Il visionario Escher, la Calabria e il Mito

Il visionario Escher, la Calabria e il Mito

Se siete fermamente convinti che la vostra percezione delle cose coincida perfettamente con la realtà preparatevi allora a precipitare in un abisso di contraddizioni e incongruenze, in un labirinto di emozioni e di conflitti.

La preziosa mostra “Escher. La Calabria, il Mito” (Complesso Monumentale del San Giovanni a Catanzaro), vi farà verificare quanto le vostre credenze siano erronee o perlomeno discutibili.

Mago della percezione visiva e delle configurazioni illusorie, il grande artista olandese, cospargendo di indizi la sua opera, chiama l’osservatore a parteciparvi attivamente, quasi costringendolo ad impegnare le sue esigenze di congruenza, simmetria, regolarità. Effetti tunnel ed effetti schermo, completamento visivo, ambiguità, conferme o disconferme dei propri schemi mentali: con Escher si è continuamente chiamati a intuire, andare oltre, produrre parti non concretamente rappresentate ed effettivamente completare con la propria percezione le immagini  proposte, immergendosi completamente nel gioco allusivo, allucinatorio delle sue metamorfosi.

Chiaroscuri, ombre, colore, tessitura degli oggetti (fu affascinato dai mosaici moreschi dell’Alhambra e dalle decorazioni della Mesquita di Cordova), interposizioni, varietà di prospettiva, suddivisione dello spazio innescano nell’osservatore processi psichici capaci di generare quella particolare colorazione estetica che Freud definì “perturbante”. La mostra, curata da  Federico Giudiceandrea e Domenico Piraina  presenta 86 opere che hanno come fulcro  la Calabria  e il suo mito.

Nel Sud  Escher maturò buona parte di quelle idee e suggestioni che caratterizzano, nel segno della sintesi tra scienza e arte, la sua matura produzione e gli studi sulle forme che lo hanno reso unico nel suo genere. Durante la sua permanenza in Italia,  dal 1922 al 1936,  l’artista fiammingo visita diversi luoghi, tra questi  molti borghi della Calabria che egli percorse a partire dal 28 aprile del 1930. Le terre mediterranee, così profondamente diverse da quella  dove nacque, esercitano su di lui una profonda  suggestione: lo colpiscono il sole e la luce del Sud, le architetture geometriche dei paesaggi, le costruzioni verticali sulle rocce, gli strapiombi sul mare, la stratificazione di culture antiche.

Tra le opere più importanti in mostra Morano, Pentedattilo e Rocca Imperiale (tutte del 1930), le vedute di Scilla, Tropea, Santa Severina, Rossano del 1931 : luoghi e ricordi che in mostra si potranno  anche  “sfogliare” attraverso un touch screen col diario del suo viaggio nel sud Italia. Il ricordo della Calabria, come del resto di tutta la nostra penisola, rimarrà indelebile nella sua mente e nelle sue opere future : in Dream del 1935 è ripresa la mantide religiosa che aveva disegnato a Pentedattilo cinque anni prima. La mostra è prodotta e organizzata da Comune e dall’ Assessorato alla Cultura della Città di Catanzaro assieme  al Gruppo Arthemisia, il contributo della Regione Calabria e la collaborazione della M.C. Escher Foundation. Maurits Cornelis Escher (Leewarden 1878-Laren 1972) si trasferisce a Roma nel 1924 assieme alla moglie svizzera Jetta Umike, qui nascono, nel 26 e nel 28, i due figli George e Arthur. 

Dalle alture del Gianicolo, dove vive, dalle passeggiate a Villa Sciarra, a San Pietro, sulla via Appia, trae le prime, esaltanti impressioni per le sue celebrate Vedute romane. Poi i viaggi nel centro e nel sud dell’Italia, ancora avventurosi come durante il Grand Tour : lo ispirano prospettive fantastiche, paesaggi strani e affascinanti, di essi coglie  le vertigini, i sospesi silenzi.  Straordinari in mostra “Tropea”, “Pentadattilo”, “Rossano”, i luoghi più pittoreschi  della Calabria vengono  restituiti in opere di assoluto virtuosismo, insuperata perfezione formale tramite le tecniche incisorie della xilografia, della litografia e linoleografia.. 

Quando l’atmosfera in Italia comincia a farsi pesante, siamo nel 1935, Escher decide di chiudere la splendida parentesi italiana per trasferirsi in Svizzera, a Chateau d’Oex. Inizia qui la seconda fase della sua produzione, quando, non più sollecitato dallo splendore dei paesaggi italiani, si dedicherà completamente alle sue spiazzanti “immagini interne”, un percorso vertiginoso, labirintico, un lavoro sulla percezione visiva che ne fa un unicum nella produzione artistica del secolo. Potente stimolo per la creazione, l’opera della maturità, potenziando abilità già presenti nei disegni e nelle incisioni precedenti, amplifica il quotidiano, attiva abilità intellettive innescando processi che portano a registrare e rielaborare le immagini percepite.

Enigmatiche, originali, perfette, le opere  di Escher fanno vedere le cose da punti di vista diversi, strani, ambigui, contraddittori, mostrano realtà più complesse ed inquietanti, a seconda dell’intensità e dello stile cognitivo di ognuno evolvono verso importanti esperienze emozionali che da un intenso godimento estetico  possono portare a forme più o meno stressanti di conflitto, ansia, curiosità, sempre destinate a non passare mai, comunque, nell’indifferenza.

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