproca e dinamica con le altre, capaci di farsi racconto all’interno di una narrazione non – lineare che procede a ritmi alternati sfruttando contenitori e linguaggi diversi. E’ frutto d’incontri unici e degli sforzi reciproci tra le parti di interrogare, riattivare e ricomporre memorie intime e private, spesso ritenute irrilevanti o inaffidabili ma che, a mio modo di vedere, costituiscono le tracce vive della “grande storia”, che pretende di essere scienza obiettiva e lineare.

Il documentario nasce dall’esigenza di seguire queste tracce e di costruire una trama tessuta con i frammenti ottenuti attraverso il taglio delle testimonianze (operazione affatto neutra, ma che rinvia, quantomeno nelle intenzioni, ad un atto creativo e dialogico) per ricomporli ed innestarli all’interno di una narrazione complessa e polifonica. Una narrazione che si alimenta anche d’immagini visive personali e d’archivio, così come di musiche, che fanno da sfondo, in modo onirico ed evocativo, ad un tempo contratto tra passato, presente ed oblio.

Tappa essenziale di un progetto cross-mediale avviato nel 2016 da Silvana Profeta, antropologa visuale, ed Emanuela Mazzina, archivista, il nome del film fa riferimento alla raccomandazione impartita di evitare il rossetto per non sporcare la scheda che doveva essere umettata e incollata, pena l’invalidazione.

Il film costruisce  una narrazione polifonica e complessa,  volendo raccogliere le storie personali ed intime di tante donne - distanti per classi sociali e geografie, per ideali e visioni del mondo - riattivare i ricordi del passato su alcuni temi scelti - la dittatura, la guerra, l’antifascismo, la libertà raggiunta -  ed innescare riflessioni sul presente e sul futuro che ancora le attende, permettendo una rilettura della memoria collettiva attraverso il dipanarsi di memorie minute, emotive e nascoste, mai completamente date una volta per tutte e sempre interrogabili nel tempo.

 

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