Concentrato di napoletanità nel ‘Guappo’ americano

Concentrato di napoletanità nel ‘Guappo’ americano

Disegno di un guappo di Giuseppe Palizzi, 1866

Dopo una serie di “conversazioni americane” avviate attraverso la rubrica “Questione di parole” pubblicata da L’Italo-Americano, sull’ipotesi dell’origine etimologica del termine napoletano guappo, avute con discendenti di emigranti napoletani, posso confermare la giustezza delle loro ipotesi. Posso ora presentare il quadro delle considerazioni fatte, il cui maggior contributo è venuto proprio dagli amici americani. In sostanza sono le stesse risposte che si trovano presso autori più accreditati: ricercatori accademici e appassionati della storia della lingua. 
 
La parola: guappo, per come la si usa oggi, deve considerarsi una voce del lessico napoletano, in quanto si riferisce ad una realtà sociologica tutta napoletana. Nello stesso tempo, se essa la si trova usata in tutta Italia (tanto che è riportata sui dizionari della lingua italiana) o in uso anche presso popolazioni alloglotte (parlanti un’altra lingua), sul piano morfologico deve considerarsi un apporto dallo spagnolo, e utilizzata per traslato (metafora) quando si vuole denotare il prepotente, l’arrogante, il bullo di quartiere, che nella realtà, poi, non corrisponde esattamente al guappo napoletano. 
 
Essa è passata nella parlata gergale di Napoli in seguito alla influenza della lingua spagnola, al tempo della lunga dominazione sul Regno di Napoli. Così la parola guapo, divenuta guappo in napoletano, ha subito un forte scivolamento di significato, passando da una connotazione positiva a quella negativa, propria di guappo. 
Pare strano che in molte famiglie di italo-americani, dopo due o tre generazioni, essa non risulti più presente nella memoria dei giovani.  
Questo lo si può comprendere immaginando che mancando il tipo (cioè il referente linguistico), non se n’è avvertita la necessità dell’uso.
 
Non è escluso, tuttavia, che lo scarso uso della parola, e quindi la stessa scomparsa, sia stato determinato da una precisa volontà del gruppo sociale, come per una sorta di rimozione, in base al meccanismo socio-linguistico del tabù. Sia per tenere lontana, per scaramanzia, la realtà che si sarebbe nominata (vero e proprio tabù); sia per non trasmettere ai giovani nati in America una “parola a rischio”, di forte connotazione negativa, il cui uso inoltre avrebbe tradito l’origine culturale del parlante (finalità educativa). 
Una specie di precauzione da parte dei padri e dei nonni per cercare di mantenere estranea la discendenza da contaminazioni ereditarie, rendendola immune dal rischio di perpetrarle. 
 
Volendo risalire all’ètimo latino, la supposta comune origine di guappo (napoletano) e di guapo (spagnolo), riconosciuta dai più nella parola latina vappa (vedi anche vapor), deve ritenersi accettabile; anche in virtù di quella caratteristica fonetica della U/V (semiconsonante) che poteva far pronunciare vappa anche come uappa (vedi anche uva/vino/vigna). 
E si sa che vappa veniva usata in senso figurato col significato di persona stramba. 
 
Un’ultima considerazione sull’americano wop. 
È plausibile, come si ritiene in America, stante alla fonetica, che esso derivi da guappo, deformatosi in “uappo”, secondo il modo più diffuso di pronunciare a Napoli la parola guappo. 
Non è escluso, nello stesso tempo, che la parola possa essere considerata un acronimo (serie di iniziali: w.o.p.). Per esempio: With Out Papers oppure White On Paper), così come documentano alcuni ricercatori americani.
 
Ad avvalorare tutte queste ipotesi, e rendere così scientifica e documentaria la ricerca, è necessaria la conoscenza storica delle lingue citate (latino, spagnolo, italiano, inglese-americano), attraverso la frequentazione delle rispettive letterature: cosa che a me francamente manca. Pertanto dobbiamo accontentarci dei percorsi seguiti dagli autori che ci precedono, almeno fino a prova contraria. 
 
L’uso del termine guappo nell’accezione principale di camorrista o boss di quartiere (e anche mediatore e paciere) risale già al 600; e, se veramente la parola deriva dal latino vappa, forse anche prima. Essa è attestata in particolare per gli anni 1890-1910 (gli anni della massima emigrazione di italiani verso le Americhe), e risale certamente a più di due secoli prima, visto che essa compare nella classica ballata Lu Guarracino. 
 
In epoca moderna la figura del guappo, se non è proprio una maschera, è quasi una caricatura, in quanto oggi la parola viene usata per lo più in maniera antitetica. Basti ascoltare le canzoni: famosissime anche all’estero Napule ca se ne va …, e Tu vuo’ fa l’americano… 
 

Receive More Stories Like This In Your Inbox

SPONSORED

Recommended

The Last Supper by Leonardo da Vinci (Milan 1495-1496) is one of the world's most famous paintings

A Visit to Leonardo’s Last Supper

T he Last Supper by Leonardo da Vinci is undoubtedly one of the most iconic, most famous works of art of all times. As such, it has always attracted...

Travail and triumph: The tale of an Italian émigré

Life, we all know it, is truly unpredictable. There’s very little we can anticipate and we rarely think about how, at times, a cheerful, carefree...
The commedia dell'arte developed types, also called maschere, or masks, for different stock characters. Copyright: Il Ricetto - 123RF Stock Photo

The Masks of the Commedia dell’Arte

During a recent visit to the Museo Teatrale della Scala I admired many antique prints of commedia dell’arte situations. Commedia dell’arte was a...
The mystery about what makes a Stradivari so unique remains largely unsold

Stradivari and the magic of his instruments

You don’t need to be a music expert to know the name “Stradivari” (or Stradivarius, its latinized version). Along with his lesser known, but just as...

The waters of Rome, between history and magic

What would a trip to Rome be without a selfie in front of the Trevi Fountain and the traditional tossing of a coin in its light blue waters? Who hasn...

Weekly in Italian

Recent Issues