La vecchiaia che ci imprigiona in ‘Felice’ di Antonio Costa

La vecchiaia che ci imprigiona in ‘Felice’ di Antonio Costa

Il cortometraggio “Felice” è l’ultimo lavoro del giovane regista palermitano Antonio Costa

In “A casa”, il regista Antonio Costa aveva affrontato un tema difficile e delicato come quello della malattia senile e delle sue inevitabili conseguenze, coinvolgendo nel progetto l’attrice Milena Vukotic. Il regista palermitano continua il suo percorso di ricerca sulla terza età con “Felice”, raccontando la storia di un uomo triste e senza più forze, che apparentemente attende il ritorno della moglie.
 
Il protagonista del cortometraggio è Sergio Fiorentini, conosciuto dalla platea televisiva italiana per il ruolo del brigadiere Cacciapuoti, nella serie del “Maresciallo Rocca” con Gigi Proietti. Come doppiatore ha prestato la voce ad attori del calibro di Gene Hackman, Burt Young, Tony Burton, Max Von Sydow, Patrick MgGoohan, Mel Brooks e Benny Hill. 
Fiorentini è scomparso poco dopo la realizzazione del film di Costa, lasciando una testimonianza di assoluto valore a cui ha offerto, senza riserve e senza falso pudore, la sua malattia al personaggio, regalandogli veridicità e realismo. 
 
La vecchiaia, che imprigiona e ostacola il fisico dell’attore, si riflette sul protagonista, evidenziando il distacco con cui si sta allontanando dalla vita, senza più affetti, valori e speranze.
Il tema del film è drammaticamente attuale: marito e moglie vivono insieme tutta una vita e il loro amore è improvvisamente spezzato da un raptus omicida, da un gesto apparentemente inspiegabile che probabilmente trova nella malattia e nell’emarginazione l’assurda logica.
 
Il merito di Antonio Costa, così come fu per “A casa”, è quello di raccontare lo stato d’animo del protagonista e il gesto d’orrore, scavando nel quotidiano, nella routine della vita, lasciando a brevi ed eloquenti momenti il compito di rendere comprensibile la situazione. 
 
“Felice”, in una delle scene più significative, appoggia la testa sulla tastiera del pianoforte, suonando qualche tasto in totale vuoto di coscienza. Questo lucido realismo è espresso con la sola forza dello sguardo, accentuato da poche note stonate e dell’inutile bussare alla porta della figlia disperata. 
 
La regia di Costa punta l’obiettivo verso il personaggio interpretato da Fiorentini, tenendolo al centro della scena senza mai perderlo di vista, ne mette a nudo la disperazione e soprattutto il distacco dal mondo.
 
Nella seconda parte del film si intuisce che qualcosa non va per il verso giusto, nel momento in cui l’uomo inizia a fare le pulizie di casa, compiti che gli sono evidentemente estranei.
Nel finale l’anziano si avvicina al corpo senza vita della donna, steso sul pavimento in una pozza di sangue. La camera inquadra alcuni dettagli dell’appartamento che svelano l’orrore che si è compiuto, con il sangue sulle pareti e in ogni angolo della casa. Non ci sono questioni aperte, in pochi minuti sono state date tutte le risposte, con sequenze all’apparenza lente ma necessarie alla costruzione del racconto, in cui rumori, suoni, gesti e sguardi costruiscono un finale terribile ma non inaspettato.
Per L’Italo-Americano abbiamo posto alcune domande ad Antonio Costa, riguardanti in particolare l’esperienza con Sergio Fiorentini.
 
Come è stato il suo rapporto lavorativo con Sergio Fiorentini?
Per quanto riguarda l'attore protagonista, posso dire che tutto ciò che mi lega a Sergio Fiorentini è molto strano. Dietro la sua figura legata alla complessità di questo cortometraggio, come dimostra la lavorazione durata quasi un anno, c'è una sorta di magia. Sergio ha incarnato il mio personaggio con dignità, la stessa con cui solo un grande attore riesce a mettere al servizio del ruolo la propria sofferenza e rabbia. E' scomparso pochi mesi dopo le riprese, peraltro nel giorno del mio compleanno. Il mio rammarico è che non sia riuscito a vedere il cortometraggio finito.
 
Nel film si nota l’evidente immedesimazione di Fiorentini con il personaggio che interpreta.
Ha capito lo spirito che animava il cortometraggio e il suo protagonista e mi ha cercato per farlo. Stava girando un film in Veneto ed è sceso di proposito qualche giorno a Roma, approfittando di una pausa, proprio per girare “Felice”. Credo che quel film e il mio corto, girati in contemporanea, siano stati gli ultimi suoi due lavori.
 
Quando è stato girato “Felice” e com’è stato accolto?
Ho girato "Felice" nel maggio del 2014, ma ho voluto fare le cose con calma e, dopo una lunga post-produzione, è finalmente uscito nel 2015. Il film è stato ammesso allo Short Film Corner del 68° Festival di Cannes, nell'ambito del Marché du Film. Da lì in poi ha iniziato a essere selezionato in numerosi festival. 
 
A settembre è stato invece scelto dal Centro Nazionale del Cortometraggio che, in collaborazione con l'Istituto Italiano di Cultura di Città del Messico, ha stilato una selezione di dieci cortometraggi italiani contemporanei inseriti nella sezione "Italia en Corto" all'interno del prestigioso Shortshorts Film Festival di Città del Messico. Si tratta di uno dei principali festival di cortometraggi che può contare ogni anno su un pubblico di 15.000 spettatori. I lavori sono stati proiettati alla Cineteca Nacional e alla Filmoteca dell'Universiade Nacional Autonoma de Mexico.
 
Recentemente il film ha partecipato in concorso al Cervignano Film Festival, dove sono stati ammessi 21 cortometraggi di altissimo livello, selezionati da tutti e cinque i continenti, come per esempio “Ave Maria”, entrato nella cinquina degli Oscar Hollywoodiani. 
Il direttore artistico del Festival Piero Tomaselli, così ci presentava: "Felice è tra i lavori più preziosi che abbiamo in questa edizione del Festival, trovo Sergio Fiorentini straordinario”. 

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