Le Watts Towers in corsa per la candidatura UNESCO

Le Watts Towers in corsa per la candidatura UNESCO

Le Watts Towers di Simon Rodia furono costruite durante 33 anni con materiali poveri e di scarto

Un complesso monumentale unico al mondo. Gli scarti di strada impastati  di  malta, sabbia e cemento costituiscono la materia prima;  lo spirito vagabondo e l’inestimabile esperienza del migrante, ne definiscono l’essenza. Ne “La Città degli Angeli” , le Watts Towers si ergono a testimonianza della collettività che lavora, dello straniero cittadino del mondo la cui esperienza contribuisce allo sviluppo della società, la cui voce, alta 30 metri, grida forte il sentimento di libertà e appartenenza.  Sabato Rodia, un immigrante italiano probabilmente analfabeta, le costruisce da solo nell’arco di 33 anni ( 1921 -54),  poi scompare. Le Torri vengono successivamente risparmiate dalla demolizione e riconosciute come monumento nazionale.
 
Luisa Del Giudice - ricercatore indipendente, fondatore e direttore dell’Italian oral History Institute, attiva in passato anche all’Università della California a Los Angeles UCLA - ha inaugurato un’intensa campagna di sensibilizzazione alla conoscenza delle Watts Towers. Di recente, poi, si è attivata - con il sostegno delle autorità locali e  delle autorità diplomatiche e consolari italiane - per la loro candidatura all’UNESCO come patrimonio dell’umanità.
 
“ Rodia -  racconta Luisa -   ha lavorato notte e giorno per circa 33 anni alla realizzazione di  quello che lui era solito chiamare Il Nostro Pueblo. Aveva intenzione di costruire qualcosa di grande, che in qualche modo potesse  rappresentare la collettività. Non ci è dato di sapere però cosa intendesse per Nostro Pueblo : si pensa sia riferito alla sua identità culturale italiana, o anche alla comunità losangelina di Watts, fatta di tanti piccoli pezzetti. Un dono alla sua comunità, un mosaico  di piccoli tasselli a rappresentare gli immigrati che da sempre hanno contribuito a scrivere la storia del Paese”.
 
Quali le iniziative culturali connesse al monumento?
In linea con il processo di diffusione della conoscenza delle Watts  avviato diversi anni fa,  ho organizzato  in collaborazione con la direttrice Rosie Lee Hooks , un festival e un convegno incentrati su la “Los Angeles italiana”.  Da allora si è cercato insieme di trovare uno spazio dedicato all’arte del Bel Paese, e al contempo di creare un discorso di respiro comune - la nostra iniziativa si chiama appunto Watts Towers Common Ground Initiative.  Tra l’altro, tutto il campus, a partire dagli anni ‘60 è diventato una tappa importantissima per il Black Art Movement che ha trovato espressione in un centro d’arte,  funzionando come una sorta di mamma per la comunità  - la chiamano infatti Mamma Watts perché ha nutrito generazioni di artisti, poeti e musicisti, un  simbolo di trasformazione e di speranza.
 
Le Watts Towers emblema dell’integrazione sociale.
Si tratta di un discorso abbastanza recente.  Le Watts sono un simbolo per la Los Angeles dei lavoratori, dell’uomo comune, del migrante. Se non si capisce il retroscena culturale dell’autore e la sua esperienza di migrante negli anni ostili a cavallo tra le due guerre, è impossibile coglierne il senso. Noi pensiamo che dietro alle Torri si nascondano i Gigli di Nola; ci sono poi delle fontane, dei forni e tanti piccoli mosaici che ricordano chiaramente l’arte artigiana italiana.  In ogni caso, è difficile coglierne appieno il significato -  il fascino irresistibile che emanano, è dato proprio dal loro essere enigmatiche.
 
La pericolosità del quartiere di Watts ha in un certo senso agito da deterrente e quindi scoraggiato possibili visitatori. Quanto crede che tutto questo abbia influito sulla notorietà del monumento?
In realtà le Torri sono molto frequentate dai turisti, il deterrente cui lei accenna fa riferimento soprattutto ai residenti. Il problema è che non vengono abbastanza promosse a livello locale perché è rimasto lo stigma delle Watts legato al periodo delle rivoluzioni  (1965), delle ribellioni -  le Watts Riots. Questo nome è dunque rimasto connesso alla violenza, ma Watts non è più pericoloso di tanti altri quartieri poveri della città.
 
Quali fasi scandiscono il processo per la candidatura Unesco delle Watts Towers?
La candidatura è ancora agli inizi. Entro il 30 Aprile dovremmo consegnare una richiesta avallata dallo State Party e dalla città di Los Angeles,  rispettivamente proprietario e manager del monumento.  Una volta ricevuto il loro appoggio, la domanda sarà inserita in una Tentative List in cui dovrà rimanere per almeno un anno, e solo allora il comitato nazionale e internazionale avrà modo di valutare la candidatura.
 
Cos’è una Tentative List?
Si tratta di una lista in cui vengono raccolte tutte le proposte avanzate dalle varie nazioni. Ciascuna può nominare dei siti del proprio patrimonio culturale, e al momento si sta cercando di includere nella denominazione ufficiale, siti di generi diversi, non soltanto semplici monumenti. Nello specifico, gli Stati Uniti hanno un rapporto abbastanza strano con l’Unesco, non è garantita la loro possibilità di nomina  perché finora hanno presentato soprattutto parchi e ambienti naturali  -  noi, per l’appunto, stiamo proponendo un sito culturale.
 
Il dualismo immigrazione/ discriminazione sociale è ancora oggi un tema molto caldo. Crede –  da storica anche lei immigrata -  si possa auspicare un cambiamento anche in previsione di un esito positivo della candidatura?
Per auspicare un cambiamento, è necessario non dimenticarsi che, soprattutto in una città come Los Angeles, siamo tutti di passaggio. LA è la città per eccellenza delle migrazioni, della dell’impermanenza. Ognuno di noi vi appartiene e in qualche modo ne contribuisce alla crescita.  Rodia, a suo tempo, non voleva emigrare. È stato mandato in Pennsylvania a lavorare nelle miniere a 14 anni insieme al fratello rimasto ucciso subito dopo in una grave esplosione. Ritrovatosi solo da migrante vagabondo (e dopo aver abbandonato successivamente anche moglie e figli)   nel 1919  decide di creare qualcosa di importante e compra un terreno triangolare sul quale  poi comincia  a sperimentare.
 
Quali sono le modalità per sostenere la candidatura?
È possibile scrivere una lettera a favore della candidatura UNESCO seguendo l’esempio citato nel seguente link  http://spacesarchives.org/blog/2016/03/25/act-now-support-the-watts-towe...  - entro il 30 Aprile, termine di scadenza per la presentazione della candidatura, o anche dopo, per manifestare ugualmente il proprio sostegno alla causa. 

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