Export record per l’enologia italiana che ora punta sugli Usa

Export record per l’enologia italiana che ora punta sugli Usa

L’Italia rafforza la sua leadership sul mercato americano: 1,3 miliardi di dollari esportati lo scorso anno negli Stati Uniti (per le foto in pagina Ph.Vinitaly)

Trainata da un export che nel 2015 ha complessivamente visto l’enologia italiana mettere a segno un nuovo record con 5,4 miliardi di euro stimati e con 1,3 miliardi di dollari di vini esportati nel 2015 (oltre 1,4 miliardi di euro), l’Italia rafforza la sua leadership sul mercato americano.  
Da questo risultato riparte l’attività di Vininitaly International negli Stati Uniti, nell’ambito del Piano speciale Usa finanziato da Mise e Ice per la promozione dei vini e dei prodotti agroalimentari all’estero. Fitto il programma di Executive Wine Seminars della Vintaly International Academy per approfondire la conoscenza del vino italiano nel mercato Usa. Sono previste tappe a San Francisco al Winter Fancy Food, a New York e a Miami. Si tornerà a New York a maggio, dopo Canada e Cina a febbraio e marzo, e poi a giugno sarà la volta di Chicago al Fmi Connect (20-23 giugno) e di nuovo di New York con la partecipazione al Summer Fancy Food (26-28 giugno).
 
La focalizzazione sul mercato statunitense è frutto di una scelta strategica di lungo periodo impostata da Veronafiere, che ha portato Vinitaly International a diventare braccio operativo del Mise – Ministero dello sviluppo economico e Ice – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane nel Piano Speciale Usa per la promozione dei beni di consumo e dei prodotti enoagroalimentari, lanciato nel 2015.
 
“Il consumo di vino negli Usa continua a crescere - afferma il direttore generale di Veronafiere Giovanni Mantovani - ma si tratta di un mercato con due facce, come emerso durante i numerosi workshop che gli abbiamo dedicato durante wine2wine, il forum del vino svoltosi nel dicembre scorso: per certi versi è maturo e questo lo vediamo dalla curiosità espressa dai consumatori per vini meno famosi espressione di territori ancora sconosciuti; d’altro canto, però, ci sono Stati dove solo ora si inizia a consumare vino. Con Vinitaly International siamo negli Stati Uniti dal 2002 e continuiamo a potenziare la nostra attività di anno in anno, proprio per aprire sempre nuovi spazi  commerciali per le cantine italiane e per attrarre buyer americani a  Vinitaly, dove già rappresentano il 15% delle presenze estere”. La prossima attività di Vinitaly International negli Usa prevede la realizzazione di Executive Wine Seminar della Vinitaly International Academy, tenuti dal direttore scientifico Ian D’Agata.
 
A San Francisco tre i seminari avanzati su Grignolino, le subzone del Chianti e l’Etna, mentre uno base realizzato in collaborazione con Fivi (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti) è dedicato ai vini artigianali. Questi vini saranno disponibili in un wine bar appositamente allestito per la degustazione da parte dei buyer e pubblico.
 
A New York sarà ancora la volta del Grignolino e dei vini artigianali, ma si parlerà anche di tendenze di consumo di vino nei ristoranti italiani e di come queste potrebbero riproporsi negli Usa. A Miami, oltre che di Grignolino e di vini artigianali, un terzo Executive Wine Seminar Via sarà dedicato al Carmignano. Su www.vinitalyinternational.com/calendar il programma dettagliato delle tappe di Vinitaly International.
 
La 50ª edizione di Vinitaly, a Verona dal 10 al 13 aprile 2016 (www.vinitaly.com), prevede investimenti pari a 8 milioni di euro per professionalizzare la rassegna ed aumentare il numero di buyer esteri, mirati e selezionati, in modo da creare sempre maggiori occasioni di sviluppo sui mercati internazionali per le aziende espositrici.
 
“La capacità espressa da Vinitaly, in cinquant’anni di attività, di aggregare e rappresentare il vino italiano nel mondo, ha portato il governo a inserire la manifestazione nel Piano di promozione straordinario per l’internazionalizzazione del made in Italy – evidenzia Mantovani - e questo per aumentare l’incoming di buyer esteri: un’attività che rientra nell’importante operazione generale di sviluppo ulteriore dell’export per settori trainanti dell’economia italiana, di rafforzamento del sistema fieristico nazionale e che si avvale del fondamentale apporto della struttura dell’Ice-Trade Agency nell’attuazione di questa strategia”. 

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