La generosità nel nonno veronese nel dna di Bruno Serato che regala piatti di pasta ai suoi ‘Motel Kids’

La generosità nel nonno veronese nel dna di Bruno Serato che regala piatti di pasta ai suoi ‘Motel Kids’

Il cuoco e filantropo Bruno Serato, figlio di emigranti veronesi e naturalizzato statunitense, con i Motel Kids

Tutto ebbe inizio con la visita di mamma Caterina, il 18 aprile del 2005. Quel giorno è rimasto scolpito nel calendario dei sentimenti di Bruno Serato, chef di punta della gastronomia italiana negli Stati Uniti. Quel giorno Bruno aveva portato la madre in visita a un “Boys & girls club of America”, una delle oltre 4.000 associazioni finanziate dal governo federale che assistono negli Stati Uniti 4 milioni di fanciulli in situazioni familiari disagiate.
 
Durante la visita mamma Caterina redarguì il figlio perché non aveva notato la fame dipinta negli occhi dei bambini. Invitato con tono perentorio a preparare un piatto di pasta per i bambini, Serato da quel giorno non è fermato più. “Mia madre  - ricorda lo chef - notò che c’era un bambino di 6 anni che stava cenando con patatine fritte perché la famiglia non poteva permettersi un pasto adeguato. Presto ci siamo resi conto che questa situazione era molto più diffusa di quanto pensavamo. 
 
Li chiamano ‘motel kids’, perché vivono nelle camere dei motel. Di giorno mangiano a scuola, ma la sera resterebbero senza cena: nelle stanze non ci sono fornelli. I genitori lavorano a Disneyland o nelle fiere, pagano 40-50 dollari al giorno e si spostano da un motel all'altro in cerca della tariffa migliore. Ho visto nonna, mamma e otto figli da 1 a 12 anni ammassati in una camera. Nella sola Anaheim ci sono almeno 2.000 famiglie che campano così. I piccoli, oltre alla fame, patiscono ogni tipo d'insidia, perché nei motel si aggirano spacciatori, prostitute, clandestini, pedofili”. 
Dal giorno dopo Serato, iniziò a cucinare la pasta per 72 bambini, 5 sere a settimana e nel giro di pochi giorni nacque il   progetto “Feeding the Kids in America”. 
“Ogni settimana serviamo 6mila pasti, e finora abbiamo cucinato oltre un milione e mezzo di piatti di spaghetti”.
 
Ma Serato non si è fermato alla pasta. Ha lanciato il progetto “Welcome Home”, con il quale la fondazione “Caterina’s Club” (nata per volere della madre scomparsa nel 2016) si impegna a portare fuori dai motel alcune di queste famiglie, per poter iniziare una nuova vita nella sicurezza e nella stabilità di un appartamento. “Ad oggi sono un centinaio le famiglie che abbiamo aiutato a trovare una sistemazione migliore, anticipando la caparra che viene richiesta e che non possono permettersi”.
 
Con lo slogan “Un piatto di pasta per nutrire il pianeta” Serato si è presentato alla 19° edizione della Giornata Mondiale della Pasta, che si è tenuta a San Paolo del Brasile e che ha certificato l’aumento della produzione di pasta, dal 1997 al 2016 di quasi il 57%, passando da 9,1 a 14,3 milioni di tonnellate. Sono 48 (+77%) i paesi a produrne in quantità accettabili (oltre 1.000 tonnellate) e ben 52 (erano 30 allora) quelli che ne consumano almeno 1 kg pro capite all’anno. Alla guida di questo mercato vi è l’Italia, leader per produzione e consumi. Un piatto di pasta su 4 consumati nel mondo è fatto in un pastificio italiano. L’Italia ha anche il record dell’export in Germania, USa, Emirati Arabi e Cina. 
 
“Il mio sogno - spiega lo chef italoamericano - è che ogni collega del mondo cucini 10 piatti gratis al giorno. Scomparirebbe la fame”.
E in attesa di poter tradurre in pratica questa splendida utopia, Serato ha pubblicato il libro “The Power of pasta” e ha incassato l’aiuto della Barilla, che ha donato 3 tonnellate di pasta al Caterina's club, una scorta sufficiente per quasi un anno.
 
Bruno Serato è nato nel 1956 a Laon, nord di Parigi. I genitori vi erano emigrati nel 1951 per raccogliere patate e barbabietole. Quarto di sette figli, nel 1967 ritornò con la famiglia in Italia e  studiò fino alla terza media.
“Parlavo il francese. Per essere un buon cameriere mi mancava l'inglese, così raggiunsi in California mia sorella Stella, la primogenita, che aveva sposato un militare della Setaf conosciuto a Vicenza. Dovevo restare da loro il tempo d'imparare la lingua. Invece sono negli Usa da 33 anni”. Era il 1980 e Bruno aveva in tasca appena 200 dollari. 
 
