The Age of Bronze: la scultura ellenistica va in scena all’Istituto Italiano di Cultura

Jens Daehner, Valeria Rumori, Kenneth Lapatin, Barbara Arbeid, Arturo Galansino, John Giurini e Federico Frediani

Jens Daehner, Valeria Rumori, Kenneth Lapatin, Barbara Arbeid, Arturo Galansino, John Giurini e Federico Frediani

Una settimana ricca di eventi e di celebrazioni dell’arte classica che vede coinvolte in prima linea l’Italia e le sue Istituzioni presenti in LA.  Lo scorso 29 luglio l’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles ha voluto dedicare all’inaugurazione della mostra “Power and Pathos: Bronze Sculpture of Hellenistic World”, organizzata dal J. Paul Getty Museum e aperta al pubblico sino al prossimo 1 Novembre 2015, una conferenza tenuta dalla dott.ssa Barbara Arbeid del Museo Archeologico di Firenze da cui provengono alcune opere in mostra.
 
Presso la galleria dell’IIC è inoltre possibile ammirare alcuni pannelli con le copie di statue e opere etrusche, greche e romane nonché rinascimentali create dalla Fonderia Artistica Ferdinando Marinelli di Firenze che da oltre un secolo riproduce, utilizzando tecniche antichissime, grandi opere scultoree dell’età classica. Assieme alla dott.ssa Arbeid, che ha illustrato con l’occasione alcune opere classiche in esposizione presso il Museo Archeologico di Firenze, erano presenti all’evento i curatori della mostra “Power and Pathos” Jens Daehner e Kenneth Lapatin, il Direttore Generale di Palazzo Strozzi dott. Arturo Galansino, l’Assistant Director for Public Affairs del Getty Museum John Giurini e l’Avv. Federico Frediani dell’Associazione Amici della Chimera, nonché la Direttrice dell’Istituto Valeria Rumori.
 
“Power and Pathos” è il titolo della mostra che il Getty Museum dedica ai capolavori della scultura ellenistica. Dott.ssa Arbeid, ci può spiegare il potere evocativo e l’empatia che questa mostra evoca nello spettatore?
La prima cosa cui ho pensato visitando la mostra presso il Getty Museum è stata la letteratura classica, gli antichi autori greci in particolare consideravano la scultura come una forma d’arte capace di parlare alle persone, di emozionarle replicando la realtà. Quando guardiamo questi soggetti che sembrano vivi, vediamo i loro volti e ci sembra di cogliere anche le loro emozioni. La cosa che maggiormente coinvolge lo spettatore è l’intensità di questi sguardi che miracolosamente sono stati tramandati dal passato e conservati in maniera eccellente fino ad oggi.
 
L’arte italiana per motivi storici è figlia della cultura greco-ellenistica. Quali sono secondo lei i tratti caratterizzanti che possiamo ritrovare anche nei maestri scultori rinascimentali?
L’arte rinascimentale è la celebrazione della riscoperta dell’arte classica e dell’essere umano come centro e misura di ogni cosa, ovvero come proporzione non solo con l’ambiente e lo spazio circostante, ma come espressione più intima dell’animo umano e termine ultimo di paragone per l’intero creato. Credo che senza il patrimonio artistico e culturale dell’età greca e romana nulla di quello che c’è stato dopo sarebbe stato possibile né l’epoca Rinascimentale né tanto meno quella Romantica.
 
Contemporaneamente anche il Museo Archeologico di Firenze ospita una mostra sempre sull’arte classica ed ellenistica, ce la vuole illustrare?
Abbiamo voluto celebrare a nostra volta la scultura classica concentrandoci sulla realtà meno conosciuta delle botteghe artigiane che sin dall’antichità con maestria degna dei più noti artisti dell’epoca replicavano le grandi opere per esempio di Fidia e Policleto. Esisteva, infatti, un gioco di rimandi e citazioni attraverso delle miniaturizzazioni che sono, tra l’altro, il tema principale della mostra che ospitiamo a Firenze. C’era, per esempio, il grande collezionista romano che comprava o commissionava la replica di opere famose a questi grandi artisti minori, talvolta anche per allestire presso la propria abitazione un altare con statue di divinità greche a fini di culto. Queste che stiamo esponendo non possono definirsi solo delle repliche, ma sono a loro volta da considerarsi delle opere d’arte vere e proprie che hanno contribuito a innovare l’arte scultorea dell’epoca. Un esempio davvero divertente è quello relativo ad alcune Afroditi di epoca latina, repliche appunto di statue greco-ellenistiche, ma con delle acconciature che riprendono la moda contemporanea ispirata alla “first lady” romana del momento.

Barbara Arbeid

Secondo lei la tradizionale forma espositiva museale ha qualche chance di attirare anche le nuove generazioni più informatizzate e interattive?
Sicuramente questa è la sfida lanciata dalle nuove tecnologie al vecchio impianto espositivo, che però ha ancora una chance di sopravvivere e di attirare anche un pubblico nuovo e giovane. Infatti, come nel caso della mostra al Getty Museum, il fatto di raccogliere statue bronzee da ogni parte del mondo è un’occasione e un evento unico che la realtà virtuale non può replicare. Ritengo pertanto che il fascino delle esposizioni nei grandi musei del mondo abbia ancora un valore divulgativo di prim’ordine.
 
Prima la collaborazione tra gli Uffizi e il Getty Museum per la mostra su Andrea del Sarto, ora questa splendida sinergia con il Museo Archeologico di Firenze che Lei rappresenta. Esiste un ponte culturale tra Italia e Stati Uniti, Los Angeles in particolare?
Questa è un’occasione bellissima e unica di vedere assieme dei tesori provenienti da diverse parti del mondo che diversamente non sarebbe possibile ammirare contemporaneamente. La nostra collaborazione con il Getty risale già al 2009 con l’esposizione de “La Chimera di Arezzo” e continua con quest’ultima mostra, alla quale il Museo Archeologico di Firenze ha collaborato prestando ben quattro opere, tra cui la famosa “Testa di cavallo Medici” che è stata restaurata per l’occasione dall’associazione Friends of Florence e riportata nella posizione espositiva originaria grazie ad una nuova versione della precedente base di appoggio. Poi c’è la Minerva di Arezzo, l’Idolino di Pesaro e infine l’Arringatore.
 
Crede che queste iniziative siano utili anche per rafforzare il senso di appartenenza a una medesima cultura greco-latina da parte delle comunità italiane all’estero, in particolare qui in California?
Certamente, anzi il mondo occidentale in generale deve molto in termini culturali all’arte greco-romana e ogni occasione è preziosa per raggiungere il più alto numero di persone possibili, anche se qui a Los Angeles ho trovato un entusiasmo e un’attenzione verso l’arte antica davvero notevole.

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