Musica per gli occhi al Santa Maria della Scala a Siena

Musica per gli occhi al Santa Maria della Scala a Siena

È aperta al Santa Maria della Scala di Siena la mostra Musica per gli occhi. Interferenze tra video arte, videoclip, musica. L’esposizione, curata da Luca Quattrocchi, è un progetto innovativo per il Santa Maria della Scala che indaga, attraverso video installazioni e video clip la contaminazione tra la video arte e pop music, confermando la “rivoluzione” culturale perseguita negli ultimi anni dal Museo senese attraverso l’indagine dei linguaggi contemporanei e della loro ibridazione.

Per il direttore Daniele Pitteri: “Il XX secolo e questo scorcio di XXI secolo, sono stati l’epoca in cui la dimensione visiva e quella uditiva si sono progressivamente cercate, avvicinate e poi definitivamente fuse. Se l’avvento del cinema sonoro costituisce in qualche modo l’inizio di questo sodalizio, è a partire dagli anni sessanta, con l’avvento della musica pop sulla scena internazionale, che esso inizia ad essere dirompente. La nuova musica, quella che milioni di giovani in tutto il mondo amano non è fatta solo di note. È fatta anche di simboli e di musicisti/star che usano il proprio corpo come elemento di comunicazione e di relazione con il pubblico. Una musica fatta non solo per essere ascoltata, ma anche per essere vista. La nascita della videoclip, pur preceduta da altre forme di rappresentazione audiovisiva, non si limita sancire in maniera definitiva questo legame imprescindibile, ma offre nuove possibilità espressive ad altre forme di arte. E la pop music diventa l’elemento di congiunzione/ispirazione per artisti, registi, videoartisti che indagano nuove forme espressive, a partire proprio dalla sublimazione del corpo del musicista/star. Con Musica per gli Occhi vogliamo indagare proprio questi legami, questo miscuglio di espressività che generano a loro volta forme nuove, possibilità di sperimentazioni, in molti estreme, proprio perché esplorano a fondo le potenzialità della fusione fra la dimensione uditiva e quella visiva”.

Divisa in tre sezioni la “mostra visivo-sonora” Musica per gli occhi intende analizzare lo stato di fertile contaminazione che porta non solo gli artisti a cimentarsi con il videoclip, ma soprattutto come i videoclip e la musica pop offrono ai videoartisti inediti spunti creativi e occasioni di riflessione sulla società contemporanea. La prima sezione, centrata sulla video arte, vede la musica pop come strumento di interpretazione della cultura contemporanea, con lavori di quindici video artisti di fama mondiale come Francesco Vezzoli, Pipilotti Rist, Martin Creed, AES, Robert Boyd e Jesper Just. La seconda sezione presenta un’ampia selezione di video clip realizzati da famosi registi cinematografici. Quattordici mostri sacri del cinema mondiale, tra i quali Michelangelo Antonioni, Luc Besson, Derek Jarman, David Lynch, Roman Polanski, Wim Wenders, che hanno prestato il loro ingegno alla realizzazione di video clip musicali per importanti musicisti. La terza sezione, infine, presenta quattordici videoclip realizzati da alcuni dei più significativi ed eversivi artisti contemporanei, fra cui, Damien Hirst, Vanessa Beecroft, Keith Haring, Andres Serrano, Bansky, Andy Warhol. 

La mostra si snoda lungo un percorso articolato che sin dall’ingresso nel Santa Maria della Scala progressivamente conduce il visitatore in un mondo di immagini e suoni. Attraverso un allestimento che intende esaltare le installazioni video, rendendole in qualche modo “opere d’arte esposte” e attraverso un’attenta regia audio, che alterna modalità di fruizione differenti nei vari ambienti che si susseguono, “Musica per gli occhi / Music for the Eyes” si presenta essa stessa come una grande installazione audiovisiva, in grado di offrire al visitatore/spettatore un’esperienza immersiva nuova e sui generis. Quindi non una mostra sui rapporti tra musica pop/rock e arti visive, già ampiamente indagati nel loro percorso storico dai Beatles e Warhol in avanti, ma sulle interferenze che, all’insegna della visività della musica, hanno luogo da una parte nel campo della video arte, e dall’altra in quello dei videoclip realizzati da artisti e registi cinematografici, cercando di evidenziare le contaminazioni e le derivazioni reciproche, i parallelismi o gli slittamenti di senso. 

Come sottolinea nel catalogo che accompagna la mostra il curatore Luca Quattrocchi “L’esposizione parte da un’analisi approfondita della Pop Music e di come essa ci circonda con il suo immaginario visivo, suadente e penetrante, e di come essa interviene nella vita quotidiana contribuendo a definire e modificare relazioni sociali, tendenze estetiche, gusti collettivi; a suggerire attitudini mentali, modelli comportamentali, opinioni politiche, in una fitta rete sonora che sembra divenire sempre più visibile e palpabile. E la cui complessità nasce da una vorace, e metabolizzante, sommatoria di componenti e di stimoli: a partire dai primi anni Ottanta la musica pop si arricchisce di uno straordinario strumento espressivo e promozionale quale il videoclip, consacrato dalla nascita (1 agosto 1981) e dall’immediato trionfo di MTV, che non solo trasforma radicalmente la modalità di fruizione e consumo della musica, ma modifica in senso lato la postura mentale di percezione e lettura della realtà: come ha acutamente notato il sociologo Todd Gitlin, ‘MTV ha accelerato il processo attraverso il quale le persone sono più portate a pensare secondo immagini che secondo logica’. Al tempo stesso il videoclip, sorretto dall’affluente industria discografica, incrementa in maniera esponenziale lo scambio creativo tra la musica pop e le altre forme d’arte quali il cinema e le arti visive, già avviato negli anni Sessanta, in un coinvolgimento che va dagli estremi di una sincera volontà di sperimentazione a una allettante subornazione, dalla collaborazione all’irretimento, secondo modalità che non si limitano all’evocazione di un’analogia o correspondance audio-visuale.

Se il videoclip è affetto da “cliptomania” per il suo atteggiamento predatorio nei confronti delle arti visive, dal canto loro le altre discipline intervengono attivamente nel dare forma alla visività della musica, sia offrendo il contributo degli specifici strumenti espressivi (pittura, fotografia, video arte, performance, cinema), sia attingendo a loro volta alla nuova e ibrida estetica del videoclip, sia infine interpretando in chiave critica la complessa rete di relazioni che la musica pop disegna nel paesaggio sociale”. 

L’esposizione resterà aperta fino al 4 novembre.

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