Valentina Socci: Milano-Los Angeles solo andata

Valentina Socci: Milano-Los Angeles solo andata

Valentina Socci al lavoro sul set con le modelle

La storia di Valentina Socci, affermata fotografa di moda che ha lasciato l’amata Milano per buttarsi corpo e anima nell’impresa di sfondare a Hollywood, sembra una bellissima favola moderna. La Socci sta vivendo una fase della sua carriera ricca di riconoscimenti e soddisfazioni.
Valentina si trasferisce a Milano appena diciottenne e, dopo anni di gavetta affrontata con coraggio e passione, arriva la grande occasione di lavorare per riviste di moda, fino all’incontro con Giovanni Gastel, maestro di fotografia e di vita. Dopo aver girato il mondo in cerca di nuove esperienze e sfide, approda negli States, diventando un punto di riferimento per molte celebrità catturate dal suo obiettivo.
 
Da Milano a Hollywood, com’è cambiata la sua vita?
Sono arrivata a Milano giovanissima, con una Zeiss analogica in tasca, zero soldi e tanta voglia di imparare. Tutto quello che sapevo sulla fotografia lo avevo letto in un libro regalatomi da mio padre. Ma così è iniziato il mio sogno, lavorando prima come assistente in uno studio per dieci anni, poi per Rita Rabassi, direttrice di White Magazine, dove ho imparato a gestire tutto quello che c’è dietro un servizio fotografico, dal makeup, ai vestiti, alla location. Lo step successivo è stato passare da assistente a fotografa e competere con la spietata concorrenza milanese. In realtà la mia passione è sempre stata quella di fotografare le persone, conoscerle, studiarle e capire quale luce rende il loro volto vero in modo naturale. Ho quindi abbandonato la moda e ho iniziato a sperimentare, senza sapere cosa mi riservasse il futuro.
 
Com’è nata la sua collaborazione con Giovanni Gastel, celebre fotografo di moda?
È successo per caso! Stefano Canzio, amico e bravissimo regista mi chiamò un giorno per andare in Guadalupa come fotografa di backstage per una nota marca di abbigliamento. Solo successivamente ho scoperto che il fotografo sarebbe stato   proprio il maestro Giovanni Gastel. Non lo avevo mai incontrato prima, ma conoscevo tutti i suoi libri che adoro. Dopo quel lavoro, le mie foto furono pubblicate nel catalogo insieme alle sue e questo mi ha dato la fiducia e la sicurezza di cominciare a camminare da sola.
 
Cosa l’ha spinta a trasferirsi sulla West Coast? Cosa ne pensa di Los Angeles?
Ho sempre viaggiato molto ed ho vissuto in diverse città, da Londra a Palma de Mallorca, Santo Domingo e Barcellona, ma non mi sono mai sentita veramente a casa. Con Los Angeles, invece, è stato amore a prima vista. Mi sono trasferita qui un anno e mezzo fa dopo aver ottenuto un visto artistico. Cosa mi ha rapito di questa città? L’immenso numero di giovani, il sogno americano e la luce magica che dipinge L.A. 
 
Quale ruolo ha giocato la California e in particolare L.A. nella ricerca di un suo personale senso estetico e artistico?
Il mio forte gusto e senso estetico, legati soprattutto al mondo della moda italiana, sono diversi da quelli americani che non hanno molti punti di riferimento nel passato come quelli europei. Sono tutti i giorni alla ricerca di nuovi spunti per la mia fotografia e in questo mi ha aiutato molto il confronto con altri artisti, in particolare attori, registi e scrittori.
 
Essere italiano a L.A. cosa significa?
Tutti apprezzano il nostro gusto, la nostra arte e la nostra cucina e sono pronti ad accoglierci. Bisogna però essere pronti a ricominciare da zero e a lavorare sodo. Ho avuto molti momenti di sconforto, non lo nego, ma sono proprio quelli che mi hanno dato più grinta per andare avanti! Ho avuto opportunità lavorative bellissime che mai avrei sognato di raggiungere in Italia. Sono passata dalla moda alle celebrities, realizzando quello che volevo.
 
Al giorno d’oggi i social media permettono a chiunque di postare con uno smartphone immagini. Come giudica il ruolo della fotografia d’artista e professionale?
È una domanda sulla quale si discute molto. Chiunque oggi può scattare una bella immagine con un telefonino, ma essere un professionista è un’altra cosa. Vediamo tutti i giorni mille immagini postate sui vari social media, ma quante di queste ci rimangono impresse? Oggi ne avrò guardate 100, ma non me ne ricordo una. Mi ricordo, invece ogni singola foto di Richard Avedon, ogni donna di Helmut Newton, i ritratti di Henri Cartier- Bresson e i meravigliosi paesaggi di Ansel Adams. La fotografia professionale non s’impara in un giorno e sicuramente non viene fatta con un cellulare.
 
Il personaggio che ha fotografato che più l’ha colpita e quello che vorrebbe fotografare?
Il personaggio che mi è rimasto più impresso è Janice Dickinson quando si è presentata completamente nuda davanti a me e alle telecamere che la stavano riprendendo durante un reality-show, senza preavviso. Sono molti gli artisti che vorrei immortalare, ma sicuramente se dovessi scegliere adesso vorrei fotografare Sophia Loren, donna di carattere che da sempre ammiro e rispetto.
 
Progetti per il futuro prossimo?
Non faccio mai progetti, amo farmi sorprendere dalla vita ogni giorno.

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