Il ‘vortice’ di bellezza dell’Isola di Dino, Praia a Mare e del litorale cosentino

Il ‘vortice’ di bellezza dell’Isola di Dino, Praia a Mare e del litorale cosentino

Nel mare cristallino, tra gorgonie e coralli, si aprono una decina di grotte suggestive che si raggiungono solo via mare (Ph in pagina Luca Ferrari)

Pedalata dopo pedalata, schizzo dopo schizzo, il pedalò si allontana sempre di più dalla costa nord occidentale cosentina. Uno sguardo all'indietro verso il centro abitato di Praia a Mare e poi sempre più deciso nel cuore dell’isola di Dino, la più grande realtà insulare della Calabria. Un mondo incantato fatto di coralli, vegetazione e specie naturali.
 
Percorribile a piedi dalle pendici fino alla sommità, l'isola di Dino  ha un perimetro di 4 km e un'altitudine di 65 metri. Il suo fiore all’occhiello sono le grotte. Quella del Frontone, delle Cascate, delle Sardine, del Leone (provvista di stalagmiti) e la più gettonata, la Grotta Azzurra. Angoli di terra acquea nascosti dove entrare e uscire senza poteri magici.
Sembra che il nome derivi dall'etimo greco dina: vortice, tempesta. Un tempo infatti, quando il mare s’ingrossava, la corrente poteva giocare brutti e pericolosi scherzi alle imbarcazioni in avvicinamento. 
 
Una volta arrivato a Praia a Mare, quale miglior modo di partire alla scoperta dell’isola se non quello di noleggiare un'imbarcazione e circumnavigarla? Il sole batte ancora forte e mi aspetta un po’ di movimento alle gambe. Finalmente si parte. Basta poco ed eccomi alla prima grotta. 
 
Da lassù intanto c’è più di qualcuno che a turno si lancia per un tuffo da un bel po’ di metri di altezza. Al momento ho il timore che mi possano cadere in testa. Il lancio dal trampolino naturale della scogliera è invece perfetto. Chi è in acqua avvisa del possibile tuffatore o meno, e viceversa.
 
Sono nella grotta. Nella mia mente risuona l'immortale colonna sonora del celebre esploratore Indiana Jones. Pur non essendo inseguito da tribù o qualche nemico mortale, riesco ugualmente a sentirmi alla ricerca di qualche inestimabile tesoro. E così è in effetti. La vista dei coralli è una “pugnalata” di rara bellezza. Li vedo in superficie. Li vedo dentro l’acqua.
Una volta uscito, il mare sale in pole position. Lui è il re. Il padrone incontrastato. La terra? Un buon servitore. Più mi allontano dalla costa, più provo questa sensazione. Si fatica intanto. L’acqua è talmente azzurro-limpida da assomigliare a quella clorata che si trova in piscina.
 
Da un punto di vista naturalistico l’isola di Dino è una vera gemma. Oltre ad essere sito di Interesse Comunitario, è in corso l'iter di istituzione di una Riserva Naturale. La ragione si spiega facilmente vista la presenza di varie specie quali la palma nana, il talittro calabro, il garofano delle rupi (Dianthus rupicola) e in particolare l'endemica Primula di Palinuro (Primula Palinuri).
 
È proprio grazie a questo esemplare che Dino ha suscitato così tanto successo da un punto di visto botanico. Questo tipo di primula è inserita nell'elenco dell’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura come specie minacciata.
 
Tra gli ospiti volatili qui vengono a nidificare gabbiani, rapaci e svariate specie di uccelli migratori. Nel mondo subacqueo dominano crostacei: cavallucci marini, le temibili murene, polpi, castagnole, e più in profondità, tra i venti e i trenta metri, nuotano cernie e ricciolo, ma soprattutto gli octocoralli Gorgonie.
 
Abbandonato provvisoriamente il timone e affidato alle attenzioni di un temporaneo compagno di viaggio, scelgo una nuova postazione. Con una mano attaccata all’imbarcazione e con l’altra stretta sulla fotocamera, m'immergo nelle acque calabresi per un ultimo sguardo all'ecosistema dell'isola di Dino. Tempo di risalire a bordo e le sirene di Praia a Mare sono giù a richiamarmi.

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