The pine cones of Christmas

"…while there, Father excused himself for a few minutes but then returned with a handful of pine cones" © Wavebreakmedia Ltd | Dreamstime.com

On one of my many trips to Italy in the early 1980s, I had the good fortune to visit with Father Romano Romani, a friend of my good friend, Dr. Colosi, a preeminent physician of New York City. Fr. Romano was the nephew of Pope John 23rd and although well positioned to be named to higher ecclesiastic positions, he was content to serve humbly as secretary to the bishop of Rome (John Paul II) without any other fuss and ceremony.

This did not mean that he was just another of the many clerics serving in the Vatican. Not at all. In fact, his office was quite a prominently placed one with a window just to the right of the famous balcony of St. Peter where the world, when the time comes, waits to hear the announcement of the successful candidate to the papacy.

“…le pigne venivano inzuccherate e poste di fronte ad ogni componente della famiglia” © Vadim Zakirov | Dreamstime.com


Father was a man of great piety and incorruptible to the point that he would not accept presents of any sort, or invitations to lunch, dinner or whatever. But his innate grace and sincere hospitality always motivated him to extend extraordinary favor to any who came to visit him, especially anyone bringing the latest update about friends who might be far away in the United States helping others to maintain healthy and productive lives.

Since that was usually my mission, whenever I was passing through Rome on my way to Florence, a stop for a short visit with Father Romano was de rigueur.  Usually what I believed would be a very short hello and pleasant exchange of information always turned into an afternoon of wonderful congeniality, punctuated in the late afternoons with special tours of the Vatican, its gardens and chapels, usually not seen by the public in those days.


And thus it was that I was always brought into the Sistine Chapel after the crowds had left and, because Father knew I was a particular student of the career of Michelangelo, he often left me alone in that splendid chapel for some twenty or thirty minutes at a time, to then lead me into the Pauline Chapel, just on the other side of the wall near the tourist exit, to see the marvelous frescoes of St. Paul and St. Peter, the last ones created by Michelangelo, more commonly seen only in books.

But one of the more memorable trips to Father Romano was when my wife and I were received by him and shown around the gardens that, again, were at that time not open to the crowds. While there, Father excused himself for a few minutes but then returned with a handful of pine cones. My wife and I were surprised that he would dirty his hands so, but he explained that he wanted us to have a keen memory of the pleasant afternoon we all had together. So, he suggested that my wife put the pine cones, five in all to match the number in our family, in her large bag and take them home to decorate our Christmas table as a novel way for us to enjoy the upcoming holiday in a very spiritual way.  He told us that, as a child in Tuscany, the cones were always dusted with confectionary sugar powder and placed in front of each guest of the family as a sort of personal union with the bounty of Nature and God who had blessed the earth with the wondrous pine tree whose cones carried the pignoli nuts that would be used to produce all those fabulously delicious Christmas treats.  

Of course, we took them. But before we left, he cautioned my wife to be careful not to let any of the Swiss Guards see what she was carrying because one may always give to the Church, but one must be careful never to remove anything of substance from it, and especially not from the Vatican.  

After making this little joke, he hurried to say his goodbyes to us because, just then a jet plane buzzed above us. This disturbed Father greatly, since it was forbidden to fly over the Vatican and he wanted to make sure a report of the incursion would be promptly filed. So, my wife and I quickly said our goodbyes and made our way to find the stairs that would bring us down to the Santa Anna exit.

Several years later, father retired and so when I went to Rome, I had to wait in line, in the rain, to see how the Sistine Chapel had been restored. When I managed to get into the Sistine finally, I wondered if any among all the many people so furiously taking illegal snapshots really understood how precious it was to just be there.  

I supposed they would treasure their forbidden pictures when they got home. But perhaps a better way to enjoy them might be had by their sitting around a festive Christmas table decorated with dressed up pine cones that could also be invested with many fond memories of former gracious friends.  

Just as I do now when the season rolls around: I take out our wonderful gifts and proudly dress them for our festive Christmas table, and then sit myself down to enjoy the “snowy pine cone trees” with the family and vividly recall Father and our time with him in the Vatican.

Durante uno dei miei frequenti viaggi in Italia, negli anni Settanta-Ottanta, ho avuto la fortuna di conoscere padre Romano Romani, il quale era amico del dottor Colosi, a quel tempo medico eminente della città di New York e finanche amico mio. Padre Romano era il nipote di Papa Giovanni XXIII e anche se aveva la possibilità sicura di un incarico a qualche posizione ecclesiastica più elevata, si accontentava di servire umilmente, come segretario, il vescovo di Roma (Giovanni Paolo II) senza fare altre storie o cerimonie.

Questo non significa che era semplicemente uno dei tanti chierici in Vaticano.  Niente affatto. In realtà, il suo ufficio si trovava in un posto piuttosto importante con una finestra alla destra del famoso balcone di San Pietro dove, quando viene il tempo, tutto il mondo aspetta di accogliere l'annuncio del nome del nuovo papa.

