Marina Abramovic, a Firenze un viaggio lungo 50 anni nella carriera della matriarca della performance art

Marina Abramovic, a Firenze un viaggio lungo 50 anni nella carriera della matriarca della performance art

A Firenze una grande esposizione sulla performer più nota al mondo. È certamente una delle mostre dell’anno, nonché la prima grande retrospettiva in Italia sul lavoro di Marina Abramovic, l’artista e performer che, da sempre, ha messo il proprio corpo al centro del lavoro, ottenendo anche una grande popolarità, culminata probabilmente con il leggendario evento “The Artist is Present” al MoMA di New York del 2010.

Ora Palazzo Strozzi a Firenze inaugura la mostra (fino al 20 gennaio 2019) “Marina Abramovic – The Cleaner”, un grande momento di storicizzazione del lavoro della Abramovic, con la curatela del direttore della Fondazione Palazzo Strozzi, Arturo Galansino.“È la prima mostra di una artista donna a Palazzo Strozzi – ha spiegato Galansino ad askanews – e questo ci fa molto piacere. Si tratta di un lungo viaggio che copre 50 anni di carriera della matriarca della performance art, ma si comincia anche anche da prima, quando Marina era ancora una giovane pittrice studentessa all’accademia. 

Da lì parte questo percorso affascinante, sul filo della biografia dell’artista, verso un’arte sempre più immateriale che arriva presto alla performance, con quelle degli anni Settanta, le più estreme e pericolose, che hanno fatto la storia e l’identità di Marina Abramovic”.Nel cortile del palazzo fiorentino, che fino a poche settimane fa ospitava uno scivolo di Carsten Holler, il furgone Citroen che in qualche modo rappresenta il lungo sodalizio con Ulay, una delle tappe più significative della carriera di Marina Abramovic, su quel veicolo i due artisti hanno attraversato l’Europa e hanno diffuso un’idea di pratica artistica divenuta poi proverbiale. E di tutto ciò che tale pratica ha rappresentato, prima e dopo, l’esposizione fiorentina vuole dare conto.

“È una mostra – ha aggiunto Galansino – che mette insieme le opere, le scenografie delle performance, le foto e il video che documentano le stesse, ma è anche una mostra vivente, perché al suo interno diverse delle famose azioni di Marina sono riperformate da artisti che Marina e il suo studio hanno formato per l’occasione. Quindi una mostra che è storica, ma che è anche vivente. Un doppio linguaggio che si sovrappone in questa mostra ricca, complessa, stratificata, ma soprattutto molto appassionante visto il personaggio”.Un personaggio, quello di Marina Abramovic, che come pochi altri ha saputo unire una ricerca a lunghi tratti d’avanguardia a una popolarità andata oltre i confini classici del Sistema dell’arte.
 

 

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