Dalla sua Venezia a Washington per celebrare, nella prima retrospettiva in Nord America, i 500 anni di Tintoretto

Dalla sua Venezia a Washington per celebrare, nella prima retrospettiva in Nord America, i 500 anni di Tintoretto

Storia. Allegoria. I trionfi della Serenissima. Colori intensi. Pennellate audaci e decise. Una mente anticonvenzionale. Un modo di creare visionario. Il suo nome è Jacopo Robusti, ma la Storia lo ricorda come “Tintoretto”.
Figlio di un tintore di tessuti di seta, da cui il soprannome, seppe sfidare la tradizione consolidata incarnata da Tiziano, sbalordendo e scegliendo di innovare non solo con ardite soluzioni tecniche e stilistiche, ma anche con sperimentazioni iconografiche che segnarono un punto di svolta nella storia della pittura veneziana del Cinquecento.

In occasione del 500° anniversario della sua nascita, la città di Venezia ha voluto rendere omaggio a uno dei suoi figli più illustri con la mostra “Tintoretto 1519-1594”, da poco conclusasi a Palazzo Ducale. Una splendida parata di 50 dipinti e 20 disegni autografi dell’artista, prestati dai grandi musei internazionali, unitamente ai famosi cicli realizzati proprio nella sede Dogale tra il 1564 e il 1592, visibili nell’originaria collocazione.

Un percorso espositivo studiato nei minimi dettagli e curato con erudita passione da Robert Echols e Frederick Ilchman con la direzione scientifica di Gabriella Belli. Un percorso che ha potuto beneficiare di prestiti illustri da parte di musei e collezioni private sbarcate in laguna dal Bel Paese, da Stati Uniti ed Europa a cominciare da Londra e dalle sue National Gallery, Royal Collection, Victoria and Albert Museum e Courtauld Gallery.
Cinque opere sono arrivate dal Prado di Madrid, tra cui  Giuseppe e la moglie di Putifarre (1555 circa), Giuditta e Oloferne (1552- 1555) e Il ratto di Elena (1578- 1579). Prestigiosi arrivi anche dagli Staatliche Museen di Berlino (Ritratto di Giovanni Mocenigo, 1580 circa) e dal Kunsthistorisches Museum di Vienna (Susanna e i vecchioni, 1555-1556). La mostra ha potuto contare sulle opere prestate dalle città di Dresda, Gent, Lione, Otterlo, Rotterdam e Parigi, dal cui celeberrimo Museo del Louvre è arrivato un autoritratto dell'artista, utilizzato per la chiusura della rassegna. Un autoritratto anche l’opera che ha aperto il percorso espositivo, prestato dal Philadelphia Museum of Art.

Il contributo degli USA si è avvalso anche della collaborazione dei musei di Chicago, New York e Washington DC. Ed è proprio nella capitale degli Stati Uniti, presso la National Gallery of Art, che si sposterà l'esposizione visibile a partire dal 10 marzo 2019 “Tintoretto. Artist of Renaissance Venice”.

L'evento appena conclusosi era molto atteso nell'antica città lagunare. Era dal 1937 che l’artista veneziano non era oggetto di un'importante retrospettiva nella sua città natale. Più che soddisfatta la Fondazione Musei Civici di Venezia, orgogliosa non solo di avere onorato il maestro nel cinquecentenario della sua nascita, ma anche di averne tramandato l'influenza che ebbe nei secoli a venire.
Un lavoro complessivo davvero notevole al quale hanno dato il proprio fondamentale contributo importanti soggetti, a cominciare da Save Venice sul fronte delle analisi scientifiche e interventi conservativi; la Curia Patriarcale di Venezia, che ha reso disponibile il proprio patrimonio; istituzioni veneziane che hanno reso possibile la creazione di una "mostra diffusa", a partire dalle Gallerie dell'Accademia e dalla Scuola Grande di San Rocco.

“Mai sono stato così totalmente schiacciato a terra dinanzi a un intelletto umano, quanto oggi davanti a Tintoretto. Quanto alla pittura penso di non aver saputo che cosa significasse fino a oggi… (Tintoretto) ti delinea la tua figura con dieci tratti e la colora con altrettanti. Non credo che gli servissero più di dieci minuti per inventare e dipingere una figura intera. Prende il via e accumula schiere su schiere, moltitudini che nessuno riesce a contare, senza mai fermarsi, senza mai ripetersi, nuvole e vortici e fuoco e infinità di terra e mare, per lui niente fa differenza”. E’ il ritratto dell’artista che ci ha lasciato in eredità il critico inglese John Ruskin dopo aver visitato la Scuola Grande di San Rocco. Un ritratto che mostra quanto “il più veneziano tra gli artisti del Rinascimento”, sia stato capace di stupire e impressionare intere generazioni di amanti dell’arte. Ha stupito i suoi contemporanei, impressionato El Greco, Rubens e Velasquez, anticipato per molti versi la sensibilità di artisti contemporanei e ora, a 500 anni dalla nascita, continua ad affascinare il pubblico anche oltreoceano. Quella di Washington sarà la prima retrospettiva di Tintoretto in Nord America.
A riempire il “vuoto” lasciato dall'artista a Palazzo Ducale, ci sarà un altro grande veneziano: Giovan Antonio Canal detto Canaletto con la mostra “Canaletto e Venezia" che si terrà dal 23 febbraio al 9 giugno.

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