Iniziando come lavapiatti e lavorando 18 ore al giorno, nel 1990 riuscì a farsi concedere un mutuo di 1 milione di dollari  dalla Small Business Administration, l'agenzia del governo federale che sostiene le piccole imprese. Con quei soldi  Serato rilevò il “White House Restaurant”, un locale situato ad Anaheim (nella Orange County in California) iniziando la sua avventura di ristoratore con 300 coperti, 20 dipendenti fissi (che salgono a 55 nei periodi fieristici) e altri 50 impegnati nel catering. Il ristorante era una elegante villa del 1909 e per 50 anni è stata la dimora della famiglia del dottor Truxaw, uomo molto rispettato dalla comunità locale. 
“Il mio primo lavoro americano è stato quello di sguattero alla Vie en Rose, un ristorante di Brea, dove fui assunto grazie al mio francese. Dopo una settimana ero già commis di sala. Dopo un anno, cameriere. Passati sei mesi, capitano di sala. Trascorsi tre anni, direttore”.
 
Nel corso di 30 anni di duro lavoro Serato ha scalato le vette della critica gastronomica e il suo ristorante californiano ha ospitato nomi illustri. Nell'albo d'oro dei clienti figurano i governatori Jeb Bush e Gray Davis; gli attori Janet Leigh, Sydney Poitier, Andy Garcia, Danny De Vito, Mira Sorvino, Lauren Hutton, George Burns ed Eva Gábor (sorella della mitica Zsa Zsa), Pelé; l'astronauta Alan Shepard, i cantanti Andrea Bocelli, Connie Francis e Gwen Stefani.
Un successo meritato per il ristoratore veneto che però è andato in fumo agli inizi del 2017, quando il fuoco (probabilmente a causa di un corto circuito) ha divorato in poche ore completamente il White House di Anaheim.
 
 “Un dolore grandissimo – racconta lo chef -  il secondo più grande della mia vita dopo la perdita di mia madre Caterina ma non posso che ringraziare Dio che nessuno si sia fatto male in questo incidente. Sono rimasto per ore a guardare la mia creatura diventare fumo; ero lì, indifeso e inerme, non potendo fare nulla”.
L’apprezzato chef non si è perso d’animo e ha chiamato subito degli amici per chiedere aiuto, e in poche ore ha risolto i primi problemi, potendo garantire il servizio quotidiano per le migliaia di bambini a cui cucinava spaghetti al pomodoro. 
“Un mio amico cuoco ha messo a disposizione la sua cucina. Ho avuto una risposta simile dal vescovo di Orange”.
 
A chi gli chiede come fa a conciliare il lavoro con l’assistenza, Serato risponde con assoluta semplicità.
“Tutto merito della provvidenza. Di me si è accorta Katie Couric, che conduce Evening news sulla Cbs. Poi è venuto a intervistarmi il settimanale People. Alla fine la Cnn mi ha inserito fra i Top Hero. Grazie a questa pubblicità insperata sono arrivati aiuti da ogni parte: dai 10 dollari di una bimba di 9 anni che abita a New York agli assegni anonimi di 50.000 dollari. 
Raccogliamo dai 200.000 ai 350.000 dollari annui di beneficenza. Il bilancio è controllato dal governo federale. Una volta l'anno Kfi, la prima radio di Los Angeles, 2 milioni di ascoltatori, fa una diretta dal mio ristorante, nel corso della quale cuciniamo 5.000 chili di pasta, condita con 5.000 chili di salsa, e raccogliamo 150.000 dollari. Che servono per aggiungere agli spaghetti, negli altri 364 giorni, anche tacchino, pollo, salmone, verdure, insomma quello che va dato ai bambini. Oltre all'immancabile pizza. Tre o quattro volte l'anno invito 400 bambini a mangiare nel ristorante”.
 
E a chi gli domanda del perché faccia questo, Serato risponde: “Mia madre era figlia di un pastore, Giovanni Lunardi, morto a 95 anni e tuttora ricordato a San Bonifacio per la generosità. Durante la II guerra mondiale non ha mai rifiutato ai poveri e agli sfollati il latte per i loro bambini e un pezzo di formaggio. E nelle notti d'inverno apriva l'ovile ai senzatetto, che andavano a dormirci per farsi riscaldare dalla lana e dal fiato delle pecore. Faccio solo ciò che fecero le famiglie abitanti dall'altra parte della strada quand'ero bambino a Laon. Io cerco di donare quello che ho ricevuto”.
 

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