Il veneziano ha la voga nel Dna e l’impetuosa bellezza della laguna si scopre a bordo di una caorlina

Il veneziano ha la voga nel Dna e l’impetuosa bellezza della laguna si scopre a bordo di una caorlina

La vera Venezia si scopre solcando la laguna a bordo di un’imbarcazione tradizionale (Ph. L.Ferrari) 

Laguna e musica in una magica e intima serata.  Venezia vive vogando ma sa trasformare la sua normalità in una performance musicale da ascoltare e seguire in barca a remi, sul Canal Grande. E’ un appuntamento estivo organizzato dall’associazione Viva Voga Veneta che vuole trasmettere la passione per la voga non solo come disciplina e competizione sportiva, ma soprattutto come modo di girare, conoscere e vivere la città. Un modo per mantenere vivi le tradizioni e i valori legate al mondo della voga e delle imbarcazioni tradizionali che solcano la laguna.
 
Con la collaborazione e ospitalità della Remiera Canottieri Cannaregio, trovo posto come passeggero a bordo di una robusta caorlina, una delle barche principe della tradizione della voga alla veneta, indiscussa protagonista dell’affascinante Regata Storica insieme al pupparino, la mascareta e il gondolino. 
Poppiere della caorlina, l’esperto Marino Pompeo. “Il vero veneziano ha la voga nel Dna” mi racconta durante il tragitto verso la prima tappa. “I miei due bisnonni sono stati rivali dal 1899 al 1908. Io ho iniziato a fare regate comunali a quasi 30 anni”. 
 
Abbandonata la remiera, inizio a vedere un’altra Venezia attraverso percorsi meno noti. Dall’ampio spiazzo lagunare entro in Rio del Zecchin, proseguendo in Rio della Sensa, Rio di Noale e poi ritrovarmi in Canal Grande. L’equipaggio si muove ben coordinato. La luce inizia lentamente a diradarsi. 
Un’impetuosa bellezza nuota attorno a me. Mi avvolge. Pochi minuti e siamo già sotto il ponte di Rialto, quindi sotto quello dell’Accademia, di recente restaurato. Eccoci infine davanti alla Casina delle Rose, conosciuta anche come la casetta rossa di Gabriele D’Annunzio dove lo scrittore vi soggiornò. 
L’occasione è ghiotta, così chiedo a miei gentili nocchieri acquei di avanzare ancora e vedere più da vicino l’imponente Basilica della Salute progettata da Baldassarre Longhena. A queste ore della giornata i turisti non ci sono. Solo cielo, acqua e arte. 
 
Ha inizio la performance della vocalist e cantautrice Samantha Giordano. Si ormeggia l’uno attaccato all’altro. Si ascolta la musica. Si chiacchiera. Si condivide il cibo preparato a casa e portato in barca. Non manca nulla. Dagli antipasti col proletario pane e salame al pesce, baccalà mantecato su tutti. La pasta fredda è un must e risponde presente. C’è perfino chi ha portato una soffice torta alle pesche. I piatti passano di barca in barca. Non è solo un’occasione per stare in compagnia. Nelle facce di queste persone c’è la normalità di una città come Venezia, che sempre meno viene raccontata nelle sue storie più locali. 
 
Ma Venezia è la sua gente che la vive e ne mantiene vive le storie, le tradizioni. Negli ultimi anni la voga alla veneta è tornata protagonista e anche chi un tempo abbozzava uno sguardo disattento alle regate cittadine, adesso ne è sempre più coinvolto. Dentro e fuori dall’acqua, i protagonisti sono cittadini comuni con un lavoro, una famiglia e soprattutto una passione: la voga. 
 
“Vogo da quando sono nato” racconta ancora Marino con in mano un’ombra de vin (che in dialetto veneziano vuol dire “un bicchiere di vino”, ndr). Una volta non c’erano motori. Quelli erano solo per la gente ricca. Fra ragazzi, tra gli otto e i 16 anni, si prendevano i sandoli a noleggio in vari luoghi del centro storico. Uno era in campo dei Mori, uno a San Polo e un altro ancora alle Guglie. Si girava tutto il giorno per i canali, arrivando alle volte fino alle isole di Sant’Erasmo e le Vignole a fare bagno in spiaggetta. Poi in autunno, verso sera, scendeva la nebbia e ci si perdeva. Una volta ci siamo ritrovati a Murano convinti di esser alle Fondamenta Nove. Rientrati a casa, i nostri genitori non furono per niente entusiasti del ritardo né tanto meno comprensivi. Che bei tempi”. 
Ci si muove in voga. Nessuno scende a terra. Una seconda tappa si fa davanti a palazzo Pisani Moretta e un’ultima presso Ca’ Corner della Regina. Il concerto finisce. Le ultime “ciacoe” (chiacchiere) e si torna indietro. 
 
Un lumino illumina la prua di ogni imbarcazione mentre procede spedita sulle acque notturne del Canal Grande. Quasi in contemporanea i vogatori partono in coro con la tipica canzone del Gondolier: “Notte de luna, notte piena de stele, vogo in laguna, vogo e vogio cantar! Oh, oh! Oh oh! Pope… Oeh! Pope… Oeh! Gondola, gondola, oeh!”.
È davvero così, Venezia vive vogando.  
 

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