Estratto, polvere o bastoncini: dai monaci abruzzesi alle fabbriche di oggi la liquirizia è per tutti i gusti

Estratto, polvere o bastoncini: dai monaci abruzzesi alle fabbriche di oggi la liquirizia è per tutti i gusti
Questa è la storia di una delle tante eccellenze italiane nel campo enogastronomico. L’Abruzzo è un luogo ricco di risorse non solo turistiche per la bellezza dei paesaggi, ma anche per i suoi sapori tipici. E’ una regione che sa regalare grandi prodotti attraversi piccole imprese che distribuiscono su tutto il territorio nazionale ed anche oltre, le loro delizie. Tra di esse c’è la liquirizia, che allo stato originario è una radice e poi diventa una preziosa polvere nera. 
 
Le proprietà della liquirizia sono numerose: dall’aiutarci con la tosse secca, al renderci più sani grazie alla copiosa presenza di flavonoidi. Troviamo tanti suoi derivati perchè può essere consumata in vari modi: c’è chi ama masticare la radice che è ricca di magnesio e vitamina c, chi preferisce gli infusi, chi è goloso delle caramelle.
Nella bella regione d’Abruzzo la coltivazione della liquirizia è un must e una delle ditte leader è la Menozzi de Rosa che si dedica a questa attività dal 1836, diventando nel corso degli anni uno dei grandi fornitori delle industrie dolciarie nazionali. 
 
Facciamo un salto nel passato: all’inizio dell’Ottocento nasce la prima produzione di liquirizia  a livello massificato, quando vennero rilevati i terreni  prima abitati e soprattutto coltivati dai monaci. La loro residenza era il convento di Atri in provincia di Teramo, un gioiello d’architettura. Già nel Medioevo lavoravano la radice di liquirizia per ricavarne un estratto con proprietà terapeutiche. La produzione locale divenne un vero e proprio business, tanto che il convento fu ben presto sostituito da strutture più adeguate alla produzione intensiva.
All’inizio del 1800 il numero dei monaci si era ridotto pesantemente e fu allora che Rodolfo De Rosa, dopo aver ottenuto i terreni in concessione, divenne primo proprietario di un’azienda specializzata nella lavorazione dell’estratto di liquirizia.
 
 E’ del 1998 l’apertura del nuovo stabilimento che nel 2002 ha sostituito il vecchio monastero. Rispetto al passato, oggì le radici di liquirizia non sono più estirpate nei calanchi atriani, dove la nascita spontanea della liquirizia è terminata all’inizio del 1900. La maggior parte arriva da Calabria, est Europa e Medio Oriente. Dopo secoli cioè, l’azienda ha deciso di diversificare la produzione creando una linea di prodotti finiti. Ecco un esempio di industria del territorio che ha saputo gestire la crescita e affermarsi come leader di mercato. La collaborazione con industrie dolciarie nazionali, ha poi fatto sì che la struttura sia oggi in grado di offrire prodotti on demand o a marchio specifico.
 
La fantasia, in questa epoca di opulenza e consumi, ha creato liquirizie di ogni forma e di ogni gusto: la liquirizia più dolce, di cui i bambini sono ghiotti, viene commercializza con le più svariate forme. Una delle ultime proposte partita dalla ditta Menozzi sono gli  spaghetti di liquirizia: ricordano un po’ i lacci che si compravano negli oratori o nelle drogherie quando le botteghe erano un punto focale del tessuto commerciale italiano. 
 
Nell’esplorazione dei prodotti derivati dalla polvere di liquirizia, spicca il liquore che, oltre ad essere buono, è anche un ottimo  aiuto  per la digestione. 
Chi non fosse interessato a bevande alcoliche può usare la polvere (che all’inizio del secolo veniva impiegata, sembra incredibile, per la pulizia dell’argento) per tisane calde da gustare sul divano nelle fredde sere d’inverno.

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