Se ne va Giuseppe Ferrara, il regista etico che raccontò l’Italia dei misteri

Se ne va Giuseppe Ferrara, il regista etico che raccontò l’Italia dei misteri

Il regista toscano Giuseppe Ferrara autore di una filmografia dedicata alla storia italiana (e ai suoi misteri)

Era un uomo rigoroso ed etico, un tenace lavoratore, un’anima pura, una mente illuminata, un sognatore con l’aura di stupore del bimbo ma sempre con i piedi per terra, un cultore della ricerca più profonda, un messere d’altri tempi, uno degli ultimi partigiani della storia d’Italia e d’Europa, era un fine ed arguto dicitore e conoscitore di storia, arte, politica, sociologia, cultura in genere. Era ironico, mordace, sardonico, saettante, sempre pronto al dialogo ma mai a cambiare le proprie idee, ferreo nella sua dignità e nelle scelte professionali ed amicali sempre intrise di coerenza e atti d’amore. 
 
Era un giornalista incisivo, uno scrittore raffinato e molto colto, era un regista magistrale, l’ultimo figlio del neorealismo italiano, umile nella sua grandezza, viveva per la verità sia nel cinema che nella vita. Era un documentarista attento, a volte certosino, ma sempre alla ricerca della bellezza anche nei fatti e nei misfatti dell’Italia oscura degli ultimi 60 anni. Generoso e vitale, era soprattutto un uomo libero che mai accettava compromessi. 
Si è spento all’età di 83 anni, il maestro Giuseppe Ferrara. 
 
Seppure sia stato autore di tanti saggi, libri, articoli sulla carta stampata, sceneggiature, regista e autore di oltre cento documentari, di film importanti ed intelligenti come “Il caso Moro” in cui ricostruisce otto anni dopo i fatti uno dei più misteriosi e sconcertanti delitti politici della storia repubblicana, “Cento giorni a Palermo” in cui parla di mafia occupandosi dell'assassinio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa avvenuto a soli cento giorni dal suo insediamento a prefetto del capoluogo siciliano, “Giovanni Falcone” girato a ridosso dell’attentato del 1993 sugli ultimi anni della vita del giudice antimafia, “I banchieri di Dio - il caso Calvi” in cui racconta le oscure vicende della finanza cattolica centrata sul Banco Ambrosiano”, il mondo della cultura e della politica italiani poco lo hanno sostenuto, soprattutto negli ultimi anni, lasciandolo spesso solo anche se lui ha fatto tanto per il nostro Paese che però diceva essere “...un’italietta spenta e senza speranze” in cui non credeva più. 
 
Il 15 luglio 2012 organizzammo la festa per i suoi 80 anni alla Casa del Cinema di Roma: fu felice al punto di piangere come un bambino circondato dai suoi amici, dai suoi familiari, da suo figlio Gaetano e suo nipote Martino, da molti degli attori che diresse tra cui Omero Antonutti, Alessandra Bellini, Elvira Giannini, Maria Rosaria Omaggio, Isabel Russinova, Mattia Sbragia. Era presente anche il maestro Ettore Scola, scomparso lo scorso 19 gennaio, che aveva una grande ammirazione per lui e c’erano critici cinematografici, montatori, direttori della fotografia, documentaristi, tecnici del mondo del cinema italiano.
 
Avrebbe voluto fare tanto altro ancora, instancabile e mordace come era: nel 2011 aveva rifondato la “Coop Ncd”, la sua cooperativa cinematografica storica. 
Nel 2013 però chiuse definitivamente la sede storica della cooperativa a piazza Mancini n. 4, a Roma, laboratorio per la nascita di tanti film e progetti nonché luogo di incontro per scrivere e dialogare. Fu per lui un grande dolore. 
 
Alla chiusura, depositò i 5000 volumi della sua libreria personale in un luogo anonimo affidandoli a personaggi che hanno deluso le aspettative. Voleva donare quei volumi alla Città di Roma e, soprattutto, agli studenti di Arte e Cinema poiché amava il confronto con i giovani, amava insegnare ma soprattutto imparare da loro. Ma a breve, è stata questa la sua ultima grande volontà, la libreria “Giuseppe Ferrara” verrà aperta nel cuore di Roma e tanti giovani potranno usufruirne. 
 

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