Metodo artigianale, cultura e famiglia nelle grappe venete della Poli Distillerie

Metodo artigianale, cultura e famiglia nelle grappe venete della Poli Distillerie

Jacopo Poli, amministratore delegato della Poli Distillerie fondata nel 1898 dal bisnonno Giobatta a Schiavon, nella provincia veneta di Vicenza

Conduzione di tipo familiare, metodo artigianale e cultura sono le tre componenti della distilleria di Jacopo, Andrea e Barbara Poli. A Schiavon (Vicenza) si trova la sede dell’azienda e di uno dei due Musei della Grappa. La scommessa per il futuro è rafforzare l’export. 
 
Poli Distillerie non è soltanto un’impresa produttrice di grappa, ma un pioniere della produzione artigianale di questo distillato tutto italiano. 
Tutto parte nel 1898 da Giobatta Poli, che ha trasferito da qualche anno la propria osteria da San Luca di Marostica a Schiavon. Poli affianca al lavoro di oste quello di venditore di cappelli di paglia. La sua grande passione è però per le vinacce, che trasforma in grappa a domicilio per i clienti grazie a una distilleria montata su un carretto. Gli subentra il figlio Giovanni, che ricava un impianto di distillazione dalla vaporiera a legna di una locomotiva. 
 
Nel corso dei decenni l’azienda cresce, ma il salto di qualità avviene più di recente, con Antonio Poli figlio di Giovanni, detto Toni, che nel 1956 modifica l’impianto di distillazione. Sua è l’aggiunta di nuove caldaie, che continua nel 1964 e nel 1983 fino alle dodici attuali che costituiscono l’alambicco “I 12 cavalieri”. E’ composto da caldaiette completamente in rame, come una volta. La vinaccia è riscaldata con vapore fluente e il ciclo di lavorazione è discontinuo: caricata la vinaccia nelle caldaiette la si distilla (si fa la cosiddetta "cotta"). Dopo circa tre ore, esaurita la materia prima, si scaricano le caldaiette, che vengono riempite di nuovo con vinaccia fresca, pronte per un'altra cotta.
 
Oltre all’alambicco di stile antico, altri due impianti portano avanti la produzione di Poli entrambi con due caldaie a bagnomaria: Athanor del 2001 per distillare uva, frutta e vino; Crysopea del 2009, molto moderno e a sottovuoto, per le vinacce da uve bianche. Poi ci sono i musei a Bassano del Grappa e nella sede di Schiavon. 
Nel frattempo le redini dell’azienda sono passate ai figli di Antonio, Jacopo Poli, attuale amministratore delegato, e i fratelli Barbara e Andrea, che si sono divisi i compiti. Con loro lavorano una quarantina di persone, tra cui la consorte di Jacopo, Cristina.
 
Per Jacopo Poli i punti di forza sono essenzialmente tre, tutti collegati tra di loro. Il primo è la conduzione familiare, come afferma: "Il nome della famiglia resta nel marchio. Vuol dire che mettiamo la faccia in ogni fase della produzione e vogliamo per forza che la qualità resti alta". 
Il secondo è il metodo artigianale. “È la classica distinzione tra industriale e artigianale: la prima costa meno, ma la seconda ha quella qualità che fa la differenzia nel gusto e nella conservazione. Non per caso la lavorazione è guidata da cinque principi: la scelta della vinaccia migliore, la distillazione immediata della materia prima, l’uso sapiente delle attrezzature, la costanza e la passione nel lavoro e il rispetto per il prodotto e il consumatore finale”. 
 
Il terzo è la cultura. Per quanto immateriale possa sembrare, è altrettanto importante. Un consumatore “educato” e ben indirizzato sa come e dove orientare i propri acquisti. Per questo sono stati aperti i due musei della grappa a Bassano e a Schiavon, che attirano migliaia di visitatori ogni anno. 
In entrambi si mostra e si illustra la produzione della grappa, perché si capisca che non è soltanto uno “scaldabudella” ma una bevanda elaborata e raffinata che può regalare piacevoli gusti e sensazioni. In essa sono racchiuse fatica, tenacia e tanto amore. 
 
L'aperitivo della casa “Airone Rosso” è dedicato ad Antonio Poli. I pensieri del figlio Jacopo vanno comunque oltre e guardano all’intero comparto. 
Una scommessa non da poco, per i prossimi anni, è di sfondare nei mercati esteri. “Il problema - spiega - è il fatto che non sia ancora conosciuto a sufficienza: se si riesce ad esportare oltre il 40 per cento dei prodotti in più di 50 Paesi, in particolare in quelli di lingua tedesca, a livello nazionale le grappe che approdano all’estero sono soltanto il 10 per cento”. Si tratta di una sfida di grande portata, che la distilleria Poli vuole affrontare e vincere. Possono tornare utili i social network, fonora utilizzati in italiano, ma sarà necessario un cambio di passo per raggiungere potenziali clienti esteri.

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