A Firenze non si va solo per il David di Michelangelo, ma pure per trovare tipicità, innovazione e ricerca a tavola

A Firenze non si va solo per il David di Michelangelo, ma pure per trovare tipicità, innovazione e ricerca a tavola

A Firenze il panorama dell'offerta gastronomica è vastissimo: si parla di oltre 200 attività ristorative per kmq in città. Perciò per il turista, soprattutto per chi proviene dall'estero, non è facile operare la scelta giusta e soprattutto incontrare la qualità e il buon prezzo. Ovviamente non stiamo parlando  del crocierista che si trattiene in città solo poche ore e ha il tempo di fare poche visite e di consumare appena un panino. Si tratta invece del viaggiatore che può dedicare tempo alle visite artistico-culturali e alla conoscenza delle tipicità locali.

Per fortuna, nell'epoca del fast food o del unk food, c'è ancora chi va in cerca della bellezza, della genuinità e dei prodotti tipici dei paesi che visita. E come è noto che il David di Michelangelo è un capolavoro indiscusso della storia dell’arte fiorentina,  ammirato da visitatori da ogni parte del mondo e custodito alla Galleria dell'Accademia, così proprio a due passi da questo museo, abbiamo scoperto un bel patrimonio di scienza gastronomica gestito da  un ristoratore, Gianni Iacovitti di Accademia, che nella città del giglio porta avanti da anni una continua ricerca della qualità e della modernità in cucina. Incuriositi da un certo tam-tam, lo abbiamo incontrato e gli abbiamo posto alcune domande sulla sua attività, che sta riscuotendo un notevole successo.

Ci racconta come è nata la sua passione per la cucina e per il buon cibo?
Sono venuto a Firenze dall'Abruzzo per studiare molti anni fa e ci sono rimasto. Mi è sempre piaciuto cucinare e sperimentare nuove ricette e prodotti tipici.

Quando ha iniziato la sua attività di ristoratore a Firenze?
Sono ormai 24 anni che gestisco la mia attività, crescendo sempre più e servendo numerosi avventori da ogni parte del mondo. Praticamente nessuno si perde la visita al David all'Accademia.

Chi l'ha ispirato maggiormente nelle sue  proposte culinarie?
Mia moglie Inka, che è italoamericana, mi ha aiutato nel saper accontentare la clientela proveniente dagli Usa.

Qual è il piatto preferito dagli statunitensi? 

Senza dubbio gli spaghetti con le polpette, le cosiddette meatballs. È un piatto che gli emigranti abruzzesi hanno portato molti decenni fa in America ed è diventato un piatto simbolo della cucina italoamericana. Non tutti sanno che trova la sua origine in numerose ricette tradizionali della cucina popolare meridionale in cui si utilizzavano già molti decenni fa le polpette di carne per condire la pasta al sugo o al forno.  Comunque è molto apprezzata tutta la pasta fresca, che qui è tutta fatta in casa.

Cos'altro propone ai clienti americani?

Per esempio ogni anno organizzo la cena del Thanksgiving day, che nel 2019 si celebra il 28 novembre, preparando il tacchino ripieno di mele. Molti americani che tornano a Firenze dopo una prima visita, vengono a cena da me anche 7 sere di seguito.

Quali caratteristiche hanno i piatti del suo menù?
Cerco di seguire il più possibile la stagionalità degli ingredienti tipicamente italiani e di fare una continua ricerca per dare un tocco moderno e innovativo alle pietanze, sperimentando molto. Le pizze che sforna il pizzaiolo Angelo sono gourmet, prodotte con ingredienti originali come la burrata pugliese o la ventricina, un salame tipico abruzzese. C'è da aggiungere il fatto che sono diventato sommelier per abbinare bene i vini ai piatto. Giro spesso per cantine ed ho selezionato 200 etichette.

In conclusione, quali sono le scelte più frequenti dei suoi clienti?
La lasagna croccante su crema di bufala, il coniglio lardellato ripieno di scamorza e olive e lo strudel di funghi sono fra i piatti più richiesti.

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