Emma Vidal, cento anni e 90 di raffinati merletti di Burano

Emma Vidal, cento anni e 90 di raffinati merletti di Burano

Emma Vidal (seconda da sinistra) insegna l’arte antica e paziente del merletto che da secoli si pratica a Burano (Fondazione Musei Civici di Venezia)

Un secolo di storia. Cent’anni vita. Dieci decadi di una preziosa tradizione artigianale, e di un made in Italy davvero inimitabile, riassunti in una giornata speciale. 
La signora Emma Vidal, maestra merlettaia di Burano, ha tagliato il traguardo delle cento candeline e per l’occasione è stato realizzato un bussolà gigante a forma di 100. Il tipico dolce dell’isola lagunare, nota nel mondo per i suoi merletti e le sue case colorate, ha festeggiato il simbolo vivente di un’arte antica che per Venezia è stata per secoli fonte di ricchezza e prestigio. Nobili e reali delle corti europee, dal Quattrocento al Settecento, commissionavano alle abili merlettaie buranelle sofisticati corredi e ricercatissimi mantelli, collari, biancheria finissima e monogrammi unici. 
 
Riconosciuta come forma d’artigianato tradizionale da salvare, consiste nel realizzare un complesso ricamo a mano attraverso un intreccio di fili sottilissimi con aghi, uncinetti, tomboli e navettine, a seconda delle lavorazioni. Ci vogliono anni di lavoro per realizzare tovaglie istoriate, veli intarsiati, preziosi pezzi unici decorati seguendo antichi cartoni o ispirati dalla fantasia e dalla bravura delle merlettaie.
 
Era il lontano 1926 quando Emma, a soli 10 anni, entrò nella scuola del Merletto di Burano, fondata nel 1872 dalla contessa Adriana Marcello per recuperare e rilanciare una tradizione risalente ai tempi della Serenissima. La produzione della scuola continuò fino alla Prima Guerra mondiale e si mantenne alta fino agli anni '30 del Ventesimo secolo, per poi decrescere lentamente nei decenni successivi. La Scuola fu poi chiusa nel 1970 e dal 1981 è diventata sede del Museo del Merletto.
 
La passione di Emma Vidal però, non si è mai interrotta. Con esperienza e maestria è arrivata a produrre ricami per papi e corti reali. Realizzò l’emblema vescovile di Paolo VI e la culla di Maria Pia di Savoia. Ha superato indenne l’orrore della II Guerra Mondiale e via via ha visto succedersi le tante epoche della storia italiana. Dal boom economico agli anni bui del terrorismo, fino all’era delle televisioni e ora di internet e dei social network. Anche nel mondo globale Emma Vidal è rimasta fedele alla sua antica e precisa tecnica artigiana: il merletto.
 
“Con la sua arte Emma ha contribuito a rendere Venezia e Burano luoghi unici e speciali” ha detto la presidente del consiglio comunale di Venezia, Ermelinda Damiano, durante la festa di compleanno comunitaria: “Quella del merletto è un’arte che richiede tempo e pazienza, valori oggigiorno che sembrano poco considerati. Con la sua testimonianza di vita invece, Emma ci dimostra che sono valori importanti e che le nostre radici storiche, i saperi di una volta, non vanno mai dimenticati”. 
 
Come tante atre città italiane, Venezia e le sue isole hanno un patrimonio umano-artistico da preservare e valorizzare: dal merletto di Burano alla costruzione di barche in legno come la sampierotta, passando per il vetro soffiato di Murano e la pesca in laguna le cui tradizioni si sono tramandate per generazioni di padre in figlio. Il fatto poi che Venezia sia Patrimonio Mondiale Unesco, rende la posta ancora più alta e preziosa. 
 
Oggi la grande sfida di tutte queste abilità è proprio quella di sopravvivere a dispetto del tanto ciarpame venduto ovunque e dovunque. A Pellestrina si è ricominciato a insegnare alle giovani donne l'arte sapiente del merletto. Ma di maestre storiche come Anna Vidal ce ne sono sempre meno.
 
Il merletto una volta era una forma di guadagno per le famiglie di Burano e anche della vicina isola di Pellestrina, dove però si usava una tecnica diversa. A Burano si applicava la lavorazione ad ago, a Pellestrina il tombolo e i fuselli. Finito il capolavoro artigianale, la vendita rappresentava una redditizia forma di sostentamento per le famiglie che, nella maggior parte dei casi erano di pescatori. E pare che l’arte sia legata proprio alla tradizione marinaresca degli abitanti e si sia sviluppata a partire dalla fabbricazione manuale delle reti da pesca.

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