Meraviglie rinascimentali al Museo dell'Opera del Duomo di Firenze

Meraviglie rinascimentali al Museo dell'Opera del Duomo di Firenze

Oltre 750 statue e 200 capolavori mai esposti al Museo dell’Opera del Duomo di Firenze, riaperto ad attobre

Oltre 750 opere tra statue e rilievi in marmo, bronzo e argento, tra cui capolavori dei maggiori artisti del tempo: Michelangelo, Donatello, Arnolfo di Cambio, Lorenzo Ghiberti, Andrea Pisano, Antonio del Pollaiolo, Luca della Robbia Andrea del Verrocchio e molti altri ancora. 
Oltre 200 opere visibili per la prima volta al pubblico dopo il restauro. Tra queste: la Maddalena di Donatello, la Porta Nord di Lorenzo Ghiberti per il Battistero di Firenze e i ventisette pannelli ricamati in oro e sete policrome su disegno di Antonio del Pollaiolo. 
 
E’ il nuovo Museo dell’Opera del Duomo di Firenze che conserva la maggiore collezione al mondo di scultura del Medioevo e del Rinascimento fiorentino.
Nel Museo anche molte opere mai viste prima o conservate nei depositi per decenni, come le quindici statue trecentesche e i quasi settanta frammenti della facciata medievale del Duomo.
 
L’Opera di Santa Maria del Fiore ha investito 45 milioni di euro di risorse proprie nella realizzazione del polo culturale. Direttore e autore del progetto museologico è Timothy Verdon, mentre il progetto architettonico è di Adolfo Natalini e Guicciardini & Magni architetti.
“Come scriveva Monica Preti ne ‘Il Museo dell’Opera del Duomo di Firenze’ (Electa 1989) la raccolta del Museo dell’Opera del Duomo si configura come il fedele, articolato testimone dei secoli di attività artistica concentrata nei tre maggiori monumenti della chiesa fiorentina, centri della vita civile e religiosa della città, simboli della sua vitalità economica e culturale”.
 
Il progetto si poneva tre compiti: rinnovare parzialmente il museo, allestire i nuovi locali e inventare altri spazi interstiziali. I nuovi locali sono quelli dell’ex Teatro degli Intrepidi, inaugurato nel 1779, chiuso e trasformato in magazzino nel 1914 e successivamente in garage.
Il progetto ha conservato la memoria del gran vuoto del Teatro degli Intrepidi trasformandolo in uno spazio illuminato dall’alto in cui far convivere le evocazioni delle architetture con le opere che le adornavano. Se ormai è irreversibile il processo per cui le opere originali devono esser ricoverate per motivi di conservazione, sostituite in loco da copie, si mette in atto uno scambio continuo tra il Museo dell’Opera e la Piazza del Duomo e un po’ per volta le opere trasmigrano dal fuori al dentro. Nel nuovo salone le opere ritrovano la stessa luce e le stesse talora inaccessibili posizioni per le quali erano state pensate.
 
Nella sala del Teatro è stato sistemato un modello al vero dell’antica facciata del Duomo. Le sculture maggiori sono allestite su basamenti posti sotto il grande modello, in modo da permetterne una lettura ravvicinata mentre tutte le altre sono ricollocate nelle posizioni originali e così vengono ricontestualizzazione. 
Il modello al vero richiama la singolare invenzione della tavoletta prospettica del Brunelleschi col Battistero ritratto dalla Porta del Duomo Arnolfiano. 
Parafrasando l’Alberti “e sappi che cosa niuna dipinta parrà pari alle vere dove non sia certa distanza a vederle” potremmo dire che nessuna cosa vera parrà più tale se tolta dalla distanza reale dell’osservatore.
 
Sono stati trovati nuovi spazi interstiziali tra il Teatro e gli altri edifici, con un nuovo piano che regolarizzava i volumi tra il Teatro e il museo in modo da creare una galleria, praticamente invisibile dall’esterno. Nello spazio ritrovato dal progetto, prendono posto i modelli della cupola, il cantiere del Brunelleschi e il coro bandinelliano. Tra la Galleria della Cupola e la Sala del Coro un doppio volume permette di illuminare dall’alto la Sala della Pietà. All’interno del complesso si è intervenuti con modalità diverse a seconda delle varie parti.
 
Nuove strutture hanno sostituito il sistema distributivo esistente, creando nuovi ballatoi, livelli e diversi locali interrati. Due nuove scale sono state aggiunte allo scalone storico con il fine di migliorare la distribuzione degli accessi e delle vie di fuga del museo. La copertura della grande sala è stata completamente ricostruita mantenendo una struttura reticolare in metallo, fornita di lucernario superiore. Il braccio intermedio tra il museo esistente e la grande sala del garage è stato ristrutturato e riorganizzato in modo tale da ricavare una grande galleria lineare. Ricomponendo i volumi preesistenti e incrementando l’altezza si è creato un nuovo livello sovrapposto alla ex sala di Bonifacio VIII e agli ambienti laterali dell’ex garage. Per il resto del museo attuale gli interventi si sono limitati alla modifica di alcune finiture e dei sistemi dell’allestimento.
 
Grazie ai lavori di ampliamento, il Museo dell’Opera è stato più che raddoppiato: la superficie è passata dai 2.400 metri quadrati del vecchio museo ai 6.000 metri dell’attuale. Tutte le opere del Museo hanno trovato collocazione secondo il progetto di Monsignor Timothy Verdon e costituiscono uno straordinario racconto delle vicende sacre e profane legate al complesso monumentale costituito dal Battistero, Cattedrale, Cupola e Campanile. Maggiori info su: www.operaduomo.firenze.it

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