Quando aprono le porte i palazzi chiusi al pubblico, a Milano si scoprono tesori neoclassici

Quando aprono le porte i palazzi chiusi al pubblico, a Milano si scoprono tesori neoclassici

Lo storico palazzo Melzi d’Eril di Milano. La facciata fu completamente rifatta nel 1830 da Giacomo Moraglia 

L’Italia, grazie alla sua antica storia, è un paese ricco di monumenti, palazzi, opere, che testimoniano il suo passato. 
Molti palazzi, appartenendo alla curia o a privati, siano essi aziende o famiglie, non sono accessibili. Un vero peccato visto il grande valore artistico e architettonico di questi patrimoni. 
In alcune speciali occasioni però, vengono eccezionalmente aperti al pubblico affinchè possano essere scoperti ed apprezzati anche da chi solitamente non ha accesso. Può capitare che ben 80 location tutte insieme aprano le loro porte: così succede una volta all’anno nella manifestazione chiamata Open House Milano. 
 
Questa manifestazione ha avuto un notevole successo nella prima edizione, tanto da essere stata ripetuta quest’anno ed avere già una programmazione per l’anno prossimo. E quello dell’Open House Milano è sempre un fine settimana intenso, una buona occasione per camminare, e abbastanza unica per scoprire la città e i suoi tanti luoghi inediti.
Alcune location, come gli uffici del Corriere della Sera, storica  testata giornalistica a livello nazionale, erano visitabili su prenotazione: se si desiderava accedere era bene avere il click veloce sul tasto prenotazioni on line, perché i posti sono andati a ruba, a evidente conferma dell’interesse verso questi luoghi solitamente off limits.
Alcuni laboratori di artisti hanno aperto le porte per svelare dove nascono le opere d’arte. I laboriosi uffici della Warner Bros, colosso nell’industria dell’enterteinment, hanno svelato i retroscena della quotidianità per un intero fine settimana. 
 
In questa occasione ha aperto le sue stanze a visite pubbliche anche un palazzo di grande importanza storica: Fondazione Cariplo. 
La scelta da parte di enti pubblici o privati di optare per queste locazioni come sede di rappresentanza è un ottimo biglietto da visita per sostenere la loro immagine istituzionale. 
La Fondazione è un’importante soggetto filantropico orientato a sostenere i progetti di utilità sociale nell’ambito dell’ambiente, dell’arte e cultura, della ricerca scientifica, dei servizi alla persona. Il palazzo che ospita questa importante organizzazione è palazzo Melzi d’Eril e si trova a Milano in zona Turati (fermata linea gialla Turati), in via Manin 23. Il palazzo sorge all’angolo di una strada ricca di palazzi d’epoca e di fronte al parco di Porta Venezia, importante polmone verde nel centro cittadino. 
Un tempo Milano era divisa in sestieri che a loro volta erano divisi in contrade ed ognuna di esse aveva una sua identità, le sue case nobiliari, i suoi monumenti e la sua storia: palazzo Melzi d’Eril era nelle contrada della Cavalchina. 
 
La Fondazione sembra sorgere in un angolo felice della città di Milano: la zona è centrale, ma si trova fuori dal traffico e  dal caos. La  struttura è in stile neoclassico e al suo interno si apre un cortile circondato da portici e pareti bianche. Nonostante sia stato costruito nel 1700, fu poi rielaborato nel XIX secolo acquistando l’attuale aspetto architettonico.
In alcune stanze del palazzo la tappezzeria alle pareti è ancora quella originaria ed è in seta. Sopra essa si poggiano quadri di grande valore che spesso sono stati prestati per esposizioni e mostre esterne. Questo palazzo fu acquistato dal nobile Melzi d’Eril e in seguito dal marchese Leopoldo Carretto per la cifra di 120.000 Lire. Un capitale per allora nonostante oggi possa sembrare irrisoria la cifra di cui parliamo! 
 
La guerra non risparmiò la struttura e molte sue stanze furono distrutte durante i bombardamenti. Un attento lavoro di ricostruzione e recupero ha tuttavia portato il palazzo all’originario splendore,  permettendo oggi di essere usufruibile oggi come allora. Fortunatamente, rispetto ad altre costruzioni in Milano, alcune parti del palazzo sono rimaste  intatte nonostante i bombardamenti: è il caso dello scalone principale che ha conservato negli anni il suo originario splendore.
 
Camminare per questi palazzi d’epoca crea delle emozioni particolari, sembra di rivivere in momenti del passato. Quante storie hanno da raccontare queste camere. 
Vi è venuta voglia di partecipare alla prossima edizione? Ma ricordate, il segreto per poter godere al meglio di questa manifestazione, Open House Milano, è partire presto la mattina, creare un percorso prestabilito, avere un po’ di pazienza per le file, portarsi dietro la macchina fotografica e pensare in anticipo che in un solo week end non riuscirete, nonostante tutta la buona volontà, a vedere tutte le strutture aperte.
D’altronde è sempre meglio essere riusciti ad entrare in qualche palazzo segreto che continuare a chiedersi cosa nasconda!
 

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