Il padre era uomo di sensibilità pia e incorruttibile al punto che non accettava regali di qualsiasi tipo, nè inviti a pranzo, a cena o altro.  Ma la sua grazia innata e la sua ospitalità sincera lo portavano ad estendere un favore straordinario a tutti coloro che andavano a fargli visita, soprattutto a chiunque gli portava le ultime notizie sui suoi amici lontani negli Stati Uniti, dove questi aiutavano tanti a sostenere una vita sana e produttiva.

Spesso toccava a me questo servizio e quindi, ogni volta che passavo per Roma, sulla strada per Firenze, una sosta per una visita breve a padre Romano era di rigueur.  Di solito mi figuravo un incontro breve per uno scambio piacevole di informazioni. Ma a volte mi sbagliavo, perchè la visita si trasformava in un pomeriggio di meravigliosa simpatia, punteggiato nel tardo pomeriggio da passeggiate speciali in Vaticano tra i giardini ed altre cappelle di solito non visibili al pubblico.

E così, spesso risultava ch’egli mi conduceva alla Cappella Sistina, dopo che la folla dei turisti l’aveva lasciata. Siccome il padre sapeva ch’ero uno studente della carriera di Michelangelo, spesso mi lasciava solo in quella splendida cappella per circa venti o trenta minuti alla volta, dopo di che mi faceva entrare nella Cappella Paolina, l’entrata della quale si trova nel muro-portone vicino all'uscita turistica, per vedere gli affreschi meravigliosi di San Paolo e di San Pietro, fra gli ultimi lavori creati da Michelangelo, più comunemente visibili solo sui libri.

Ma uno dei viaggi più memorabili da padre Romano fu quando io e mia moglie fummo ricevuti da lui e condotti ai giardini del Vaticano che, in quel periodo, non erano aperti al pubblico. Mentre eravamo lì, il padre si scusò e poi, dopo qualche minuto, riapparve con una manciata di pigne. Mia moglie ed io ne rimanemmo sorpresi e ci domandammo perché si fosse sporcato le mani in tal modo. Ma lui ci spiegò che l’aveva fatto affinché ci rimanesse un ricordo vivo del pomeriggio piacevole passato insieme. Dopo averci detto questo, suggerì che mia moglie mettesse le pigne -- che erano cinque come il numero delle persone della nostra famiglia -- nella sua grande borsa per portarle a casa per decorare la nostra tavola di Natale.  Ci disse che sarebbe stato un modo nuovo per celebrare le nostre feste in un modo molto spirituale. Ci spiegò che, da bambino, in Toscana, per Natale le pigne erano sempre inzuccherate e poste di fronte ad ogni componente della famiglia come a celebrare una specie di unione personale con le ricchezze della Natura e di Dio. E fra questi doni, spiegava, c’era l’albero di pino benedetto le cui pigne serbavano i pinoli con cui venivano poi fatti i favolosi e deliziosi pasticcini di Natale.  

Naturalmente, le prendemmo. Ma prima di partire, il padre disse a mia moglie che badasse a non far sapere alle guardie svizzere cosa aveva in borsa perché, come si dice, si può sempre dare alla Chiesa ma non si permette mai di toglierle qualcosa.  

Dopo queste parole scherzose, il padre si affrettò a salutarci perché, proprio in quel momento, un gran aereo a reazione ronzava sopra di noi. Questo lo turbò molto in quanto è vietato sorvolare il Vaticano e dunque voleva subito relazionare sull'incursione. Allora lo salutammo ed io e mia moglie ci affrettavamo a trovar la scala che ci avrebbe portati all'uscita di Sant’Anna.
Parecchi anni dopo, il padre andò in pensione. E quindi, quando andai a Roma per vedere come la Cappella Sistina era stata restaurata, dovetti fare la fila dei turisti del Vaticano sotto la pioggia. Quando riuscii finalmente ad entrare nella Sistina, mi domandai se fra tutto il chiasso della folla che stava furiosamente scattando fotografie istantanee, e proibite, veramente si potesse trovare qualcheduno che si rendesse veramente conto di quanto prezioso fosse poter stare là dentro.  

M’immaginai che, una volta arrivati a casa, questo loro tesoro fotografico venisse tenuto molto caro. Ma un modo per apprezzarlo meglio sarebbe forse di mettersi tutti attorno ad una tavola di Natale decorata con delle pigne inzuccherate a cui affidare i ricordi affettuosi della visita oppure di qualche amico prediletto lontano.  

Lo faccio anch’io oggi quando la stagione delle feste si annuncia: tiro fuori i nostri regali meravigliosi per decorarli orgogliosamente sulla tavola di Natale, e fatto questo, mi siedo per godere gli "alberetti di pino nevosi” con tutta la famiglia con vividi ricordi di padre Romano e del nostro tempo passato insieme a lui in Vaticano.

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